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Il PIL del blocco chiuderà l’anno in aumento dell’1,3%, più dello 0,9% stimato. I rischi però sono tanti: dai dazi alla bolla AI. Roma crescerà solo dello 0,4%, ma i conti migliorano. Dombrovskis: “Completare il mercato unico”
Meglio del previsto, ma non per l’Italia. Nel 2025 l’Eurozona crescerà più rapidamente delle attese, soprattutto grazie all’impennata delle esportazioni registrata nella prima metà dell’anno in vista dei dazi USA. A dirlo è la Commissione europea nelle sue Previsioni d’autunno, stando alle quali il PIL dell’Area si espanderà dell’1,3%, ben più dello 0,9% stimato in primavera. Nel 2026, la corsa rallenterà leggermente all’1,2%, meno dell’1,4% pronosticato ad aprile, prima di accelerare nuovamente all’1,4% nel 2027. Nonostante la view ottimistica, Bruxelles mette però in guardia sul fatto che “i rischi per le prospettive di crescita sono orientati al ribasso” dato “il contesto difficile”. Grigio il responso sull’Italia, che a dicembre dovrebbe chiudere con un modesto +0,4%.
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Inflazione verso l’obiettivo, conti pubblici in peggioramento
L’intera Unione europea dovrebbe espandersi dell’1,4% sia quest’anno (dall’1,1%) sia il prossimo (dall’1,5%). “La crescita costante, seppur modesta, osservata finora evidenzia la resilienza dell’economia dell’UE di fronte a un contesto esterno difficile”, sottolineano gli economisti della Commissione. “L’inflazione si sta avvicinando all’obiettivo della BCE e le condizioni di finanziamento sono migliorate”, viene precisato nel documento. Il carovita del blocco dovrebbe infatti portarsi al 2,1% a dicembre, per poi scendere all’1,9% nel 2026 e risalire al 2% nel 2027. Per l’UE l’attesa sull’aumento del prezzi è rispettivamente di 2,5%, 2,1% e 2,2%. Per l’Italia di 1,7%, 1,3% e 2,0%. Nonostante la crescita economica più rapida, Bruxelles avverte che le finanze pubbliche sono destinate a deteriorarsi, con il disavanzo di bilancio aggregato della Zona euro che salirà al 3,2% del PIL quest’anno, dal 3,1% dello scorso, e si espanderà ulteriormente al 3,3% nel 2026 e al 3,4% nel 2027.
Italia con il freno a mano, ma i conti migliorano
Particolarmente grigia la situazione dell’Italia. La Commissione ha infatti tagliato le stime di crescita per quest’anno e vede il PIL salire di appena lo 0,4%, rispetto allo 0,7% delle previsioni di primavera. Limata anche la performace del 2026, che ora dovrebbe chiudersi con un risultato dello 0,8% (dallo 0,9%), lo stesso del 2027. Il governo Meloni, nel Documento programmatico di bilancio, indica un’espansione dello 0,7% il prossimo anno e dello 0,8% nel 2028. Quanto al rapporto deficit-PIL, Roma è vista archiviare il 2025 con un rapporto al 3%. Nel 2026 dovrebbe scendere al 2,8% e nel 2027 al 2,6%, tutto come indicato dall’esecutivo tricolore nel DPB. Se così dovesse andare, l’anno prossimo l’Italia potrebbe uscire dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo. Infine, per il debito Bruxelles stima un rapporto con il PIL nei tre anni in esame rispettivamente al 136,4%, al 137,9% e al 137,2%. Quest’anno, secondo Bruxelles, il nostro Paese sarà tra i soli quattro Stati membri dell’Unione con un rapporto debito-PIL superiore al 100%, assieme a Belgio (112,2%), Grecia (138%%) e Francia (120%). Relativamente al rapporto deficit-PIL, saranno invece dodici i Paesi oltre il 3%, con la Germania al 3,8%. Polonia (6,1%), Belgio e Romania (entrambi 5,9%) saranno in cima alla lista dei meno virtuosi.
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I rischi: dai dazi alla bolla AI. “Completare il mercato unico”
Per la Commissione restano comunque molte incertezze, tra cui dazi e tensioni geopolitiche, che potrebbero potenzialmente limitare la crescita dell’Area più del previsto. Inoltre, “la rivalutazione dei rischi sui mercati azionari, in particolare nel settore tecnologico statunitense, potrebbe influire sulla fiducia degli investitori e sulle condizioni di finanziamento”, viene sottolineato. Anche l’incertezza politica interna potrebbe pesare, così come “la crescente frequenza di disastri legati al clima”. “Dato il difficile contesto esterno, l’Unione deve intraprendere azioni risolute per sbloccare la crescita interna”, ha avvertito il commissario UE all’Economia, Valdis Dombrovskis. “Ciò significa accelerare il nostro lavoro sull’agenda della competitività, anche semplificando la regolamentazione, completando il mercato unico e promuovendo l’innovazione”, ha rimarcato.
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