La banca centrale tedesca abbassa la aspettative dello 0,1% rispetto ai calcoli originari. E vede anche un’inflazione in accelerazione dal 2,7% al 2,8%. Nagel: “Economia si sta riprendendo, ma serve tempo”.
La locomotiva d’Europa non riesce proprio a ingranare la marcia giusta. Quest’anno l’economia tedesca crescerà infatti un po’ più lentamente di quanto previsto in precedenza, mentre l’inflazione sarà probabilmente leggermente più alta. Lo confermano le nuove previsioni semestrali della Bundesbank, secondo cui la maggiore economia del blocco dovrebbe espandersi dello 0,3% anziché dello 0,4% previsto.
Secondo la banca centrale tedesca, non solo il Paese rallenterà rispetto allo 0,4% registrato l’anno scorso ma mancherà anche il +1,2% originariamente calcolato per il 2025: la crescita dovrebbe infatti fermarsi all’1,1%. Il cambio di passo slitterà quindi al 2026, periodo per il quale le stime sono state ritoccate al rialzo dall’1,3% all’1,4%. L’economia tedesca sta uscendo dal periodo di debolezza economica”, ha detto il presidente della Bundesbank Joachim Nagel in un comunicato.
La Bundesbank ha anche alzato le sue stime sull’inflazione, appena un giorno dopo che la Banca centrale europea ha tagliato i tassi d’interesse per la prima volta dal 2009 grazie al miglioramento delle prospettive. “Il carovita si sta dimostrando persistente, soprattutto nel caso dei servizi”, sono state le parole dell’istituto. La crescita dei prezzi è ora vista al 2,8% quest’anno, dopo la previsione del 2,7% di sei mesi fa, e al 2,7% nel 2025 rispetto al 2,5% visto in precedenza. Per il 2026, punto finale dell’intervallo di previsione, l’outlook è rimasto invariato al 2,2%. “Il dato continua a diminuire ma a un ritmo contenuto”, ha detto Nagel. Che ha aggiunto: “Il Consiglio direttivo della BCE è ben consapevole di ciò che fa quando si tratta di tagliare i tassi d’interesse”.
Per il presidente di SocGen ed ex membro BCE, l’UE non ha mezzi per reggere la sfida della competizione globale. E rischia di diventare “preda” della coppia USA-Cina. Il rilancio passa da autonomia energetica e voto per maggioranza. Non senza un occhio al debito comune
Il listino dedicato alle piccole e medie imprese vale oggi 10,8 miliardi e conta 207 società quotate, ma resta frenato da scambi ridotti e scarsa visibilità. Dall’associazione una roadmap in 12 punti per rafforzare il mercato dei capitali tra incentivi fiscali, fondi pensione e sostegno al post-IPO. Centrali anche i PIR
L’Eurotower vede il carovita in aumento nel breve e rischi per l’economia. L’incertezza rischia di gravare anche su consumi e accantonamenti delle famiglie. Tutto dipenderà dalla durata del conflitto, nessuna decisione sui tassi
Acepi: volumi su del 36% a quota 9.548 milioni di euro. Ai massimi anche il numero di prodotti offerti: 654 (+20%). Gli strumenti a capitale protetto restano i preferiti
Per il fondatore di Bridgewater Associates, intervistato dal New York Times, gli States sono “a rischio infarto” e si avvicinano al declino. Colpa di divisioni interne e del nuovo ordine mondiale. Ma una leadership forte può invertire il ciclo. La ricetta per i portafogli? “Diversificazione e oro”
L’Osservatorio della società con Excellera fotografa un tessuto produttivo resiliente ma ancora troppo autofinanziato. Fortis (Edison): “Il nuovo made in Italy spiega la forza dell’Italia”. Banche e investitori spingono su finanza complementare e capitale permanente
Da Aquisgrana l’ex premier italiano chiede di rifondare l’Ue, iniziando dal mercato unico. E di procedere con “un federalismo pragmatico”. Poi invita a spingere su energia, difesa e AI e ad essere “più assertivi con gli Usa”
La debacle di Starmer alle elezioni locali, insieme a un quadro marco deteriorato, alimenta il timore sul crollo del governo e un'aumento dei deficit oltre le soglie di sostenibilità. Intanto il rendimento dei govies schizza alle stelle. Per i gestori, la politica monetaria ha le polveri bagnate
Secondo l’agenzia, l’esposizione dei sette maggiori istituti ammonta a 108 miliardi di euro è non è "una fonte materiale di pericolo sistemico”. Ma è possibile un progressivo deterioramento dei portafogli creditizi dei fondi
Il comparto ricomincia ad attrarre capitali grazie al rinnovato appetito azionario. Premiata soprattutto Wall Street, mentre cresce l’interesse per credito e industriali. Tra le materie prime, attenzione all’oro. Lo studio di BlackRock
Secondo l’Agenzia, nel 2026 la domanda mondiale di petrolio si contrarrà di 420mila barili al giorno, ma la produzione non riuscirà comunque a soddisfarla.
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio