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Con masse vicine alla soglia dei 100 miliardi, il segmento si avvia verso un anno da record. Ma mentre cresce l’interesse di investitori e asset manager, gli esperti avvertono: il boom non seguirà il modello statunitense e l’eccesso di nuovi lanci potrebbe aumentare il rischio di chiusure
Il mercato europeo degli ETF attivi continua a crescere a ritmi sostenuti e si avvia a registrare un nuovo anno record. Nei primi quattro mesi del 2026 questi strumenti hanno infatti raccolto 12 miliardi di euro di flussi netti, un ritmo che promette di portare la raccolta complessiva a circa 36 miliardi di euro e far superare i 29,2 miliardi dell’anno precedente. È quanto emerge dagli ultimi dati della società di analisi indipendente LSEG Lipper, secondo cui il segmento sta attirando un numero crescente di asset manager e investitori nonostante un contesto di mercato caratterizzato da volatilità e incertezza.
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Crescita costante nonostante la volatilità
L’espansione del segmento appare ancora più significativa se confrontata con gli anni precedenti. Dopo aver raccolto 6,7 miliardi di euro nel 2023 e 18,2 miliardi nel 2024, LSEG Lipper calcola infatti che gli ETF attivi abbiano quasi raddoppiato la raccolta nel 2025 e raggiunto il massimo storico di 29,2 miliardi. Secondo Detlef Glow, head of ETF Research della società, la capacità del settore di continuare a crescere anche in una fase complessa per i mercati rappresenta uno dei segnali più interessanti dell’evoluzione in corso. “Nemmeno il difficile contesto di mercato dei primi quattro mesi del 2026 è riuscito a fermare la crescita degli ETF attivi”, ha osservato l’esperto. Parallelamente alla raccolta, anche il patrimonio gestito ha però registrato un forte incremento. Alla fine di aprile gli asset investiti in ETF attivi in Europa hanno raggiunto in particolare 99,9 miliardi di euro, in aumento di 16,2 miliardi rispetto all’inizio dell’anno (+19%).
Sempre più gestori entrano nel mercato
Come osservato da LSEG Lipper, la forte espansione della domanda sta spingendo un numero crescente di case di gestione a entrare nel segmento. Negli ultimi mesi sono infatti numerosi gli operatori ad aver lanciato le proprie prime strategie attive in formato ETF e, dopo l’ingresso di grandi gruppi come M&G e Schroders o Goldman Sachs e UBS nel corso del 2025, anche nuovi player hanno debuttato sul mercato europeo nel 2026. “La crescita del segmento è diventata uno dei temi più discussi dell’industria”, sottolinea Glow, che spiega come praticamente ogni settimana venga annunciato l’arrivo di un nuovo player con una propria gamma di prodotti”. Un fenomeno che riflette una trasformazione più ampia del settore del risparmio gestito, dove sempre più investitori ricercano strumenti in grado di combinare flessibilità e trasparenza con la capacità di generare alfa propria della gestione attiva.
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L’Europa non seguirà il modello statunitense
Nonostante il forte sviluppo, Glow invita però a non considerare il mercato europeo una replica di quanto avvenuto negli Stati Uniti. Se infatti gli ETF attivi americani hanno conosciuto una crescita esplosiva negli ultimi anni grazie ad importanti vantaggi fiscale rispetto ai fondi comuni tradizionali, questo elemento nel contesto europeo manca completamente. “L’idea che gli USA possa rappresentare il modello da replicare non è corretta”, osserva Glow, la cui convinzione è che il segmento nel Vecchio Continente debba crescere in modo diverso: più graduale e legata principalmente all’evoluzione delle preferenze degli investitori e delle reti distributive.
Il rischio di una corsa eccessiva ai lanci
L’entusiasmo dei gestori potrebbe tuttavia generare alcune criticità. Secondo un’analisi pubblicata recentemente da Morningstar, il numero di nuovi ETF attivi lanciati sul mercato europeo sta crescendo più rapidamente della domanda effettiva da parte degli investitori. Una dinamica che potrebbe aumentare il rischio di chiusure nei prossimi anni, soprattutto per i prodotti che non riusciranno a raggiungere una massa critica sufficiente.
In altre parole, mentre la crescita complessiva del settore appare solida, non tutti i nuovi fondi riusciranno necessariamente a trovare spazio in un mercato che sta diventando sempre più affollato e competitivo. La sfida per le società di gestione sarà quindi duplice: da un lato intercettare l’interesse crescente verso gli ETF attivi, dall’altro differenziare l’offerta con strategie realmente distintive e in grado di attrarre flussi in modo duraturo. In un mercato che si avvicina rapidamente alla soglia dei 100 miliardi di euro di patrimonio, la fase pionieristica sembra ormai alle spalle; quella della selezione dei vincitori è appena iniziata.
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