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Se lunedì il governo Bayrou cadrà, Macron avrà tre possibili opzioni. Tutte complicate, mentre il Paese rischia un declassamento da parte di Fitch. Per i gestori la volatilità è assicurata, ma è possibile approfittarne
Dopo l’agitazione della scorsa settimana, i mercati europei tirano il fiato ma con i riflettori ancora ben puntati sulla Francia. Per il nuovo malato d’Europa le prossime settimane si preannunciano infatti ad altissima tensione. E la volatilità, secondo gli investitori, resterà protagonista. Lunedì 8 settembre, il governo di minoranza guidato da François Bayrou con ogni probabilità verrà sfiduciato dal parlamento francese aprendo la strada a tre possibili scenari. Con l’unico risultato certo di allungare ulteriormente i tempi per la riduzione di un deficit che ha raggiunto il 5,8% del Pil nel 2024, più del doppio della media dei Paesi con doppia A. Quanto basta per mandare in fibrillazione i titoli transalpini, far schizzare lo spread (che ormai si muove stabilmente in ‘zona Italia’) e far prevedere un declassamento di Parigi da parte delle agenzie di rating. In un terribile déjà vu che ha riacceso i timori di un effetto valanga sull’intera Eurozona.
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Le tre opzioni di Macron
Per John Taylor, head of european fixed income di AllianceBernstein, l’annuncio del voto di fiducia richiesto da Bayrou è stato accolto dal mercato in maniera simile a quanto successo a giugno 2024 e nel novembre scorso. “Sono stati colpiti prevalentemente i titoli governativi francesi, mentre l’effetto sul debito corporate e bancario è stato più contenuto. Sul fronte valutario, invece, l’euro ha perso circa l’1%”, evidenzia. Ora, a suo parere, lo scenario più probabile è quello di una bocciatura del governo, che porterebbe il presidente Emmanuel Macron di fronte a tre opzioni principali. La prima prevede la nomina di un nuovo esecutivo incaricato di approvare il bilancio ed è, secondo Taylor, la più probabile anche se complessa, dato che il deficit dovrà scendere dal 5,4% nel 2025 al 4,6% nel 2026, come promesso alla Commissione Europea. Le altre due possibilità sono invece quella di indire nuove elezioni parlamentari anticipate o di dimettersi. “Quest’ultima via, estrema e poco probabile, rappresenterebbe lo scenario peggiore per gli asset francesi”, avverte l’esperto.
La scure di Fitch
Ma non è solo la crisi di governo a complicare la situazione di Parigi: ci sono infatti almeno altri tre elementi concomitanti che potrebbero creare più di qualche problema. “Due giorni dopo il voto è prevista una giornata di proteste e uno sciopero nazionale che potrebbero generare nuove turbolenze. E sono in arrivo gli aggiornamenti delle valutazioni delle agenzie di rating, a partire da Fitch il 12 settembre, che potrebbero rivedere al ribasso il giudizio sulla Francia. Con una concreta possibilità di declassamento ad A”, chiarisce l’esperto. Senza contare, prosegue, che settembre coincide tradizionalmente con un aumento dell’offerta di titoli sovrani, un fattore che storicamente tende a pesare sugli spread europei. “Questo avviene, inoltre, in un contesto di quantitative tightening che richiede al mercato una capacità di assorbimento delle emissioni ancora più sostenuta”, precisa.
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Approfittare della volatilità
Per Taylor, dunque, è lecito attendersi che la volatilità prosegua, soprattutto nel breve termine, anche se con tutta probabilità dovrebbe rimanere limitata agli asset francesi, senza particolari ripercussioni sull’euro. Il consiglio è comunque di non farsi prendere dal panico: “Nonostante tutto”, conclude infatti l’esperto, “non consideriamo queste fasi come motivo di fuga dal debito francese, bensì come potenziali occasioni di ingresso, soprattutto se le valutazioni sul debito sovrano transalpino dovessero diventare più interessanti”.
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