L’intelligenza artificiale ha conquistato l’ultima edizione del Salone del Risparmio 2024 ed è ormai un trend consolidato per vari settori, fra cui anche informazione e media. Ma le opportunità viaggiano di pari passo con rischi e dubbi deontologici
“La redazione di questo articolo è stata supportata dall’uso di un sistema di AI e rivisto, controllato e modificato dalla nostra redazione”. Potrebbe essere vero ma in questo caso non lo è. Eppure, simili diciture sono riportare in apertura di un numero sempre maggiore di articoli online. Se però l’intelligenza artificiale generativa rappresenta già una variabile piuttosto solida nel presente di diversi settori, tra cui anche il risparmio gestito, quando si parla di media e informazione il temasi fa più divisivo e delicato. Un netto equilibrio tra opportunità e rischi.
Ginevra Cerrina Feroni, vicepresidente del Garante per la protezione dei dati personali
Il disclaimer iniziale è anche l’intro dell’intervento di Ginevra Cerrina Feroni, un discorso con cui lo scorso marzo la vicepresidente del Garante per la protezione dei dati personali ha aperto l’AgendaDigitale. La nota è tranchant: l’intelligenza artificiale generativa ha già cambiato il modo di fare informazione. Per questo l’autrice si chiede: “Cosa implicherà il sempre maggior ricorso ai modelli generativi per il futuro della democrazia? In che modo una produzione via via più automatizzata dell’informazione potrà influire sulla partecipazione democratica?” Interrogativi legittimi per chi come mestiere “svolge la funzione fondamentale di selezionare, verificare e pubblicare le informazioni rilevanti per il pubblico, garantendone la pluralità, l’obiettività, la completezza e l’imparzialità”, secondo quanto sancito dalla sentenza n.11/1969 della Corte costituzionale. Dubbi, in più, avallati da due fenomeni: il dilagare delle fake news e il web scraping, ovvero la tecnica che permette all’AI di utilizzare contenuti testuali, visivi, audiovisivi per raccogliere dati su autori terzi senza loro autorizzazione preventiva (emblematico il caso New York Times contro OpenAI). NewsGuard, che si occupa d’individuare e smentire le false notizie in rete …
Dalla priorità dell’esperienza utente alla convergenza tra prodotti e canali, le ceo europee dell’industria tracciano un nuovo paradigma: meno silos, più tecnologia e un modello sempre più simile alle piattaforme digitali globali
Secondo Gebhart (J.P. Morgan AM) e altri esperti intervenuti all’Alfi Global Asset Management Conference, la crescita del passivo è un trend strutturale. Ecco perché, la vera sfida per i gestori, sarà essere sempre più ‛ETF-able’. Ma, oltre ai prodotti gestiti, occhio anche ad altri trend: robot-advisor e neobanche in testa
Un report SimCorp-Axyon AI mostra che gli algoritmi hanno generato rendimenti attivi positivi nel 61%-65% dei mesi analizzati. “Ma resta necessario un robusto processo di costruzione del portafoglio”
Secondo BCG e OpenAI, il passaggio a sistemi che orchestrano processi e decisioni consentirà di ridefinire tanto modelli organizzativi quanto interazione col cliente. Ma servono un’infrastrutture tecnologica coerente e personale qualificato
Secondo la multinazionale della consulenza, la svolta non saranno le criptovalute ma lo sviluppo di un’infrastruttura che aiuti l’integrazione tecnologica nei processi dei mercati. Il direttore esecutivo Zappavigna: “Dalla partnership con Taurus una piattaforma integrata per custody, tokenizzazione e trading”
Dall’analisi alla reportistica, tante le attività pronte a essere automatizzate. Ma, per Paolo Giudici (Università di Pavia), saranno qualità e scelte industriali a fare degli algoritmi un rischio o una minaccia. E sul futuro della professione la view è chiara: “Meno operatore, più supervisore”
Secondo un sondaggio di PwC, i gestori europei di strategie passive sono più scettici dei colleghi americani sull’impatto delle nuove tecnologie. Regolamentazione e cybersecurity le variabili indicate come principali ostacoli. Ma, dall’efficienza alla personalizzazione, i benefici dell’innovazione ci sono
Per Frederiek Van Holle (DPAM) l’intelligenza artificiale non è un progetto IT ma un cambio di modello. Il vantaggio competitivo si sposta dalla singola decisione alla capacità dell’intera organizzazione di apprendere e adattarsi nel tempo. Ecco i rischi e le opportunità per i gestori
Bankitalia: piattaforme web-mobile, AI e cloud computing fanno la parte del leone. Prestiti e depositi ancora poco digitali. Fintech non vigilate piccole, giovani, dinamiche ed esterofile
Secondo il fondatore di Bridgewater, l’area del Golfo sta diventando uno dei poli globali dell’intelligenza artificiale. Merito di fondi sovrani, infrastrutture cloud e un afflusso di talenti internazionali. Ma per l’economia mondiale arrivano due anni “precari”
L’Osservatorio del Politecnico di Milano: settore in fase di consolidamento. Le aziende emergenti sono 485, dalle 596 del 2024. Giù anche il funding (-19%), ma le entrate crescono del 29%
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