Reti, la nuova sfida sono le banche commerciali
Secondo uno studio di Excellence Consulting, gli istituti stanno riscoprendo il valore del modello della consulenza fuori sede. Già 15mila gli intermediari che operano al di fuori di Assoreti
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Il risiko bancario italiano non è mai stato così caldo. Dopo l’offerta di Banco Bpm a Monte dei Paschi per una fusione tra pari, alla quale non è arrivata ancora risposta dall’istituto senese ma che potrebbe portare alla nascita di un gruppo da 50 miliardi di euro di capitalizzazione e 6 miliardi di utile netto, a scendere in campo è stata Intesa Sanpaolo. All’indomani del cda straordinario convocato nella serata di domenica 7 giugno, Ca’ De Sass ha infatti rotto gli indugi e lanciato sulle azioni dello stesso Monte un’OPAS da 30,6 miliardi. Un’iniziativa che in conference call e alla successiva conferenza stampa il ceo Carlo Messina non ha esitato a definire “priva di rischi”, precisando come un esito favorevole abbia il potenziale di dare vita non solo al secondo player europeo nel settore ma anche un leader nazionale nei servizi di wealth management e investment banking grazie alle quote di Mediobanca e Generali portate in dote da Mps.
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Le condizioni fissate da Messina prevedono il pagamento di 16 azioni ordinarie Intesa di nuova emissione ogni 10 azioni Mps apportate, a cui si aggiunge un conguaglio cash di 1 euro per ogni singola azione del Monte. Questa formula valuta implicitamente l’azione Mps a 10,091 euro, garantendo agli azionisti un premio del 12,5% rispetto all’ultimo prezzo di chiusura del 5 giugno e di oltre il 17% sulle medie dell’ultimo trimestre. L’efficacia dell’offerta è legata al raggiungimento di una soglia minima del 66,67% del capitale di Mps, quota necessaria a Intesa per blindare il controllo straordinario in assemblea. Il ceo ha anche fatto sapere che sull’operazione non ci sarà nessun rilancio: “Considerando che la governance complicata del Monte non garantisce la piena realizzabilità dei numeri contenuti nel business plan”, ha spiegato, “consideriamo quanto offerto giù congruo”.

La mossa di Intesa è stato il punto di arrivo di una domenica già attraversata da una tensione crescente. Banco Bpm aveva infatti aperto le danze proponendo a Siena un merger of equals da oltre 50 miliardi di capitalizzazione e sinergie superiori a 1,1 miliardi annui. L’idea era quella di unire due reti profondamente complementari, radicate nel credito alle pmi e fortemente presenti sia Lombardia che in Veneto e Toscana. Le stime della società guidata da Giuseppe Castagna parlavano di oltre 650 milioni di sinergie di costo e quasi mezzo miliardo di ricavi aggiuntivi, con una creazione di valore superiore a 5,5 miliardi. Un progetto industrialmente coerente con la fase europea del settore, in cui la scala diventa una condizione necessaria per sostenere tecnologia, wealth management e redditività in un contesto di tassi destinati a normalizzarsi.
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La struttura dell’operazione è accompagnata da un tassello industriale decisivo. Unipol ha infatti sottoscritto un accordo con Intesa Sanpaolo per l’acquisizione di una banca composta da 635 filiali di Mps una volta completata l’opas lanciata da Ca’ de Sass sul Monte. L’obiettivo finale della compagnia presieduta da Carlo Cimbri, che è azionista di riferimento di Bper, una combinazione tra quest’ultima e la banca ceduta da Intesa per dare vita a una realtà chiama Banca Monte dei Paschi. Operazione che, secondo una nota diffusa sempre nella mattinata del 6 giugno, dovrebbe essere supportata da un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro. L’iniziativa, come riferito dalla stessa società in un comunicato che stima in oltre 800 milioni di euro le sinergie, porterebbe alla creazione di un “nuovo campione italiano nel settore bancario nazionale che si posizionerebbe al secondo posto tanto nella raccolta diretta quanto nei prestiti alla clientela e nel numero di sportelli”. Sul piano della governance, il gruppo bolognese ha inoltre comunicato di voler perseguire il “controllo di fatto” di Bper attraverso strumenti derivati sul 4,99% del capital e senza promuovere un’opa.
Dal punto di vista dimensionale, l’aggregazione consentirebbe Intesa Sanpaolo di diventare il secondo player bancario dell’Eurozona per capitalizzazione di mercato. Secondo il management dalla banca, il gruppo risultante sarebbe infatti in grado già a fine anno di raggiungere superare diversi obiettivi fissati dal Piano d’impresa al 2029. L’utile netto atteso a fine piano salirebbe così a oltre 16 miliardi di euro dagli 11,5 originariamente previsti, gli attivi arriverebbero a 1.700 miliardi (con oltre 250 miliardi del perimetro non ceduto di Mps) mentre la distribuzione complessiva di dividendi agli azionisti potrebbe sfiorare i 61 miliardi. Il Roe sarà poi superiore al 20%, mantenendo invariato l’assunto conservativo di un tasso euribor stabile a circa l’1,95%, e si prevede un ulteriore potenziale di crescita dei ricavi derivante dall’aumento dei tassi. Dall’aggregazione dovrebbero inoltre generarsi sinergie annue ante imposte per circa 2,9 miliardi a regime, di cui 1,5 miliardi derivanti da riduzioni di costo e circa 1,4 miliardi da maggiori ricavi.
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Il vero cuore strategico dell’operazione non risiede tuttavia nelle dimensioni bancarie tradizionali, bensì nel business del risparmio gestito e della consulenza finanziaria. Le stime fornite da Messina parlano chiaro in questo senso: il perimetro che rimarrà nel gruppo consentirà di arrivare già su base pro-forma 2025 a circa 1.700 miliardi di euro di attività finanziarie della clientela, di cui oltre 250 miliardi provenienti dalla parte non ceduta di Mps. La combinazione porterà inoltre in dote oltre 27 milioni di clienti, circa 20 milioni dei quali in Italia, e una rete di circa 21mila professionisti compressiva di oltre 2.000 consulenti finanziari e private banker provenienti da Siena. Tutti numeri che, nel loro complesso, rappresentano una tappa intermedia verso il traguardo indicato dal management: raggiungere circa 2.000 miliardi di euro di masse della clientela entro quattro anni. “Questa operazione ci fornisce un’opportunità unica per rafforzare la nostra posizione in Europa e in Italia”, ha detto Messina confermando quanto già emerso dalla conference call con gli analisti. “Genereremo valore per i nostri azionisti e creeremo una banca wealth con ulteriori opportunità di crescita”, ha aggiunto.
L’operazione conferma dunque la trasformazione di Intesa Sanpaolo da banca commerciale tradizionale a gruppo sempre più focalizzato sulle attività a commissione e sul risparmio gestito. Tant’è vero che lo stesso istituto ha individuato nel rafforzamento della leadership sui settori Wealth Management e Protection & Advisory il principale obiettivo strategico dell’offerta. L’acquisizione consentirebbe infatti di valorizzare una base aggiuntiva di circa 6 milioni di clienti attraverso il modello distributivo e le fabbriche prodotto proprietarie del gruppo. Particolare rilevanza assume in questa chiave anche l’integrazione con Mediobanca, che Intesa intende mantenere all’interno del perimetro acquisito conservandone il marchio. La presenza di Piazzetta Cuccia consentirebbe di rafforzare ulteriormente il presidio della clientela High Net Worth e di sviluppare sinergie tra wealth management e corporate & investment banking, facendo leva sulle competenze sviluppate dalla banca milanese nel servizio agli imprenditori e nelle operazioni straordinarie.
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Attraverso Mps Intesa metterebbe le mani sulla partecipazione in Mediobanca, di cui già detiene lo 0,2%, e quindi sul 13% delle Generali che questa ha a sua volta in pancia. Non è infatti un caso che, prima ancora dell’Opas, il board abbia approvato l’acquisto del 3,01% del Leone Generali. “Vogliamo mantenere il trattamento della quota in Piazzetta Cuccia e per farlo dobbiamo evitare qualche contromossa”, ha detto lo stesso Messina agli analisti facendo riferimento a un’eventuale sgambetto da parte del Leone. Per quanto riguarda la banca d’affari milanese che ha fatto dell’istituto di Luigi Lovaglio il pezzo pregiato sullo scacchiere, Ca’ De Sass ha invece precisato un aspetto importante: se la prevista fusione con Mps avverrà prima della chiusura dell’operazione, l’offerta “sarà estesa anche alle azioni di nuova emissione di Siena che dovessero essere emesse ai fini del concambio” con Mediobanca. Se invece non sarà completata, Intesa diventerà titolare della quota di Mps in Piazzetta Cuccia e “promuoverà un’offerta pubblica obbligatoria” sul capitale residuo.
Tra i messaggi più forti lanciati dal ceo di Ca’ De Sass in occasione della conferenza stampa, c’è anche quello che ha riguardato l’esecuzione dell’operazione. Il top manager ha infatti sottolineato come il gruppo abbia già dimostrato la propria capacità di acquisire con successo realtà complesse, a partire dalle ex banche venete e da UBI Banca. “Siamo sempre riusciti ad aggregare senza problemi altri soggetti ed è per questo che non vediamo rischi nell’iniziativa in essere”, ha dichiarato. Una tesi sostenuta evidenziando sia l’opportunità di integrare rapidamente il perimetro di Mps attraverso la piattaforma tecnologica cloud-native isytech sia quella di adottare un’impostazione sostanzialmente priva di costi sociali: “Prevederemo esclusivamente uscite volontarie e un piano di assunzioni tale da mantenere un rapporto di uno a uno tra ingressi e uscite”. Si tratta di una prospettiva rispetto alla quale l’Opas appare meno come una scommessa sul rilancio della banca senese e più come un’accelerazione della strategia perseguita da Messina negli ultimi anni: costruire un campione europeo del risparmio gestito, capace di valorizzare il patrimonio finanziario delle famiglie italiane e competere con i principali operatori continentali nel wealth management.
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La forza strategica della mossa di Messina sta nell’aver anticipato le obiezioni dell’antitrust attraverso l’accordo vincolante con Unipol Assicurazioni. Al completamento dell’operazione, Mps verrà di fatto scissa per non alterare la concorrenza e il blocco Intesa otterrà due risultati: oltre a mantenere le circa 625 filiali del Monte, assorbirà la controllata Mediobanca insieme alla strategica quota del 13,2% nelle Assicurazioni Generali. Un pacchetto che contribuirà ulteriormente ad accelerare l’espansione di Ca’ De Sass nei rami wealth management e corporate banking. Sul fronte Unipol nascerà invece un colosso autonomo in grado di agire da vero terzo grande polo bancario italiano accanto alla stessa Intesa e Unicredit.
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