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La ricetta per i fund manager nel report congiunto sul futuro dei servizi bancari e dell’industria del risparmio gestito di Oliver Wyman e Morgan Stanley, dal titolo «Wholesale Banks & Asset Managers – Winning Under Pressure».
Le crescenti pressioni sulle strutture commissionali dell’industria del risparmio gestito impongono una revisione strategica delle operation degli asset manager che faccia perno sul binomio innovazione tecnologica-taglio dei costi.
È quanto emerge dallo studio annuale sulle banche commerciali e sugli asset manager realizzato in tandem dai centri studi della banca d’affari Morgan Stanley e della società di consulenza Oliver Wyman. Il rapporto mette in evidenza l’evoluzione delle forze che possono portare a una stretta dei ricavi dei gestori. “La crescita dei ricavi è stata nel 2017 solo dell’1% più veloce rispetto a quella dei costi, nonostante un anno stellare per la crescita della raccolta gestita”, scrivono gli autori del report.
Efficientamento tecnologico
Nel breve periodo, l’attenzione del management societario in ambito tecnologico e nella gestione dei dati dovrebbe quindi essere focalizzata sulla gestione dei costi. “La gestione dei dati costituisce ancora il 10-20% dei costi”, osservano gli analisti. “Stimiamo che l’automazione e l’outsourcing possano tradursi in risparmi fino al 30% per il settore, con un panorama di venditori più maturo e potenziali soluzioni «greenfield» che potrebbero portare ad una maggiore attività.
Evoluzione della base di costo totale del settore

La workforce del futuro
Tema strettamente connesso all’efficientamento delle operazioni è quello relativo all’evoluzione della forza lavoro. La workforce finanziaria del futuro apparirà molto diversa secondo gli autori del report. “L’evoluzione tecnologica avrà diverse importanti implicazioni, ma nel lungo termine cambierà soprattutto la composizione della forza lavoro del risparmio gestito. L’automazione e l’esternalizzazione delle competenze, in particolare, dovrebbero tradursi in riduzioni del personale, ma richiederanno anche una riqualificazione fino al 40% della forza lavoro, oltre a una forte leadership gerarchica da parte degli a.d.”.
Lo studio evidenzia che le figure professionali particolarmente richieste saranno il personale ingegneristico/quantitativo e gli specialisti in ambito di user experience (UX) che costituirà una fetta sempre maggiore delle operazioni di front office di asset manager e, soprattutto, delle banche. “Stimiamo che questi due ruoli cresceranno fino a rappresentare il 25% delle quote salariali, mentre oggi contano per meno del 5%”.
A livello di back office sarà l’Information Technology a fare la parte del leone “assorbendo circa il 60% dei compensi, spinto da salari più alti per le competenze più specializzate e tecnologiche come quelle espresse dagli sviluppatori di interfacce utente (UI)”.
Meno dipendenti (e più specializzati)
In particolare, relativamente al settore dell’asset management la ricerca stima un calo della forza lavoro fino al 40% dovuto all’automazione e all’esternalizzazione del set di competenze. “Stimiamo inoltre che almeno il 40% dei dipendenti attualmente operativi richiederà una riqualificazione continua” tramite mirati programmi di training. “Ciò sarà più significativo per chi svolge ruoli di gestione del portafoglio e di gestione delle risorse”, in cui un miglioramento dell’utilizzo di dati e analisi può avere impatti positivi sull’efficienza della società.
“Di conseguenza, le strutture di compensazione salariale si modificheranno”, analizzano gli studiosi di Oliver Wyman e Morgan Stanley. “L’investment management continuerà ad assorbire gran parte della spesa per i salari. La quota di compensi per tecnologia e gestione dei dati aumenterà di quattro volte, mentre la spesa relativa alle funzioni di back office automatizzate diminuirà”.
Di converso, la quota salari relativa al settore della distribuzione “rimarrà sostanzialmente invariata”, sostengono gli studiosi, “ma ci aspettiamo che questo ruolo cambi radicalmente in quanto i dati e la tecnologia saranno sempre più importanti nel rapporto con i clienti”.
Spesa salariale suddivisa per ruoli – dati 2017 e proiezioni a 5-10 anni

La taglia è importante
Il report evidenzia anche il ruolo della scala aziendale in termini di asset in gestione, mostrando come i gestori più grandi “risentano di minori uscite di masse nei prodotti di gestione attiva, grazie allo sfruttamento di economie di scala nella distribuzione”, scrivono gli analisti.
“Notiamo anche come le società più grandi siano più efficaci nel modificare o diversificare il modello di business. Secondo le nostre stime, i deflussi dei gestori attivi più piccoli sono stati tre volte superiori rispetto ai competitor di maggiori dimensioni”.
Tuttavia, osservano gli autori, “le aziende di medie e piccole dimensioni saranno sempre più in grado di acquistare scala anziché costruirla, erodendo il vantaggio dei «peer» più grandi. Inoltre la tecnologia potrà indebolire il vantaggio delle economie di scala nella macchina operativa, aprendo nuove opportunità per modelli di business alternativi”.
Dalla clientela istituzionale a quella corporate
Il report di Oliver Wyman e Morgan Stanley interpreta le tendenze evolutive del settore in chiave operativa, fornendo indicazioni specifiche alle banche commerciali in merito al target di clientela. Il suggerimento è dunque quello di spostare il baricentro del business model verso la clientela corporate, allontanandosi gradualmente dagli investitori istituzionali su cui si sono finora concentrate.
“Riteniamo che il portafoglio istituzionale stia andando incontro a circa 15-25 miliardi di dollari di pressione strutturale dovute alla migrazione a strumenti passivi, al consolidamento del mercato, alla digitalizzazione e al frazionamento”. Dinamiche che secondo le stime degli analisti delle due società “condurranno a un rallentamento di circa il 2% del tasso di crescita annuale dei ricavi dei clienti istituzionali nei prossimi tre anni. Al contrario, stimiamo che il portafoglio corporate crescerà del 4% all’anno e sarà più resiliente, anche se gli alti costi hanno trascinato nel 2017 i ricavi del settore al di sotto del costo del capitale”.