L’Eurotower vede il carovita in aumento nel breve e rischi per l’economia. L’incertezza rischia di gravare anche su consumi e accantonamenti delle famiglie. Tutto dipenderà dalla durata del conflitto, nessuna decisione sui tassi
“I rischi al rialzo per l’inflazione e quelli al ribasso per la crescita si sono intensificati”. L’ultimo Bollettino economico della Banca centrale europea ribadisce per l’Eurozona un quadro a tinte fosche dovuto al conflitto in Medio Oriente, così come l’aveva tratteggiato nel meeting di politica monetaria del 30 aprile. Il sorvegliato numero uno di Francoforte resta il carovita, le cui prospettive sul lungo periodo si mantengono buone ma che nel breve potrebbe tonare ad infiammarsi. A pesare è ovviamente lo shock energetico, che rischia di zavorrare pesantemente l’attività economica e che sta già pesando sul sentiment di imprese e consumatori oltre a incidere sulla situazione delle famiglie.
Tutto dipenderà dalla durata della guerra e dalla ripartenza delle catene di approvvigionamento. E le prospettive non sono rosee: al momento, spiegano infatti da Francoforte, la chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz rischia di “far salire ulteriormente le quotazioni energetiche per un periodo più lungo rispetto a quanto attualmente atteso”. Se il blocco dovesse protrarsi, potrebbero verificarsi “carenze di input essenziali tali da costringere le imprese dell’Eurozona a ridurre la propria produzione”. Un deterioramento del clima di fiducia nei mercati finanziari mondiali “potrebbe frenare maggiormente la domanda”, mentre “ulteriori frizioni nel commercio internazionale rischiano di esacerbare le interruzioni delle catene di approvvigionamento e indebolire sia consumi che investimenti”. E se è vero che il primo trimestre ha visto l’espansione dell’Area rallentare solo allo 0,1%, con la disoccupazione ai minimi storici, le prospettive vedono “rischi al ribasso”. Una nuova crisi farebbe cioè aumentare l’inflazione dello 0,4% nel 2027 e ridurrebbe la crescita di un ulteriore decimo di punto, mentre un aumento dell’incertezza dei consumatori taglierebbe il PIL addirittura dello 0,3%.
Inflazione in aumento ma nessuna decisione sui tassi
Proprio riguardo all’inflazione, secondo la BCE, il balzo di petrolio e gas dovrebbe mantenere i prezzi ben al di sopra del 2% nel breve termine e intensificare il rischio di effetti sia indiretti sia secondo impatto. Fatto sta che l’indice dei beni energetici è schizzato al 10,9% dal 5,1% di marzo ma quello dei beni alimentari ha registrato solo un lieve aumento al 2,5%, mentre “le misure di fondo sono rimaste pressoché invariate”. Tuttavia, avvertono dall’Eurotower, “rincari dell’energia di entità e durata maggiori delle attese farebbero salire l’inflazione dell’Area dell’euro ulteriormente”. Intanto, si legge nel documento, le aspettative sui prezzi a più lungo termine “rimangono saldamente ancorate” e questo permette a Lagarde & Co. di continuare ad adottare un “approccio guidato dai dati”. Per arrivare a un aumento del costo del denaro, viene rimarcato, deve verificarsi “una diffusione ampia dell’inflazione e un disancoraggio delle aspettative”.
Il conflitto, prosegue il Bollettino, ha anche determinato una volatilità significativa sui mercati borsistici mondiali. Nel complesso, le condizioni finanziarie restano “più tese rispetto al periodo precedente la guerra” e il costo del debito emesso sul mercato è aumentato al 3,9% a marzo dal 3,5% di febbraio. Secondo le rilevazioni prebelliche, specifica lo staff dell’Eurotower, “i tassi dei prestiti bancari alle imprese hanno registrato un lieve calo al 3,5% il mese scorso mentre quelli sui mutui ipotecari sono rimasti al 3,4%”.
Il sentiment in peggioramento grava su consumi e risparmi
Le tensioni internazionali hanno inoltre “incrinato” il sentiment di consumatori e imprese. “Il clima di fiducia ha subito un netto peggioramento dall’inizio della guerra e gli indicatori desunti dalle indagini segnalano un rallentamento del ritmo di crescita nel secondo trimestre e nel periodo successivo”, spiegano dall’Eurotower, ricordando come il Pmi composito dell’Area sia diminuito sia a marzo sia ad aprile, tornando al di sotto della soglia di 50 che separa la crescita dalla contrazione. Per la Bce, i rincari e il pesante clima dovuto alla guerra stanno influendo sulle abitudini delle famiglie: “Le prospettive per i consumi privati delineano andamenti sfavorevoli per il futuro, sebbene permangano alcuni fattori attenuanti”, si legge nel documento. Gli aumenti dei prezzi dell’energia potrebbero infatti gravare sulla crescita del reddito reale e contenere le spese. Al tempo stesso, però, “le famiglie potrebbero attingere ai propri accantonamenti per attutire l’impatto dello shock energetico, mentre l’elevata incertezza potrebbe incoraggiarle a mantenere o ricostituire le riserve di risparmio a fini precauzionali, gravando così sui consumi privati”. Secondo le stime di Francoforte, un impatto sulle ragioni di scambio simile a quello del 2022 ridurrebbe il tasso di risparmio dello 0,3% all’inizio del 2027, mentre un aumento dell’incertezza dei consumatori, sempre comparabile a quello post aggressione all’Ucraina, lo farebbe salire dello 0,4% entro la fine del prossimo anno.
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