Azionario, i titoli immuni alla pandemia
Beni di prima necessità, tech, sanità e non solo: ecco chi sta beneficiando di un’accelerazione dei trend strutturali già esistenti, secondo Capital Group
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L’azienda Italia, almeno quella quotata in Borsa, ce la farà a superare la crisi da Covid 19. Perché ha i numeri per superare lo tsunami, come dimostrano i bilanci, anche al netto del trend generale di indebitamento per effetto dell’ambiente a tasso zero che una lunga esperienza di Qe ha generato fin da prima della pandemia. Ne abbiamo parlato con Luigi De Bellis, co-responsabile ufficio studi di Equita.
Prima occorre fare una premessa. Nel 2019, secondo l’Ocse, lo stock di obbligazioni corporate non-finanziarie ha raggiunto un massimo storico di 13,5 trilioni di dollari, il doppio in termini reali rispetto a dicembre 2008. E rispetto ai precedenti cicli, le obbligazioni in circolazione presentano oggi una qualità creditizia complessiva inferiore, requisiti di rimborso più elevati e scadenze più lunghe. Questo elemento potrebbe aver amplificato gli effetti negativi di un forte rallentamento economico sulla crescita.
Quanto all’Italia, l’indice FtseMib è in calo del 28% da inizio anno, anche a causa dell’allargamento dello spread Btp-Bund, perché uno dei principali elementi di debolezza dell’Italia è l’elevato livello di debito pubblico, soprattutto rispetto agli altri Paesi europei.
“Tuttavia, se guardiamo alle società quotate, il quadro è molto più confortante”, dice De Bellis a FocusRisparmio. “Le aziende italiane quotate, e in particolare il settore industriale e dei servizi, che sono la spina dorsale della nostra economia, hanno una leva finanziaria ragionevole. Il sistema bancario è più solido rispetto al passato. Il grado di patrimonializzazione del settore bancario è quasi raddoppiato dal 2009 ad oggi, dato che il CET1 ratio è cresciuto dal 7,3% al 13,5% (2019), ampiamente sopra ai requisiti minimi regolamentari, pari al 9%; in termini assoluti, il capitale è salito del 40%, dai 91 miliardi di euro del 2009 a circa 130 miliardi del 2019. Infine, la qualità degli attivi delle banche è migliorata rispetto al dato del 2009: lo stock di crediti deteriorati lordi è sceso da 139 a 104 miliardi (con un miglioramento ancora più marcato dal 2015 ad oggi), mentre l’NPE ratio è calato dal 9,3% al 7,6%, avvicinandosi alla soglia target definita dai regulator pari al 5%”. Inoltre, uno dei punti di forza della nostra economia è il basso debito privato (in linea se non addirittura inferiore rispetto a quello di altri paesi europei) e l’alto tasso di risparmio (pari al 10,5%)”.
Tutto questo rende il Paese resiliente. E le imprese quotate, con tutte le avvertenze sulla limitata dimensione della nostra Borsa – che probabilmente non rispecchia la media di tutte le aziende italiane – mostrano una struttura finanziaria solida. “Basti pensare”, continua De Bellis, “che circa il 20% delle società del FtseMib (ex-finanziari) ha una posizione finanziaria netta positiva, ovvero ha cassa. In confronto il 19% delle società dell’S&P500 ha cassa e il 17% di quelle del Cac40. L’Ibex spagnolo presenta una quota del 12% di aziende liquide. Solo il Topix ha una posizione migliore della nostra con il 24%”. Anche dal punto di vista dell’indebitamento il Ftse/Mib spicca con un rapporto debito netto/Ebitda di 1,9 volte e che può arrivare tra le 2 e le 2,5 volte a tutto il 2020 se le attività si normalizzano nella seconda parte dell’anno.
Ci sono alcuni settori che presentano in media un indebitamento più elevato, in particolare utilities (3,1), telecom (3,2), trasporti (4,9), dove però è alta la presenza dell’azionista pubblico “e quindi dove il merito di credito, sia per caratteristiche del business (in molti casi regolato), sia per l’azionista, è comunque molto buono. Se escludiamo questi settori, la leva sia per il Ftse/Mib sia per tutto il complesso delle società che copriamo, è ancora inferiore: meno di uno per le prime e 1,85 per le seconde. Inoltre, buona parte dei settori industriali mostra un grado di leva inferiore alla media (Capital Goods, Consumer Durables, Food&Staples, Retailing, Materials). Tutti questi numeri sottolineano che i nostri imprenditori sono stati molto diligenti nella gestione delle proprie aziende, anche grazie alla presenza limitatissima di azionisti di riferimento di natura finanziaria (Private Equity) che fanno un utilizzo più importante del debito nelle aziende”.
