Azionario Usa trainato dai giganti della tecnologia
Julie Dickson (Capital Group): “Ci sono settori, invece, che hanno performato al di sotto della media. Sono presenti opportunità interessanti nell’healthcare”
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Nel 2004 un’équipe di scienziati dell’Università di Manchester aveva annunciato di aver isolato in laboratorio un super materiale a base di carbonio, dello spessore di un atomo ma con una forza 160 volte superiore a quella dell’acciaio, più efficace del silicio come conduttore elettrico e più del rame come conduttore termico. Si trattava del grafene, sul quale negli anni scorsi si è scatenato un enorme interesse industriale e, di conseguenza, anche finanziario, al punto che sono nati anche un paio di fondi Usa dedicati ad azioni esposte su questo materiale.
Ma per un po’ le sue potenzialità industriali sono rimaste in stallo, e così le valutazioni delle relative società. Ora però la convinzione della comunità finanziaria è che la situazione sia cambiata, perché alcune nuove ricerche rilevano nuovi utilizzi del grafene che lo rendono un componente indispensabile per un gran numero di industrie, e le azioni delle aziende legate al supermateriale hanno visto rifiorire le proprie valutazioni di Borsa. “È il materiale più forte mai sviluppato, più resistente dell’acciaio e più duro di un diamante, e sta invadendo tutti i campi della tecnologia, dall’elettronica all’aeronautica, dalla medicina all’esplorazione spaziale”, commenta un report di Notz Stucki, società di wealth management ginevrina guidata in Italia dal country manager Giacomo Calef.
La società fa notare che l’entusiasmo della comunità di ricerca sui nuovi usi del grafene – per esempio nelle batterie al litio, di cui potrebbe migliorare le performance in misura strabiliante – ha contagiato la comunità finanziaria, che ha già puntato gli occhi sulle società che potrebbero trarre slancio dall’ascesa del supermateriale. “Tra le società quotate vi è per esempio Versarien, che utilizza tecnologie brevettate per realizzare soluzioni ingegneristiche destinate ad aziende che appartengono a diversi settori: automobili, costruzioni, utilities, energia, nanotecnologie ed erogazione di servizi”, prosegue il report.
La società, quotata a Londra, ha attualmente una capitalizzazione di mercato di circa 185 milioni di sterline, ed è reduce da una corsa che ha portato il suo valore a quadruplicarsi. Ma gli esperti di Notz Stucki fanno notare che, visto il crescente utilizzo del grafene nelle fasi di produzione industriale, società di questo genere potrebbero anche essere prede di acquisizioni da parte di colossi industriali. E quindi potrebbero rappresentare un investimento interessante. “Si veda per esempio Samsung, che di recente sta sviluppando una tecnologia innovativa per rendere i propri telefoni flessibili e resistenti”.
In alcuni casi, poi, si può cavalcare l’onda investendo in quotate che hanno quote consistenti in società private che producono o trasformano il grafene. “Per esempio Mason Graphite possiede il 32,5% di Group NanoXplore, che produce grandi volumi di materiali di alta qualità a prezzi competitivi. Anche aziende molto note nel campo tecnologico, come Intel, Nokia, IBM e Sony, sono coinvolte nella ricerca sul materiale, in particolare per lo sviluppo di prodotti di fascia alta destinati ai segmenti dell’elettronica e della fotonica”, dicono gli esperti di Notz Stucki.
