Nove under 35 su dieci conoscono gli investimenti ESG, ma pochi li padroneggiano davvero. Cresce l’interesse, spinto da motivazioni etiche e dalla ricerca di stabilità, ma restano nodi di comunicazione e formazione
Nove giovani su dieci si dichiarano interessati ai temi ESG. È un dato che racconta più di una tendenza: il segnale di una generazione che vuole essere parte attiva del cambiamento, anche nelle proprie scelte di consumo e di investimento. Lo conferma la ricerca ‘A prova di futuro: giovani, sostenibilità e investimenti’, condotta dal Forum per la Finanza Sostenibile con Doxa e presentata a Milano in apertura della quattordicesima edizione delle Settimane SRI. L’indagine (realizzata con il supporto di Banco BPM, EFPA Italia, ENPACL, Generali Italia e sotto il patrocinio di Fondazione Cariplo) coinvolge 1.200 ragazzi dai 18 ai 35 anni e fotografa un’Italia che non solo si informa e risparmia ma inizia a considerare la sostenibilità come criterio economico oltreché ambientale.
L’interesse verso la finanza è alto: l’88% degli intervistati dichiara di informarsi su temi economici, mentre l’80% riesce a risparmiare con regolarità. E, nonostante la prudenza resti una bussola importante, emerge una mentalità più pianificata e consapevole. Di fronte all’ipotesi di disporre di 1.000 euro, quasi nove ragazzi su dieci sceglierebbero un prodotto di risparmio o investimento nella prospettiva di finanziare progetti concreti (23%) o costruire un ‘cuscinetto’ per le spese impreviste (21%). Solo il 19% punterebbe invece a rendimenti elevati, dato che segna il netto cambio culturale rispetto a un passato più speculativo. La finanza, per i giovani, non è più quindi sinonimo di rischio ma di equilibrio.
ESG, l’interesse c’è ma la conoscenza è ancora scarsa
Il punto di svolta è rappresentato dalla finanza sostenibile. Il 78% del campione rivela infatti di aver sentito parlare di investimenti ESG, ma solo il 15% dichiara di conoscerli bene.
La conoscenza degli investimenti sostenibili
Risposte alla domanda “Hai mai sentito parlare di investimenti sostenibili e responsabili?”. Fonte: Forum per la Finanza Sostenibile e Doxa
Tra chi li conosce, però, uno su quattro ha già investito in prodotti di questo tipo: si tratta un dato tutt’altro che marginale, se si considera la giovane età del campione. Le preferenze vanno soprattutto a fondi ambientali (32%), green bond (27%), obbligazioni sostenibili (25%) e polizze vita ESG (25%). Sono infatti strumenti percepiti come più tangibili, capaci di mostrare risultati concreti e misurabili. Il livello di soddisfazione è altissimo: il 98% di chi ha comprato prodotti etici si dichiara contento dell’esperienza, il 60% reimpiegherebbe la stessa cifra e quasi uno su cinque aumenterebbe addirittura la quota. Gli elementi più apprezzati? Stabilità dei rendimenti (67%), chiarezza degli obiettivi sociali e ambientali (68%) , affidabilità nel tempo.
Tipologie di prodotti sottoscritti
Risposte alla domanda “In quali prodotti di investimento sostenibile e responsabile hai investito?”. Fonte: Forum per la Finanza Sostenibile e Doxa
Per molti giovani, insomma, la sostenibilità non è un’etichetta ma una forma di garanzia. Eppure, il potenziale resta in gran parte inespresso. Tra chi non ha ancora scelto prodotti ESG, infatti, il 43% si dichiara interessato ma incontra ostacoli precisi: dalla scarsa conoscenza (41%) alla mancanza di comunicazione efficace da parte degli operatori (34%), dalle informazioni poco trasparenti (25%) ai dubbi sulla reale sostenibilità dei prodotti (22%). È un paradosso: le nuove generazioni sono le più ricettive rispetto ai valori etici, ma spesso non trovano strumenti che parlino la loro lingua.
Non solo banche e consulenti: il ruolo del digital
Le banche e i consulenti finanziari restano punti di riferimento cruciali, tanto che è il il 54% del campione a indicarli. Ma la fiducia passa oggi anche dai canali digitali, dai social e dalle community online: tutti luoghi dove dove la finanza si contamina con linguaggi più diretti e partecipativi. Il 77% dei giovani dichiara poi di usare anche l’intelligenza artificiale almeno una volta a settimana e uno su quattro menziona addirittura un ricorso quotidiano. Anche qui però con un paradosso, perchè solo il 59% si sente davvero informato. L’IA è vista, in particolare, come una tecnologia utile ma ambivalente: può semplificare la gestione del risparmio ma comporta rischi su privacy, lavoro e veridicità delle informazioni. La sfida sarà di renderla uno strumento di consapevolezza e non di delega cieca, un alleato nell’adozione di scelte finanziarie più informate e sostenibili.
Francesco Bicciato, direttore generale del Forum per la Finanza Sostenibile
Su un punto i dati e le opinioni convergono: il ruolo della formazione. “I giovani hanno la sensibilità giusta”, dice il presidente del Forum per la Finanza Sostenibile Massimo Giusti, “ma solo introducendo l’educazione finanziaria e previdenziale nelle scuole si potrà valorizzare la loro propensione verso la sostenibilità”. Anche per Francesco Bicciato, direttore generale dell’organizzazione, la finanza etica guarda per vocazione alle nuove generazioni. “Dalla ricerca emerge che l’interesse è reciproco ma rimangono alcune questioni aperte”, spiega, sottolineando che è fondamentale migliorare la comunicazione sulle opportunità che il paradigma ESG e incrementare l’alfabetizzazione. “Dal lato degli operatori del settore”, precisa, “occorre ideare prodotti che vadano maggiormente incontro alle aspettative e alla domanda della popolazione più giovane e in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile”. Una prospettiva che chiama in causa l’intero sistema finanziario: le istituzioni devono imparare a parlare il linguaggio di un pubblico che chiede trasparenza e coerenza, i ragazzi devono essere messi nelle condizioni di capire che investire non è solo ‘mettere da parte’ ma scegliere dove e come costruire il futuro.
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