Dalla conferenza di Assogestioni al Salone del Risparmio 2026 il coro unanime di operatori e accademici: “Servono strumenti per accompagnare imprese e investitori al Net Zero”. Ma attenzione alla normativa
La transizione energetica resta un driver strutturale per mercati e imprese, nonostante il mutato contesto geopolitico e un calo d’interesse per la finanza ESG registrato negli ultimi anni sul mercato. È questo il messaggio emerso dalla conferenza “Baby, don’t drill! Investire nella transizione all’ombra dei +3°C”, organizzata nella seconda giornata del Salone del Risparmio 2026 da Assogestioni. L’incontro ha infatti riunito esponenti del mondo accademico e del risparmio gestito per analizzare l’evoluzione del quadro climatico e le strategie con cui le imprese stanno ridefinendo i propri modelli di business tra NetZero, sicurezza energetica e tensioni globali.
Elisa Ori, presidente Comitato Investimenti Responsabili di Assogestioni
Ad aprire i lavori è stata Elisa Ori, presidente del Comitato Investimenti Responsabili dell’Associazione, che ha evidenziato come il concetto stesso di sostenibilità stia assumendo oggi una dimensione più ampia rispetto al passato. “Resta una tematica estremamente rilevante”, ha spiegato, “anche se nel dibattito pubblico è stata affiancata da temi come la sicurezza energetica e l’autonomia strategica”. Secondo la manager, è proprio in quest’ottica che la decarbonizzazione continua a rappresentare un importante tema di investimento per l’Europa. “Per dare ulteriore slancio alla finanza sostenibile è però importante aumentarne trasparenza e credibilità”, ha aggiunto. Ori ha inoltre sottolineato l’importanza di un quadro regolatorio più chiaro, ipotizzando l’introduzione di categorie specifiche dedicate ai fondi di transizione per facilitare la segmentazione dell’offerta e orientare meglio gli investitori.
Un trend strutturale
Mario Noera, docente dell’Università Bocconi e senior associate del think tank ECCO
Al centro della conferenza anche il keynote speech di Mario Noera, docente dell’Università Bocconi e senior associate del think tank ECCO, intervenuto con una riflessione sullo stato della transizione energetica globale. “Noi ci siamo dimenticati del clima ma il clima non si è dimenticato di noi”, ha detto, sottolineando come gli effetti del surriscaldamento globale continuino ad aggravarsi nonostante il minor spazio mediatico dedicato al tema. Secondo il professore, la percezione di un rallentamento degli sforzi per invertire la rotta è in parte distorta da un contesto finanziario e politico segnato sia dalla corsa del tech sia dalla postura dell’amministrazione americana sui temi ESG. “La trasformazione energetica è in atto e non si può più fermare”, ha allora osservato. Ma il nodo centrale, dal suo punto di vista, riguarda la velocità del fenomeno rispetto agli obiettivi climatici internazionali. Citando i dati dell’AIE, l’accademico ha infatti ricordato come nel 2025 gli investimenti globali in energia pulita abbiano superato di due volte quelli destinati alle fonti fossili pur restando ancora insufficienti per rispettare gli obiettivi fissati dagli Accordi di Parigi. “Ritardare la trasformazione o non perseguirla espone a rischi economici e finanziari quattro o cinque volte superiori rispetto ai costi di implementazione”, ha affermato.
Transition finance tra rischio energetico e competitività
Manuela Mazzoleni, Direttore Sostenibilità e Capitale Umano di Assogestioni
La conferenza si è poi conclusa con un panel moderato da Manuela Mazzoleni,Direttore Sostenibilità e Capitale Umano di Assogestioni, che ha approfondito il ruolo della transition finance nello scenario attuale. Un confronto al quale hanno preso parte tre ospiti d’eccezione: Thibaud Clisson, climate lead di BNP Paribas AM, il responsabile prodotti ESG di Fideuram Pietro Di Leo e François Humbert, lead engagement manager di Generali AM. “In un contesto di crisi energetica e instabilità geopolitica”, ha dichiarato Mazzoleni, “questa branca si conferma come un ponte necessario tra gestione dei rischi e sostenibilità”. Poi ha aggiunto: “Investire nella decarbonizzazione non è solo un imperativo climatico ma una scelta strategica per proteggere l’economia dalla volatilità dei combustibili fossili e promuovere competitività”.
Per la head of sustainability, il mercato sta premiando strategie più selettive e credibili. La revisione della SFDR può aumentare la trasparenza, mentre la crescita di AI e data center sta creando nuovi driver per energia pulita, reti e stoccaggio. Tra i temi ancora sottovalutati, spicca l’adattamento climatico
Per Daniel Zimmerer, responsabile delle strategie tematiche della casa, il trend è sempre più una necessità economica oltre che ambientale. Ma geopolitica e volatilità impongono di fare selezione. Ecco come
Consob: gli investitori sono disposti ad accettare rendimenti inferiori pur di avere titoli sostenibili. Soprattutto nel settore corporate. Il ‘greenium’ è pari a circa il 23%. Decisivo anche il rating Esg
Itinerari Previdenziali: continuano ad aumentare gli enti pensionistici, le fondazioni bancarie e le assicurazioni che investono in modo etico. Per oltre la metà, è sostenibile più del 75% del patrimonio
Consob: nonostante il cambio di normativa, nel 2025 prosegue il rafforzamento dell'integrazione dei temi Esg nei modelli di business e nella governance
Tra transizione energetica, autonomia strategica e nuove sfide regolamentari, la sostenibilità continua a orientare mercati e investimenti, anche se oggi viene raccontata con parole diverse
Per Raphaël Lance (Mirova – Natixis Investment Managers) la geopolitica ha accelerato un cambio di paradigma: alla decarbonizzazione si affianca la sovranità energetica. Il risultato è nel complesso un contesto più favorevole per gli investitori
Per il country head Italia della casa, la finanza ESG resterà un driver strutturale nonostante il recente raffreddamento politico e normativo. “Ma servono selezione e più qualità che quantità”. Largo all'IA nell'industria, meno sui mercati
Secondo il Barometro Esg di Mainstreet Partners, un quarto dei comparti articolo 8 è a rischio greenwashing. Le strategie ambientali continuano a dominare, mentre cresce l’integrazione Esg nei mercati privati
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