BCE, pausa scontata. Per i gestori Lagarde non ripeterà gli errori del 2022
Analisti divisi su un possibile rialzo dei tassi nel corso dell’anno, che il mercato ha già iniziato a prezzare. Decisiva sarà la durata della crisi nello Stretto di Hormuz
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La misinformazione, ovvero la disinformazione diffusa inconsapevolmente, costituisce il principale rischio per la stabilità globale nel breve periodo. A lungo termine, invece, a preoccupare di più sono ancora il climate change e le catastrofi naturali che ne derivano. È quanto emerge dal ‘Global risks report 2024’ del World Economic Forum, che quest’anno ha riunito 1.400 interlocutori tra esperti di rischi globali, decisori politici e leader del settore.
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La previsione del rapporto, realizzato in collaborazione con Zurich Insurance Group e Marsh McLennan, è “prevalentemente negativa” nel breve termine e potrebbe peggiorare ulteriormente nel lungo periodo. Per il 30% degli esperti esiste infatti un’alta probabilità di catastrofi globali nei prossimi due anni. Percentuale che schizza al 66%, se si allarga la valutazione ai futuri dieci. “Un ordine mondiale instabile, caratterizzato da narrazioni polarizzanti e da insicurezza, l’aggravarsi degli impatti degli eventi climatici estremi e l’incertezza economica stanno accelerando lo sviluppo di rischi come quelli legati alla misinformazione e alla disinformazione”, sottolinea Saadia Zahidi. Per il managing director di Wef, ne deriva che la collaborazione diventa cruciale: “I leader mondiali devono riunirsi per affrontare le crisi imminenti e gettare le basi di un futuro più resiliente, sostenibile e inclusivo”, aggiunge.

Risposte alla domanda “Quali caratteristiche prevedi per l’economia mondiale nei prossimi mesi?”. Fonte: World Economic Forum
Il pericoloso intreccio tra “informazioni falsificate e tensioni sociali” sarà protagonista in occasione delle elezioni che si terranno in diverse importanti economie nei prossimi due anni. Pesa anche il conflitto armato tra Stati, che figura tra le cinque principali preoccupazioni da qui al 2025. E non a caso Carolina Klint, chief commercial officer per l’Europa di Marsh McLennan, mette in guardia sui rischi connessi all’AI. “Le scoperte nel campo dell’intelligenza artificiale rivoluzioneranno radicalmente l’outlook dei rischi per le organizzazioni, molte delle quali avranno difficoltà a reagire alle minacce derivanti dalla disinformazione, dalla disintermediazione e dagli errori strategici”, spiega. A suo avviso, le aziende devono quindi fare i conti con catene di approvvigionamento rese “più complesse dalla geopolitica e dai cambiamenti climatici ma anche con minacce informatiche dovute a un numero crescente di attori malintenzionati”.
Il report segnala inoltre come gli anni successivi saranno caratterizzati dal persistere dell’incertezza economica e dal crescere dei divari, anche tecnologici. La mancanza di opportunità finanziarie è classificata al sesto posto tra i rischi per il prossimo biennio. Nel lungo periodo, inoltre, le barriere alla mobilità economica potrebbero aumentare, privando di occasioni ampie fasce della popolazione. I Paesi a rischio di conflitti o maggiormente vulnerabili al cambiamento climatico potrebbero essere sempre più esclusi dagli investimenti, dalle tecnologie e dalla relativa creazione di posti di lavoro. E, in assenza di percorsi di accesso a mezzi di sussistenza sicuri, potrebbero aumentare criminalità, militarizzazione o radicalizzazione.
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Sono però soprattutto le minacce ambientali a dominare il panorama dei rischi su tutti gli orizzonti temporali considerati. Due terzi degli esperti di tutto il mondo sono preoccupati per il possibile verificarsi di eventi meteorologici estremi nel 2024. Questi ultimi, uniti ai cambiamenti critici nei sistemi terrestri, alla perdita di biodiversità e al collasso degli ecosistemi, oltre che alla carenza di risorse naturali e all’inquinamento, rappresentano cinque dei dieci maggiori pericoli che si ritiene di dover affrontare nel prossimo decennio. Non c’è però accordo sull’urgenza: gli specialisti del settore privato ritengono che la maggior parte delle minacce ambientali si materializzerà su un orizzonte temporale più lungo rispetto agli appartenenti alla società civile o agli enti governativi. Il che, conclude il report, evidenzia un crescente pericolo di oltrepassare un punto di non ritorno.
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Il documento invita quindi i leader a ripensare le strategie per affrontare i rischi globali, focalizzando gli sforzi di cooperazione internazionale sulla rapida definizione di meccanismi di protezione contro le minacce emergenti più significative. Utili sono poi anche altri tipi di azioni, che non devono dipendere esclusivamente dalla collaborazione generale. Tra i tanti, si segnala il rafforzamento della resilienza individuale e degli Stati attraverso campagne di alfabetizzazione digitale sulla disinformazione e sulla manipolazione delle informazioni oppure la promozione di una più intensa attività di ricerca e sviluppo nell’ambito della modellazione climatica e delle tecnologie in grado di accelerare la transizione energetica.
Per Klint sarà insomma necessario un impegno costante per “costruire la resilienza a livello organizzativo, nazionale e internazionale, nonché una maggiore cooperazione tra settore pubblico e privato”. Dello stesso parere John Scott, head of sustainability risk di Zurich Insurance, che fa notare come il mondo stia subendo trasformazioni strutturali significative per via dell’AI, dei cambiamenti climatici, delle evoluzioni geopolitiche e delle transizioni demografiche. “Si stanno intensificando i rischi già noti e stanno emergendo nuove minacce ma con esse si aprono anche opportunità”, evidenzia. E tra quest’ultime spiccano le azioni condivise e coordinate a livello internazionale, le strategie localizzate, le azioni individuali dei cittadini, delle aziende e dei singoli Paesi.

La stima dell’impatto dei rischi in un’orizzonte di due e dieci anni. Fonte: World Economic Forum
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