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Strategie ad accumulo per l’azionario. Prodotti target maturity sul fronte del reddito fisso. Ma anche sempre più portafogli con una rotazione di stili, settori e aree geografiche
Non è solo questione di track record o solidità del team di gestione. Accanto alla rigorosa analisi quali/quantitativa del processo di selezione, c’è anche un terzo parametro che Andrea Florio, Investment & Insurance Products di Zurich Bank, ribadisce costantemente: l’attenta analisi dei flussi. “È utile per intercettare nuovi trend e monitorare eventuali situazioni di criticità”.
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“Spesso riesce a fornire importanti indicazioni per costruire portafogli che possano anticipare specifiche esigenze dei clienti, adatti ad affrontare tutti i contesti di mercato”, dice subito Florio. Ad esempio, nell’ultimo periodo, secondo l’esperto di fund selection, l’industria ha seguito due filoni. Da una parte c’è un’offerta che è andata a strutturarsi verso strategie che includessero un approccio progressivo al mercato, in particolare quello azionario: insomma le ben note strategie di accumulo. Dall’altra parte, sul fronte obbligazionario, invece si sono sviluppate le strategie target maturity con delle formule innovative, “andando a cristallizzare dei rendimenti su specifici segmenti di mercato o strutturando delle formule che prevedessero un flusso cedolare solido e crescente”. Poi c’è un’altra dinamica interessante: “Molti portafogli hanno cercato di evitare l’effetto di concentrazione legato ai benchmark”, continua Florio, “applicando un concetto di rotazione al processo d’investimento per effettuare uno stock picking che consentisse una maggiore velocità nella rotazione di settori ed aree geografiche”.
Il mantra della diversificazione
La linea che si profila, insomma, secondo l’esperto, vira sempre più verso profili più bilanciati, dove la diversificazione funge da elemento di solidità, da combinare con strategie decorrelate per mantenere una certa neutralità nelle fasi di alta volatilità del mercato, come quella che stiamo vivendo. “È complesso stabilire la durata di periodi di volatilità quando questi derivano per lo più da dinamiche geo-politiche, tuttavia l’adozione di un robusto approccio diversificato e bilanciato, può aiutare a gestire meglio fasi come quella attuale”. La view di Florio si riflette anche parlando di settori specifici, come il tech. Il trend sulla tecnologia è di lungo periodo, nonostante i recenti scossoni. “Dobbiamo ricordarci che la tecnologia coinvolge sempre più non solo una molteplicità di settori ma anche molte dinamiche di consumo. Anche in questo caso, perciò, bisogna lavorare su un raggio d’azione molto più diversificato”, afferma. Altri settori che prendono sempre più piede nei portafogli azionari globali, oltre ai tradizionali, sono, poi, quelli della difesa e dell’healthcare.
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Mille strategie per 60 peer group
Tornando alla selezione dei prodotti, il manager spiega come al momento il contenitore finanziario di Zurich sia composto da circa un migliaio di strategie rappresentative di circa 25 primari asset manager e 60 peer group. “Coprono tutto l’universo investibile e consentono di poterci muovere in modo molto dinamico su tutto il perimetro, andando poi ad alimentare le nostre soluzioni”, continua. Analisi, ricerca e qualità sono gli ingredienti che fondano le basi del processo di selezione integrato in un duplice approccio quali/quantitativo. “Abbiamo, come da prassi di mercato, una soglia minima di 100 milioni di euro. Questo dato è piuttosto comune quando si avvia un processo di selezione dei fondi. In linea generale, tuttavia, il nostro perimetro conta tipicamente strategie con asset decisamente superiori (500 milioni) con track record solidi e di lungo periodo”, precisa. Come detto fin dall’inizio, il processo integra il confronto dei vari fondi in termini di performance, rispetto al benchmark e al peer group di riferimento, con quella dei flussi. “Gli scostamenti importanti rispetto alle medie di gruppo accendono naturalmente dei warning. Eccessivi livelli di stress vengono analizzati, confrontando i comportamenti di analoghe strategie per rilevare eventuali rischi volti ad attuare azioni di rimedio quali la sostituzione e l’eventuale esclusione della strategia dal contenitore finanziario”. È importante poi guardare ai livelli di concentrazione: “Comparti non troppo ampi, forte volatilità dei flussi possono avere sì performance importanti ma presentano anche criticità, proprio a causa dell’alta concentrazione, che amplia i movimenti e riduce il tempo a disposizione essenziale per effettuare analisi e approfondimenti”.
Sostenibilità come indicatore di rischio
Andrea Florio non segue solo lo sviluppo delle soluzioni d’investimento e la selezione dei fondi ma anche la tematica ESG. Un tema che negli anni ha visto una forte crescita, laddove l’industria ha favorito lo sviluppo di numerose strategie d’investimento. Negli ultimi tempi, però, l’evoluzione del mercato ha portato ad un calo dell’interesse verso i prodotti sostenibili e le stesse strategie hanno raccolto meno flussi, segno di un netto rallentamento. Nonostante questo, l’importanza della sostenibilità nei processi d’investimento resta fondamentale. “Ho sempre ritenuto che l’integrazione dei fattori ESG all’interno dei processi d’investimento rappresenti un robusto indicatore di risk management utile a governare il rischio nelle fasi di selezione e costruzione del portafoglio”, dice Florio. “È vero che oggi si registra un leggero calo d’interesse alla dinamica ESG, con ambiente e clima che rimangono temi dominanti, tuttavia l’analisi ESG, grazie al contributo in termini di gestione e monitoraggio del rischio, continuerà a rappresentare un fattore di supporto nella selezione delle strategie d’investimento siano esse azionarie, obbligazionarie o multi-asset”.
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Mercati privati al vaglio
Rendimenti potenzialmente più elevati, opportunità, diversificazione e correlazione limitata. Sono questi alcuni dei vantaggi che i private asset possono fornire all’investitore. È pur vero, come spiega Florio, che il cliente deve avere un orizzonte temporale di medio lungo termine ed uno spazio adeguato nel portafoglio, per poter beneficiare appieno dei vantaggi di queste strategie che la nuova regolamentazione ha saputo adattare anche alla clientela retail. “Abbiamo introdotto sul mercato un Eltif, grazie alle competenze del gruppo Zurich che, oltre ad avere accesso ad asset manager altamente specializzati, vanta una lunga esperienza d’investimento in questo ambito”. I mercati privati possono rappresentare, quindi, un’interessante opportunità. “Ci sono molti studi che evidenziano come l’inserimento di una quota di mercati privati all’interno di portafogli bilanciati possa dare un beneficio in termini di miglioramento del profilo rischio/rendimento. L’inclusione di una moderata quota di private assets nell’asset allocation strategica di un portafoglio consente agli investitori di puntare a rendimenti più consistenti senza alterare il profilo di rischio complessivo del portafoglio”.
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