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Uno studio della fintech americana evidenzia differenze strutturali tra i due mercati: negli Stati Uniti prodotti con tracking error più elevati e commissioni maggiori, mentre sulla sponda opposta dell’Oceano prevalgono strategie più sistematiche e meno costose
Gli ETF attivi quotati negli Stati Uniti mostrano livelli di gestione più marcati ma anche commissioni più elevate rispetto ai prodotti domiciliati in Europa. È quanto emerge da una ricerca pubblicata da Broadridge Financial Solutions, fintech americana specializzata nell’analisi dati per l’industria finanziaria, che ha messo a confronto le caratteristiche degli active ETF sui due lati dell’Atlantico. Una divario, quello evidenziato dallo studio, che pare imputabile sia alle caratteristiche strutturali delle rispettive industrie sia alle richieste della clientela.
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La natura del gap
L’analisi utilizza il tracking error, ossia la deviazione dei rendimenti di un fondo rispetto al benchmark di riferimento per misurare il grado di ‛attività’ delle strategie. Secondo i ricercatori, i prodotti statunitensi presentano scostamenti più ampi dagli indici e quindi un livello di gestione attiva più elevato. Nel segmento delle strategie US large-cap blend, i prodotti domiciliati in Europa – in particolare in Irlanda e Lussemburgo – mostrano deviazioni medie ponderate dell’1% contro il 3% di quelli basati negli States. Una differenza simile emerge anche nel comparto high yield obbligazionario: 0,2% nel primo caso e 1,3% nel secondo. Stando al il report, la divergenza riflette preferenze di mercato differenti.
Non solo stile
Negli Stati Uniti è più diffuso l’utilizzo di strategie fondamentali e ad alto grado di gestione attiva, che si traducono in scostamenti più significativi dal benchmark. Il mercato europeo, al contrario, tende a privilegiare ETF attivi di tipo sistematico, caratterizzati da un tracking error più contenuto. Anche sul fronte dei costi emergono differenze rilevanti. Tra gli ETF attivi domiciliati in Europa la fascia di commissioni più diffusa è compresa tra 20 e 40 punti base, mentre negli Stati Uniti la coorte più numerosa di prodotti presenta costi annuali tra 70 e 90 punti base.
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Una questione di interpretazione
Per gli analisti di Broadridge, questi dati suggeriscono che la nozione stessa di gestione attiva possa assumere significati diversi a seconda del mercato di riferimento. Gli asset manager che intendono lanciare prodotti su scala internazionale, sottolinea il report, non possono quindi limitarsi a replicare le stesse strategie in giurisdizioni diverse. Secondo i ricercatori, infatti, “la gestione attiva significa sempre più cose diverse a seconda del domicilio del fondo”. Tuttavia, dallo studio non emerge che un modello sia intrinsecamente migliore dell’altro: si tratta piuttosto di approcci differenti che rispondono a preferenze e strutture di mercato diverse. In questo contesto, conclude Broadridge, per gli operatori che sviluppano nuovi ETF diventa fondamentale definire con chiarezza gli obiettivi del prodotto e il modo in cui il team di gestione intende raggiungerli, elemento chiave per il posizionamento e il successo della strategia.
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