Argentina, bond sovrani in valuta forte verso il rimbalzo
Per Chow (Ubp), almeno 4 fattori fanno ritenere che i prezzi attuali siano troppo bassi e che ci sia quindi spazio per un rimbalzo
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Torna il peronismo alla Casa Rosada e il mercato crolla. Alberto Fernández e Christina Kirchner hanno vinto le elezioni argentine, come largamente atteso dopo la sorpresa delle primarie di agosto, ma non hanno ottenuto la maggioranza al Congresso. La conseguenza immediata è stato il crollo del mercato azionario (che ha lasciato sul terreno circa il 3% sulla notizia), accompagnato da un calo significativo della valuta e nel reddito fisso.
Nel breve termine gli effetti di questo cambiamento al vertice dell’Argentina saranno negativi. Almeno così la pensa Verena Wachnitz, gestore del fondo T. Rowe Price Latin America, secondo cui “il conflitto interno tra Kirchner e Fernandez potrebbe limitare i tentativi di perseguire un percorso economico più ortodosso e probabilmente assisteremo a un mix di politiche come il controllo sui capitali, un aggiustamento fiscale limitato, tasse sull’export più elevate, monetizzazione, controlli sul rapporto tra prezzi e salari e default o rinegoziazione del debito”.
Tuttavia anche grazie ai 2 milioni di voti in più rispetto alle primarie che ha ottenuto il movimento Cambiemos del Presidente uscente Mauricio Macri, che ha messo a segno una vittoria schiacciante nella città di Buenos Aires e in altri distretti chiave, al momento appare ridotto “il rischio di assistere a sviluppi estremi come cambiamenti alla costituzione”, e che abbatte anche quello “di una transizione disordinata”. “La Banca Centrale Argentina (BCRA – Banco Central de la República Argentina) ha già imposto controlli più stingenti sul capitale, e gli sforzi volti a implementare tali misure prima dell’effettivo cambiamento al Governo il 10 dicembre, inizieranno oggi”.
I controlli sui capitali limitano gli acquisti mensili di valute estere da parte dei residenti, obbligano gli esportatori a rimpatriare gli utili esteri e costringono banche e altre società a richiedere l’autorizzazione prima di vendere peso. Misure necessarie per evitare quanto già accaduto ad agosto, con il crollo del peso determinano propria dalla fuga dei capitali all’estero.
Probabilmente però, queste misure non saranno sufficienti a evitare un nuovo fallimento per Buenos Aires. “Il mercato ritiene che un orientamento politico a sinistra, di nuovo verso il peronismo, porterà ad una maggiore instabilità macroeconomica. L’Argentina era già sul precipizio prima delle primarie, e dato l’enorme declino della valuta e la mancanza di fiducia del mercato, la nazione sembra ora essere diretta verso il suo nono fallimento”, secondo Jared Lou, Emerging Market Debt portfolio manager di NN Investment Partners.
Cosa succederà ora? È probabile che nel 2020 ci sarà una ristrutturazione del debito, a condizioni meno negative di quelle previste nel 2001, che ha creato danni ingenti per l’economia emittente. “Fernández deve perseguire una ristrutturazione del debito che favorisca i creditori per riguadagnare rapidamente l’accesso al mercato. La disomogeneità tra i diversi tipi di creditori – hedge fund, gestori patrimoniali, banche private, argentini locali – potrebbe rendere più difficile raggiungere una soluzione negoziata con la stessa rapidità con accadde, ad esempio, con l’Ucraina nel 2015. La ristrutturazione dell’Ucraina è stata un successo inaspettato non solo per la rapidità con cui è stata completata, ma anche per il valore di recupero finale fissato a 80 centesimi di dollaro. Sarebbe sorprendente se l’Argentina ottenesse un tale risultato, ma Fernández vorrà probabilmente perseguire una ristrutturazione amichevole. L’FMI potrebbe essere la sfida più grande”, dice Lou.
Nell’ambito del piano di salvataggio da 57 miliardi di dollari stipulato l’anno scorso, la tranche di dicembre potrebbero venire posticipate “se il FMI dovesse decidere che i passi avanti compiuti dal governo Macri verso il risanamento delle finanze pubbliche sono stati messi in ombra dal peggioramento delle prospettive e dall’aumento dell’incertezza politica”, aveva spiegato prima delle elezioni Steven Backes, portfolio manager e analista d’investimento specializzato nel debito dei mercati emergenti di Capital Group e poiché “a fine anno il governo dovrà rimborsare somme cospicue, pertanto una qualsiasi interruzione dei finanziamenti del FMI avrebbe effetti deleteri sulle prospettive economiche”.
Kristalina Georgieva, la nuova titolare del Fmi, dal canto suo ha auspicato il “rapido inizio” di un lavoro comune “per far fronte alle sfide economiche e per promuovere una crescita inclusiva e sostenibile che sia benefica per tutti gli argentini”.
Insomma, in Argentina, oggi, tutto è ancora possibile.
