Banca Mps punta sul private banking per il rilancio
Il responsabile della direzione wealth management illustra numeri e tendenze dei servizi rivolti alla clientela di alto profilo della banca senese
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Banca Finint è fra i protagonisti dell’attuale riassetto del mercato italiano del private banking, tra i business bancari più redditizi anche se le prospettive in questa fase sono incerte. Come dichiarato dal presidente e azionista Enrico Marchi in un’intervista rilasciata lo scorso fine settimana, la società è in corsa per aggiudicarsi il pacchetto di controllo di Banca Profilo, pari al 62,5% del capitale, messo in vendita dal Sator Private Equity Fund.
La banca privata è il tassello che manca al gruppo veneto per “accelerare la crescita e anticipare la quotazione in Borsa”, oltre che per attrezzarsi a servire una clientela di più elevato standing e su scala geografica più ampia. Ma c’è anche dell’altro. Secondo l’agenzia Ansa Banca Finint starebbe lavorando alla costituzione di una cordata di investitori che possa rilevare una quota di circa il 10% di Cattolica, acquisendo “una grossa fetta” delle azioni proprie (12,3% del capitale) di cui la compagnia si è fatta carico a seguito dell’esercizio del recesso dopo la trasformazione in spa.
“Crediamo che la distribuzione di prodotti di risparmio gestito in ottica di architettura aperta debba costituire la principale soluzione offerta dagli operatori finanziari”, dice a FocusRisparmio Mauro Sbroggiò, responsabile finanziario di Banca Finint e amministratore delegato e direttore generale di Finint Sgr, la società di asset management del gruppo che gestisce asset per 2,8 miliardi di euro (87% fondi, 13% gestione patrimoniale).
Il manager in questa intervista spiega quali sono le priorità e i punti di forza del gruppo bancario e della sua fabbrica prodotto che vuole crescere e raggiungere una fetta di clientela sempre più sofisticata.
Abbiamo strutturato Finint Sgr in modo da coprire le esigenze delle varie tipologie di clientela, in ottica sia di prossimità che di relazione, elementi mai come oggi importanti nelle scelte di investimento. Ecco, quindi, che Finint può contare su collocatori terzi per la promozione di alcuni fondi gestiti ma, nel caso in cui questi fondi siano collocati da soggetti come, ad esempio, una banca commerciale, diamo la possibilità di collocare i fondi anche tramite sportello. Si tratta in questo caso di prodotti retail destinati ad una vasta clientela. Altre tipologie di prodotti, per loro caratteristiche e complessità, vengono distribuiti tramite reti di private banking, considerando anche che il target di questo tipo di prodotti sono investitori più verticali.
Il principio dal quale partiamo per individuare partnership di questo tipo è il fatto che lavoriamo tutti con lo stesso obiettivo, ovvero offrire al cliente il miglior sistema di gestione del risparmio possibile, mettendo a fattor comune le potenzialità dei nostri prodotti. Il target di clientela del fondo e la comprensione del prodotto sono fattori essenziali per capire come scegliere la partnership.
Beneficiare, come gruppo bancario, sia di una banca d’investimento sia di una Sgr interne conta molto in termini di sinergie e creazione di opportunità sul mercato. Questi due elementi ci permettono, assieme ad un team competente e ad un know-how consolidato, di strutturare prodotti di risparmio gestito volti a interpretare efficacemente le esigenze dei nostri clienti. Crediamo che la distribuzione di prodotti di risparmio gestito in ottica di architettura aperta debba costituire la principale soluzione offerta dagli operatori finanziari. In questo senso, Finint Sgr offre i propri prodotti su reti di collocamento terze ma allo stesso tempo si candida come asset manager specializzato in alcune asset class verso altri gestori che richiedono piattaforme multi-manager. Al contempo, poter proporre, come banca, soluzioni di risparmio retail come il deposito Finint Online, ci porta a poter aprire il nostro ventaglio di prodotti anche alla raccolta di risparmio di imprese e famiglie, offrendo una alternativa valida e remunerativa rispetto alla liquidità che viene troppo spesso parcheggiata nei conti correnti, senza possibilità di farla fruttare ed interrompendo la filiera della re-immissione del credito nell’economia reale.
Siamo fortemente specializzati nella gestione di asset illiquidi. Attraverso l’investimento in questa asset class, siamo in grado di generare prodotti che offrono maggiore rendimento rispetto ai tradizionali prodotti Ucits ed, al contempo, riusciamo a distanziarci dagli effetti di volatilità dei mercati finanziari. Crediamo che i fondi a sostegno dell’economia reale siano una gamma di prodotti sempre più richiesta e necessaria. Se poi a questi prodotti si associano tematiche ambientali, sociali e di governance di tipo Esg l’interesse degli investitori istituzionali diventa ancora più forte. Ma non ci fermiamo solo nel sostegno alle Pmi del territorio; guardiamo, ad esempio, anche alle opportunità che il settore real estate può offrire in termini di ripresa del mercato, anche alla luce dei futuri ambiti di intervento del Recovery Plan. Continuiamo inoltre ad investire nel settore delle energie rinnovabili, visti gli obiettivi di grid parity dei prossimi anni e della recente attenzione del nuovo governo ai temi della green economy, grazie ad un Ministero dedicato proprio alla transizione energetica.
Tornando al Recovery Plan, auspichiamo che si possa lavorare, a livello nazionale, ad un piano di gestione delle risorse basato in parte anche sul sistema integrato di fondi, dove è ipotizzabile che un fondo di fondi gestito a livello ministeriale investa nei fondi del territorio promossi da Sgr locali, che propongono operazioni in linea con le politiche di investimento e, di conseguenza, con evidenti benefici sul territorio in cui operano. Mi ha fatto particolare piacere udire il presidente Mario Draghi pronunciare parole di apprezzamento per il ruolo del terzo settore e del contributo che il risparmio privato e gli asset manager privati possono dare al Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza. Questi sono fattori cui può essere dato un grande e ulteriore impulso attraverso il meccanismo dei finanziamenti a leva e il sistema dei fondi di fondi gestiti dagli asset manager che come noi hanno saputo specializzarsi anche nel sostegno dell’economia reale.
I primi mesi, da marzo a maggio 2020, sono stati destabilizzanti per tutti. Da giugno però la ripresa del manifatturiero, settore che nel frattempo ha dovuto imparare a gestire il lavoro e il business in una maniera diversa, dovendo fare i conti con l’emergenza, ha permesso alle aziende di chiudere il 2020 in maniera non così differente dai budget che si erano preposte pre-Covid. Nel trevigiano, ma in generale anche in Veneto, aree dove il “fare” manifatturiero è diventato un simbolo, ci sono stati chiaramente degli effetti sulla redditività (anche a fronte di investimenti maggiori in tecnologie e digitale), ma che sono risultati ben bilanciati dai volumi e dalla capacità di ripresa che imprese ed imprenditori hanno saputo esprimere, fatta eccezione per dei settori “critici” quali ad esempio il turismo ed i trasporti.
“Il mercoledì della consulenza” è la rubrica bisettimanale di FocusRisparmio.com dedicata a consulenti finanziari e private banker. Ogni due settimane, con l’aiuto degli esperti del settore, vengono messi sotto la lente i fatti recenti più significativi e gli impatti sui portafogli da essi gestiti con una visione impostata sul medio e lungo termine.
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