Per gli asset manager, il maxi taglio dei tassi USA segna un cambio di scenario. E avrà ripercussioni non solo sull’economia americana. Conseguenze anche per BCE, mercati emergenti e i portafogli
Come atteso da una parte degli investitori, la Federal Reserve ha avviato il suo ciclo di allentamento con il piede sull’acceleratore. Il maxi taglio da 50 punti base non ha però galvanizzato Wall Street, che l’ha interpretato come un’ammissione di colpa del Fomc per essere partito in ritardo. Secondo molti gestori, la decisione di Powell e colleghi segna una svolta che ora vede al centro della scena il mercato del lavoro e quindi la tenuta dell’economia USA. Uncambiamento che porterà a nuove sforbiciate, non per forza della stessa entità, con conseguenti ripercussioni sui portafogli.
Per Martina Daga, macro economist di AcomeA SGR, la decisone della FED è stata dettata da una maggiore certezza sul fatto che i prezzi si stanno muovendo verso il target del 2%. E dalla convinzione che i rischi per il raggiungimento dei suoi due obiettivi di massima occupazione e inflazione siano sostanzialmente in equilibrio. “L’obiettivo dell’istituto centrale è proprio quello di tenere l’economia nelle attuali condizioni”, afferma, “non c’è quindi sensazione di urgenza o di essere troppo in ritardo”. Dal suo punto di vista, insomma, il soft landing rimane il caso base per il Fomc.
Christian Scherrmann, US economist di Dws
Christian Scherrmann, US economist di Dws, definisce la mossa di Powell “una polizza assicurativa” per proteggere i mercati del lavoro da un ulteriore deterioramento che metterebbe seriamente a rischio l’agognato atterraggio morbido. Tuttavia, a suo parere, l’avvio con il turbo non è privo di problemi per la FED: comporta infatti il rischio di dover ricalibrarela propria funzione di reazione ai dati in arrivo, come accaduto nel recente passato. “Ci ricorda un po’ la svolta di Powell alla fine del 2023”, spiega, citando il periodo in cui il presidente della banca centrale ha bloccato il processo disinflazionistico per mesi anche senza un taglio dei tassi. Non solo. Per Scherrmann, sembra anche che l’istituto sia stato spinto dai mercati (per non parlare delle attuali implicazioni politiche). “Siamo d’accordo sul fatto che ulteriori tagli sembrano necessari ma al contempo teniamo d’occhio l’inflazione in futuro poiché non condividiamo pienamente la fiducia del Fomc”, mette in guardia.
Sulla stessa linea Sebastiano Chiodino, head of Ldi Investing di Generali Asset Management, secondo cui il passo dei prossimi interventi continuerà ad essere cadenzato dalle evidenze macroeconomiche, ma con un ordine di priorità nettamente spostato a favore del sostegno al mercato del lavoro. Secondo l’esperto, tutto questo potrebbe avere anche ripercussioni in Eurozona. “La determinazione della Bce ad intervenire in quei meeting in cui siano disponibili previsioni trimestrali aggiornate, almeno in questa prima fase, potrebbe confliggere con una Fed assai meno attendista e rivelarsi, anche reputazionalmente, meno sostenibile”, avverte. Per gli investitori, secondo Chiodino, la domanda cruciale è in che misura la riduzione dei tassi annunci un ciclo di stimolo più profondo. “I prossimi dati su entrambe le sponde dell’Atlantico serviranno a chiarire questo, e potrebbero spostare il bilancio dei rischi di coda percepiti dai mercati intorno allo scenario centrale del soft landing, verso estremi più recessivi”, mette in guardia.
James McCann, vice-capo economista di abrdn, si concentra sulla nuova priorità della Fed, che a suo parere sarà quella di calibrare con attenzione il ritmo dell’allentamento, dato che l’inflazione continua ad avvicinarsi all’obiettivo e l’economia rallenta. “Mentre Powell potrebbe segnalare che 50 pb saranno l’eccezione piuttosto che la regola, il Fomc dovrebbe essere pronto a procedere a passi più ampi se dovesse scorgere ulteriori segnali di debolezza”, osserva.
Le conseguenze per gli investitori
Quanto ai portafogli, Jim Cielinski, responsabile globale reddito fisso di Janus Henderson, non vede svolte per l’obbligazionario. “I dati noti non sono cambiati. L’inflazione si sta raffreddando. L’economia statunitense è resistente. E il mercato del lavoro, nonostante un certo indebolimento, non è nemmeno vicino ai livelli associati alla recessione”, analizza. Uno scenario che per l’esperto fa pensare a un’estensione del ciclo e che dovrebbe essere favorevole per gli asset più rischiosi, in particolare per i crediti societari di qualità più elevata, le cui fortune sono maggiormente esposte alla forza dei consumatori. Allo stesso modo, le società con carichi di debito più elevati dovrebbero beneficiare di costi di finanziamento più bassi. Cielinski vede poi l’opportunità di guadagnare un premio di durata sulle scadenze più lunghe. A suo parere, anche in uno scenario di atterraggio duro, il reddito fisso può aiutare un’allocazione più ampia, offrendo il potenziale per preservare il capitale e supportare la diversificazione. “In entrambi gli scenari, l’arrivo del ciclo di riduzione dei tassi significa che molti punti della curva dei rendimenti potrebbero offrire un apprezzamento del capitale. In questo senso, riteniamo che la duration sia amica degli investitori”, evidenzia. Sottolineando che questi dovrebbero considerare un’allocazione verso le obbligazioni di qualità superiore con una sufficiente esposizione alla duration come una componente integrante di un portafoglio ben diversificato, “soprattutto mentre la Fed cerca di tenersi stretto uno sfuggente scenario di atterraggio morbido”.
Tiffany Wilding e Allison Boxer, economiste di Pimco, fanno notare come, storicamente, le obbligazioni a scadenza intermedia tendano a sovraperformare la liquidità durante i cicli di riduzione dei tassi della Fed. “Con il Fomc che inizia con il botto, gli investitori possono trarre vantaggio dal bloccare i rendimenti intermedi ancora interessanti”, affermano. Ricordando che le obbligazioni offrono anche proprietà di copertura nel caso in cui un atterraggio più duro spinga Powell a tagliare più rapidamente.
Carlos de Sousa, portfolio manager di Vontobel guarda agli Emergenti. “Con la riduzione dei tassi da parte della maggior parte delle banche centrali dei mercati sviluppati, le condizioni di finanziamento globali continueranno ad allentarsi nei prossimi mesi”, sostiene. Uno scenario, che per l’esperto, consentirà a diversi istituti centrali dei Paesi in via di sviluppo di riprendere o continuare i cicli di allentamento. “L’abbassamento dei tassi risk-free nei Paesi sviluppati ridurrà anche i costi di finanziamento esterni per gli emittenti dei mercati emergenti, riducendo così i rischi di rifinanziamento e migliorando la sostenibilità del debito”, aggiunge. Precisando che il ciclo di allentamento incentiverà poi gli asset allocator ad aumentare il rischio verso gli EM, dal momento che “l’attrattiva degli strumenti del mercato monetario e dei tassi dei mercati sviluppati core diminuirà gradualmente”.
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