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Dopo le ultime escalation nella regione, il Paese vede salire il premio al rischio. Ma i gestori confermano la solidità della sua crescita tra riforme, digitalizzazione e dinamismo demografico. Più complesso il profilo del Pakistan
Dopo l’ultima escalation lungo il confine del Kashmir, le tensioni tra India e Pakistan si sono in parte attenuate ma l’episodio ha lasciato un segno nei portafogli globali. L’aumento del premio per il rischio sul Subcontinente, seppur temporaneo, ha spinto molti investitori a interrogarsi sulla tenuta della narrazione di crescita che negli ultimi anni ha sostenuto il mercato locale. Eppure, nonostante sfide congiunturali che vanno dall’inflazione alle elezioni dello scorso anno fino allo stress del credito e alle correzioni di mercato, i gestori sono convinti che la traiettoria di lungo periodo resta intatta.
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India, premio al rischio in salita
“Il premio per il rischio dell’India è aumentato in seguito alla recente escalation delle tensioni con il Pakistan”, sottolinea Vivek Bhutoria. “Sebbene il conflitto nella regione non sia nuovo”, spiega il portfolio manager di Federated Hermes, “l’attuale intensità ha aumentato le aspettative di un aumento della spesa per la difesa”. La sua analisi sullo stato del Paese non è delle più rosee: “Gli ultimi trimestri hanno visto lo slancio economico scemare e la debolezza della domanda ha avuto un’ampia base, con le aziende che hanno citato l’inflazione e le deboli prospettive di lavoro come fattori chiave del rallentamento dei consumi della classe media urbana”. Una decelerazione alla quale si sono aggiunti gli inasprimenti fiscali e monetari, le elezioni generali dello scorso anno, gli eventi climatici estremi e la riduzione della spesa pubblica in conto capitale. Anche lo stress delle famiglie, spiega Bhutoria, è aumentato a causa del rallentamento della crescita del reddito e dell’aumento della leva finanziaria.
Ma le opportunità ci sono
“Nonostante queste sfide”, chiarisce però Buthoria, “Nuova Delhi resta ben posizionata per beneficiare dei principali megatrend in atto e delle mutevoli dinamiche commerciali globali”. E le ragioni citate sono molteplici: “La sua limitata dipendenza dalla domanda statunitense e cinese, insieme ai negoziati commerciali in corso con gli Stati Uniti, potrebbe sostenere un’espansione del Pil a medio termine. Senza contare che l’India può trarre vantaggio dalla diversificazione della catena di approvvigionamento, soprattutto perché i dazi sul Sud-Est Asiatico mirano a limitare le esportazioni indirette di Pechino”. Ciò detto, prosegue, resta un tema di valutazioni elevate: “Gli investitori dovrebbero concentrarsi sulle società con un forte potenziale di crescita degli utili e con un’esposizione ai fattori di crescita strutturale”.
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