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Per il ceo di DoubleLine Capital, siamo di fronte ai mercati “meno sani di sempre”. Colpa di un’elevata concentrazione e delle iper valutazioni. Atteso un primo grande sell-off sui titoli tech già l’anno prossimo. “Ma quello successivo sarà nel credito privato”. Più cash e meno asset speculativi la strategia del ‘re dei bond’
Il rally dell’azionario statunitense prosegue senza apparenti esitazioni: negli ultimi sette mesi l’S&P 500 ha messo a segno un progresso superiore al 30% dai minimi di inizio aprile, spinto dalla narrativa sull’intelligenza artificiale e da una domanda interna che continua a sorprendere. Ma se molti investitori leggono in questo contesto le premesse di una nuova fase espansiva, non smette di crescere la frangia di chi invece teme lo scoppio di una bolla speculativa. Tra questi anche Jeffrey Gundlach, amministratore delegato di DoubleLine Capital, che ai microfoni di Bloomberg si aggiunto al coro dei tanti guru preoccupati di un imminente sell-off a Wall Street. Solo che l’uomo d’affari, conosciuto come ‘re dei bond’ per la sua abilità nel prevedere i movimenti dell’obbligazionario, è convinto che la minaccia riguardi anche un segmento neo in vista del tech: il credito privato. Prospettiva che lo ha convinto a mantenere almeno il 20% del portafoglio in liquidità in vista del possibile arretramento.
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IA e data center: “Eccessi da fine ciclo”
La critica di Gundlach si concentra soprattutto sulla distorsione delle valutazioni nel settore tecnologico. “Il rally è alimentato da una componente di frenesia che riguarda soprattutto i titoli legati all’intelligenza artificiale e gli investimenti nei data center”, ha spiegato il guru, sottolineando che si tratta di segmenti nei quali ‛l’acquisto sull’onda del momentum’ rischia di replicare dinamiche ben conosciute dagli investitori per parentesi sfortunate del passato come quella delle Dot-Com: crescite verticali, elevata concentrazione e un brusco ridimensionamento quando la narrativa si incrina. “Siamo in una fase pericolosamente speculativa”, ha sintetizzato, “con molte società che trattano a prezzi di gran lunga superiori al loro reale valore”. In altre parole, l’IA per Gundlach assomiglia alla fase terminale di una bolla. E le sue previsioni su come andrà a finire vengono di conseguenza: uno scoppio entro il 2026, con effetti estesi all’intero mercato.
Non solo AI: il credito privato come detonatore
Il quadro critico delineato da Gundlach non riguarda però solo l’azionario. Il gestore individua nel credito privato, mercato da 1.700 miliardi di dollari a livello globale, il potenziale epicentro di quella che lui stesso non ha avuto timore di definire la “prossima grande crisi”. La crescita del settore, dominato da finanziatori non bancari che erogano prestiti corporate diretti, si accompagna infatti nella sua view a un pesante deterioramento degli standard di underwriting. Il parallelo evocato, in particolare, è stavolta quello con i mutui subprime del 2006: strutture complesse, qualità dei beneficiari in calo, incentivi disallineati. I recenti default di Tricolor e First Brands Group rappresenterebbero, secondo il guru, i primi segnali di crepe in un universo reso opaco dall’illiquidità ma anche dall’eccessiva spinta commerciale verso gli investitori retail. Una “perfetta discrepanza”, l’ha definita, tra la natura degli asset sottostanti e il profilo della clientela cui vengono distribuiti.
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Più contante, meno oro: il portafoglio anti-shock
In vista di un 2026 che si prospetto sull’altalena per le Borse, Gundlach conferma quindi una postura marcatamente prudente. “Oltre al 20% in cash”, ha spiegato, “manteniamo una preferenza strutturale per l’oro ma abbassiamo la raccomandazione dal 25% al 15%”. Una revisione dettata dalla difficoltà di tradurre in performance le proprie convinzioni contrarian: “Shortare le junk bond non ha funzionato”, ha osservato, evidenziando la resistenza del mercato del credito nonostante segnali macro più incerti. Sul fronte macroeconomico, il gestore segnala infine la persistenza di pressioni inflazionistiche come conseguenza dei dazi di Trump: “Continueranno a incidere sui prezzi delle importazioni e a limitare il raffreddamento del carovita”.
La lettura di fondo
L’impianto analitico di Gundlach converge, insomma, su un messaggio chiaro: la combinazione di valutazioni tirate, leadership di mercato ristretta e proliferazione di prodotti di credito illiquidi crea un contesto fragile. La raccomandazione è dunque quella di ridurre l’esposizione agli asset più speculativi e incrementare le difese di portafoglio. Una view che, nell’euforia dell’IA, suona fuori dal coro ma riflette una preoccupazione crescente anche tra i gestori più prudenti: la sostenibilità del ciclo in assenza di fondamentali altrettanto robusti.
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