Per gli analisti, il downgrade era scontato e non genererà gravi turbolenze né contagi. Ma la situazione di Parigi è tutt’altro che rosea. L’Italia invece è in una posizione migliore e presto potrebbe essere promossa
Come temuto, la scure di Fitch sulla Francia non si è fatta attendere. Il declassamento di Parigi da AA- ad A+, il livello più basso mai registrato, incrementa le pressioni sul presidente Emmanuel Macron e sul nuovo primo ministro Sébastien Lecornu, che sta avviando i colloqui per la stesura del bilancio. Si complica infatti ulteriormente la corsa per presentare in Parlamento una prima bozza del piano entro il 7 ottobre, mentre i sindacati preparano scioperi contro i tagli alla spesa e i datori di lavoro minacciano proteste per gli aumenti delle tasse. Gli analisti al momento non si aspettano forti turbolenze o contagi, ma rimarcano come il livello di allarme sul debito transalpino sia salito ancora e sia destinato a rimanere alto. E come, in questo momento, l’Italia sia in una posizione decisamente migliore.
Fitch ha citato a motivo della bocciatura proprio l’elevato debito pubblico, che secondo le sue stime continuerà a salire e raggiungerà il 121% del Pil nel 2027 dal 113,2% del 2024. Per gli analisti dell’agenzia pesano però anche altri fattori: dalla frammentazione politica, che rende difficile il consolidamento fiscale, alla debolezza nella gestione fiscale rispetto delle regole UE. “Dalle elezioni legislative del 2024 Parigi ha avuto tre governi diversi”, evidenzia il report, sottolineando che “questa instabilità indebolisce la capacità di realizzare un sostanziale risanamento di bilancio e rende improbabile che il deficit possa scendere sotto il 3% del Pil entro il 2029”.
Niente caos ma effetti su spread e Pil
Luigi de Bellis, head of Research team di Equita
Secondo Luigi de Bellis, responsabile Research team di Equita, nel breve il downgrade di Parigi non genererà turbolenze rilevanti sui mercati o sull’euro nè un effetto contagio sull’Italia. Tuttavia, la traiettoria del debito francese rimarrà una preoccupazione seria per gli investitori. “Gran parte di questa decisione era già stata anticipata dal mercato”, spiega, “con i rendimenti degli Oat che risultavano già allineati a quelli di Paesi dal rating inferiore (come Grecia, Italia e Spagna)”. Da qui la previsione dell’esperto, secondo cui “non ci aspettiamo quindi vendite forzate sul mercato obbligazionario ma la pressione resterà alta”. Per de Bellis, nel breve lo spread tra il decennale francese il Bund potrebbe quindi oscillare nella fascia 75-90 punti base come riflesso dell’incertezza sul fronte politico e fiscale. “Il rischio di contagio verso altri Paesi dell’Eurozona e in particolare sull’Italia è basso”, rimarca, “senza contare che la BCE può sempre intervenire per contenere eventuali tensioni sistemiche tramite il TPI”. A suo avviso l’attuale contesto potrebbe però generare elevata incertezza per l’economia d’Oltralpe: famiglie e imprese rischiano infatti di dover rinviare consumi, investimenti e assunzioni finché non emergerà maggiore chiarezza sul quadro politico e sulle misure di bilancio. “È plausibile che ciò sottragga alcuni punti base alla crescita del Pil nel 2025 e nel 2026”, avverte.
Massimo Spagnol, finxed income portfolio manager di Generali Asset Management
Sulla stessa lunghezza d’onda Massimo Spagnol, fixed income portfolio manager di Generali Asset Management, secondo cui il mercato attende di capire se Lecornu avrà la forza di far approvare la legge di Bilancio e con quali misure di riduzione del debito. “La Finanziaria presentata da Bayrou a luglio, caratterizzata da tagli record pari a 44 miliardi, sarà ritoccata ma probabilmente non stravolta e dovrà essere presentata in parlamento nella prima metà di ottobre”; osserva, precisando che l’evoluzione dello spread dipenderà dall’approvazione della legge e quindi dall’equilibrio politico. “Per il momento non ci aspettiamo ulteriori allargamenti, ma la situazione va attentamente monitorata di settimana in settimana. Probabilmente lo spread rimarrà in area 75-80 punti base per tutto il mese di settembre e fino a nuovi aggiornamenti”, afferma.
Verso un premio di rischio sostenibile
Michaël Nizard, responsabile della divisione Multi-Asset and Overlay di Edmond de Rothschild AM, fa notare comeFitch stimi un deficit oltre il 5% del Pil fino al 2027 e rinvii qualsiasi consolidamento fino a dopo le presidenziali. “Questa traiettoria è già ampiamente scontata dai mercati”, assicura, rimarcando che la Francia sta perdendo il suo status di pilastro semi-centrale ed è ora considerata periferia dell’Eurozona. Tuttavia, a suo avviso, non sta entrando in una zona di crisi. “Il premio di rischio più elevato è ora la nuova normalità, assorbita dagli investitori in un contesto in cui il credito e gli asset alternativi continuano ad attrarre flussi massicci”. “È infatti la minaccia di una nuova dissoluzione”, conclude, “che graverà ancora una volta sul debito transalpino”.
Mabrouk Chetouane, head of global market strategy solutions di Natixis IM
Per Mabrouk Chetouane, head of global market strategy di Natixis IM, la valutazione da parte dei mercati della situazione non è cambiata in modo significativo dallo scioglimento dell’Assemblea nazionale. Le emissioni del Tesoro hanno infatti continuato a procedere senza ostacoli, i prezzi dei CDS hanno subito fluttuazioni marginali e lo spread franco-tedesco rimane intorno agli 80 punti base. In altre parole, spiega, “gli investitori ritengono che la situazione non sia peggiorata al punto da giustificare un premio di rischio ancora più elevato. Inoltre, hanno certamente compreso che formare un governo e redigere una legge finanziaria che soddisfi gli obiettivi di correzione del deficit evitando la censura sarebbe a dir poco un miracolo”. Secondo l’esperto, se Lecornu riuscirà a compiere questa impresa, la reazione del mercato sarà senza dubbio positiva e il premio richiesto sarà ridotto. “Le agenzie di rating stanno intervenendo a posteriori e potrebbero persino contribuire a un peggioramento della situazione”, sottolinea, “ma la capacità di Parigi di rimborsare il proprio debito non è in discussione in questa fase né da parte degli investitori residenti né da parte di quelli non residenti”.
Quanto all’Italia, per de Bellis la situazione è nettamente migliore. Lo spread Btp-Bund è infatti ai minimi dal 2020, ben al di sotto dei livelli pre-Covid, segno dell’efficace gestione dei conti pubblici da parte del governo. Inoltre, sulle scadenze a due-cinque anni, il debito tricolore ha ormai un costo inferiore a quello di Parigi e il differenziale dei nostri decennali con gli OaT della stessa durata si è praticamente azzerato mentre prima del Covid superava i 150 punti base. Questa divergenza, spiega l’esperto, “riflette l’aumento della volatilità sul mercato di Parigi e potrebbe portare le banche francesi a fronteggiare un maggior costo del capitale”. Roma, prosegue, beneficia invece di un mix virtuoso: stabilità politica, disciplina fiscale, progressi nell’attuazione del Pnrr e un interesse crescente da parte degli investitori internazionali. “Le aste dei Btp continuano a registrare una domanda robusta”, fa notare.
Roma verso l’upgrade
Guardando avanti, de Bellis è convinto che Fitch possa migliorare il rating tricolore già a settembre proprio alla luce dell’obiettivo di deficit sotto il 3% entro il 2026 e di un percorso di consolidamento credibile. Anche Moody’s e Dbrs potrebbero fare lo stesso, mentre S&P e Scope mantengono outlook stabili. “Poiché il mercato ha già incorporato gran parte del progresso”, precisa però, “un eventuale upgrade avrebbe probabilmente un impatto limitato nel breve termine ma migliorerebbe la percezione sull’Italia e favorirebbe sia i Btp a lunga scadenza sia il settore bancario nazionale”, precisa.
Gli esperti di Equita ritengono che il nostro Paese sia in una posizione migliore dal momento che si distingue come l’unico dell’Area euro ad avere un avanzo primario positivo nel 2025 (+0,7% del Pil): sono infatti in deficit Francia (-3,1%), Germania (-2,2%), Spagna (-0,1%) e la media EU (-1,5%). Il rapporto debito-Pil segue inoltre una traiettoria migliore rispetto a quella programmata, segno di un percorso di consolidamento fiscale graduale ma credibile. “Il debito italiano resta elevato (136,6% del Pil nel 2025) ma la dinamica è in calo e migliore rispetto agli obiettivi di bilancio”, chiarisce de Bellis. Aggiungendo che per la Francia, invece, il debito rispetto al Pil è pari al 116% ed è atteso salire fino al 120% nel 2027. “Il deficit tricolore è previsto al 3,3% nel 2025 e si attesta in calo dal 3,4% del 2024 mentre Parigi ne stima uno all 5,4% e in peggioramento”, fa notare. Non solo, Roma gode anche di una posizione netta degli investimenti positiva, cosa che ne riduce la vulnerabilità a fughe di capitali e ne rafforza la resilienza finanziaria. “Il quadro resta costruttivo”, conclude quindi l’esperto, “perchè ci sono disciplina fiscale e credibilità di bilancio ma la sostenibilità del debito, le pressioni demografiche e le riforme pensionistiche rimangono fattori chiave per la fiducia dei mercati e il rating sovrano”.
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