L’operazione rimescola le carte nel processo di consolidamento del settore. Le controllate? Nozze Pramerica-Eurizon e integrazione di IW Bank
Alessandro Falconi
Pronti a riaprire le danze? Sembra voler dire questo la maxi-operazione targata Intesa Sanpaolo all’industria dei servizi finanziari. Perché questo accadrà, se l’acquisizione di Ubi banca, quarto istituto italiano, da parte di Ca’ de Sass, primo, dovesse andare in porto: ripartirà il risiko. Ne è convinto Alessandro Falconi, co-head of innovation & strategy, transformation consulting di Capgemini Italy, secondo cui ora tocca capire come si muoveranno gli altri protagonisti, soprattutto gli stranieri.
Intanto, Intesa è pronta a posizionarsi al vertice europeo del wealth management, molto probabilmente, secondo l’esperto, fondendo Pramerica con Eurizon e lasciando che IW Bank svolga quel servizio di banca e consulenza finanziaria digital-empowered che Messina ora non ha.
Come va letta questa operazione?
“Che il 2020 sarebbe stato un anno di forte consolidamento nell’industria dei servizi finanziari era cosa nota a tutti già da tempo. Difficile era però prevedere quali soggetti avrebbero ricoperto il ruolo di banca aggregante. Questa operazione non era sicuramente tra le più probabili, anzi Ubi sembrava avere tutte le carte in regola per consolidare altre realtà bancarie del centro-nord Italia. L’operazione Ubi per Intesa è assolutamente coerente con gli obiettivi del piano industriale di crescita nel segmento retail con orientamento digitale e nel wealth management, dove si posizionerebbe tra i leader assoluti in Italia e in Europa. Qualora dovesse concretizzarsi, questa operazione porterebbe una serie di conseguenze dirette e indirette molto importanti. Intesa si consoliderebbe sempre più come leader in Italia e in Europa, potendo contare sugli asset portati in dote da una banca in grande salute come Ubi e sulla possibilità di far leva su evidenti sinergie di costo e ricavo. Indirettamente, questa operazione porterebbe ad un rimescolamento delle carte nel processo di consolidamento nel settore, accelerando alcuni processi sulle realtà di medie dimensioni. In questo domino sarà da capire che ruolo avranno gli istituti esteri, che non è un segreto siano molto interessati al nostro mercato”.
Quali sono gli impatti potenziali della possibile fusione Intesa-Ubi sulle controllate, in una fase in cui le dimensioni fanno la differenza per economie di scala e capacità d’investimento?
“Processi di consolidamento di questo tipo portano tipicamente con sé la creazione di sinergie da business similari, con l’obiettivo di generare economie di scala riducendo nel contempo i costi. Fusioni nel comparto asset management sono più probabili, con Pramerica probabilmente destinata al matrimonio con Eurizon Capital. Sul lato della consulenza finanziaria il discorso si fa sicuramente più complesso ed interessante, in quanto IW Bank copre un business che non è sovrapponibile al Private Banking di Fideuram ISPB, ma nemmeno a quello retail di Intesa Sanpaolo. Probabilmente in quest’ultimo caso sarà molto più probabile che il modello di offerta di IW Bank verrà integrato nell’ecosistema Intesa, garantendole quel servizio di banca e consulenza finanziaria digital-empowered che le è sempre mancato”.
L’operazione può portare alla creazione di un campione nazionale che può competere a livello europeo?
“Con questa operazione Intesa Sanpaolo diventerà il settimo gruppo bancario europeo per attivi e con Ubi rappresenterà più del 20% del wealth management in Italia, segmento che sia Intesa che Ubi stessa hanno dichiarato di voler continuare a sviluppare per generare ricavi. In questo modo riuscirebbe a raggiungere l’obiettivo di diventare leader nel wealth management europeo, crescendo ulteriormente in un Paese (l’Italia), che può contare uno dei più alti risparmi privati non investiti e dunque un maggiore potenziale di crescita”.
Panebianco (Pwc): “Forti sinergie sia nella produzione, con una crescita importante delle masse di Pramerica, sia nella distribuzione, grazie all’affiancamento di una banca digitale a oggi assente nella galassia ISPB”
“Questo annuncio segna il ritorno delle operazioni M&A nazionali in Italia”, scrive Goldman Sachs. Per Messina l’operazione “non avrà nessun costo per gli azionisti e zero rischi di execution”
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