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Il futuro cancelliere ha imbracciato il bazooka, togliendo il freno al debito. E le conseguenze non riguarderanno solo l’economia tedesca, ma anche l’Europa, le banche, il Bund e tutti i titoli sovrani
La Germania s’è desta. Con una mossa fino a qualche mese fa inimmaginabile, il cancelliere tedesco in pectore, Friedrich Merz, ha trovato la quadra per garantire le centinaia di miliardi di investimenti di cui la locomotiva d’Europa, da due anni in contrazione, ha urgente bisogno. Insieme ai socialdemocratici della Spd, con cui la Cdu sta trattando per formare il nuovo governo, ha infatti annunciato un maxi piano in due punti principali: il varo di un fondo extra bilancio da 500 miliardi in dieci anni per le infrastrutture, con impatti attesi dal 2026, e soprattutto l’allentamento della schuldenbremse (il teutonico “freno al debito” previsto nella Costituzione), per le spese della difesa. Queste potranno ora superare a deficit l’1% del Pil.
“Whatever it takes”, ha detto Merz presentando il pacchetto che dovrebbe valere complessivamente circa 800 miliardi e che probabilmente segnerà la fine della lunga austerità tedesca. Il suo obiettivo è portare il piano già la prossima settimana davanti al Bundestag uscente, dove sarà più facile ottenere la maggioranza qualificata necessaria per la modifica costituzionale. Intanto, il rendimento del Bund a dieci anni è scattato fino a superare il 2,7% come non succedeva da maggio 2024, trainando al rialzo anche gli altri titoli dell’Eurozona.
Un game-changer per la Germania. E per l’Europa
“In attesa di maggiore chiarezza, e tenendo conto di alcuni rischi di esecuzione, crediamo che questo sia uno dei più storici cambiamenti di paradigma nella storia tedesca del dopoguerra”, ha commentato Robin Winkler, capo economista presso Deutsche Bank Research. Secondo Luigi De Bellis, co-head research team di Equita, l’impatto del pacchetto Merz sarà importante soprattutto nel medio termine. “Berlino, che viene da una stagnazione dell’economia negli ultimi anni, potrebbe vedere le prospettive migliorare fino all’1,5-2% annuo dal 2026, soprattutto se la spesa pubblica verrà utilizzata in modo efficiente”, osserva. Per l’esperto, a livello macro, questa manovra riduce il rischio di peggioramento dell’economia e potrebbe anche limitare la necessità di tagli profondi da parte della Bce, con effetti positivi per le banche italiane ed europee.
“La Germania dispone di un ampio margine fiscale per rilanciare l’economia, avendo un debito pubblico al 62% del Pil, che rappresenta un catalizzatore positivo per gli investitori”, aggiunge De Bellis, secondo cui l’effetto positivo potrebbe essere amplificato da una tregua nel conflitto in Ucraina. Non solo. “L’iniziativa sarebbe positiva anche per l’Europa nel suo complesso. Anche altri Paesi europei seguirebbero con piani simili”, sottolinea.
L’effetto sui Bund…
Il bazooka imbracciato da Merz farà poi aumentare in maniera significativa l’emissione di Bund. E, secondo Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price, altererà in modo permanente il modo in cui vengono scambiati. “Al momento gran parte dello stock è ancora di proprietà del settore pubblico. Le banche centrali straniere ne possiedono circa il 30%, l’Eurosistema circa il 25% e il settore privato meno del 50%”, spiega. La domanda è però molto alta. “Ciò significa che il comportamento del Bund sul mercato obbligazionario è stato notevolmente distorto in passato, con i rendimenti che spesso sono scesi in territorio negativo: nonostante i mercati fossero disposti ad acquistarli, il governo non si muoveva e ne manteneva limitata l’offerta”, sottolinea. Ora però, la situazione è cambiata. “Oggi i titoli tedeschi saranno probabilmente oggetto di un forte sell-off e in futuro inizieranno a essere negoziati più in linea con gli altri bond rifugio. Con importanti conseguenze per i titoli sovrani dell’area euro e per i mercati obbligazionari globali”, afferma Wieladek.
…sugli altri titoli sovrani dell’Area euro…
Il Bund è infatti il fondamento dell’Eurozona: è il tasso privo di rischi e il bene rifugio durante le fasi di stress del mercato. Ne consegue, per l’esperto, che rendimenti molto più elevati aumenteranno significativamente i costi di finanziamento per tutti gli altri Stati del blocco. “Gli spread delle economie più indebitate, come l’Italia, sono già molto ridotti. È improbabile che scendano molto al di sotto dei livelli attuali. Se il nuovo livello di rendimento dei titoli a lungo termine per gli altri grandi Paesi dell’Area euro è ora del 4-5%, ciò avrà conseguenze significative per la sostenibilità del debito di tali Stati”, evidenzia. A suo parere è probabile infatti che con più titoli tedeschi da acquistare, i mercati eserciteranno maggiori pressioni su questi Paesi affinché riducano i loro ingenti disavanzi.
…e sui mercati obbligazionari
Inoltre, fa notare ancora Wieladek, i rendimenti dei titoli tedeschi sono anche l’ancora dei mercati obbligazionari globali. “La Germania ha di gran lunga i migliori fondamentali fiscali non solo in Europa, ma tra i grandi mercati a livello globale. Queste caratteristiche fanno sì che tutte le altre obbligazioni, anche quelle Usa, siano valutate rispetto ai Bund”, rimarca. E anche se i titoli tedeschi diventeranno ora meno scarsi, Berlino continuerà ad avere i migliori fondamentali fiscali, nonostante l’allentamento di Merz. “Poiché molti rendimenti obbligazionari globali vengono negoziati rispetto ai Bund, l’azione del governo tedesco equivale ad aumentare il tasso obbligazionario globale privo di rischio”, conclude quindi l’esperto. Sottolineando che i Treasury, storicamente il centro di tutti i mercati obbligazionari, potrebbero nel tempo subire un significativo sell-off in risposta ai più alti rendimenti teutonici.
Infine, Howard Woodward, co-portfolio manager Euro Corporate Bond strategy di T. Rowe Price, punta l’attenzione sul fatto che mentre all’indomani del piano Merz i titoli di Stato europei hanno messo a segno un notevole aumento dei rendimenti, gli spread delle obbligazioni societarie del Vecchio Continente sono rimasti stabili, indicando una buona tenuta nel segmento investment grade. “E’ un’opportunità interessante per gli investitori, poiché i rendimenti più elevati disponibili potrebbero determinare un aumento della domanda di bond europei Ig”, assicura. Aggiungendo che questo vale soprattutto per le società di alta qualità, “dove i fattori tecnici positivi potrebbero portare a un aumento dei flussi di capitale verso questa asset class”.
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