L’Ente di previdenza punta su asset alternativi e partnership di qualità, ma senza accelerazioni. La sfida è restare disciplinati anche nei momenti di incertezza, per coniugare rendimento e sostenibilità
Danilo Pone, chief financial officer di Enpab
Rigore, gradualità e visione a lungo termine. Sugli alternativi la bussola dell’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei Biologi (Enpab) è ben chiara. “I mercati privati possono certamente rappresentare un’opportunità per gli investitori previdenziali ma con alcune precisazioni”, dice subito il chief financial officer Danilo Pone. Negli ultimi anni, spiega, l’Ente ha deciso di “diversificare il portafoglio allocando una parte degli investimenti in asset non quotati e in strumenti tipici della categoria con l’obiettivo di contenere la volatilità grazie alla natura tipicamente illiquida di tali strumenti e di ottimizzare nel tempo il rendimento atteso”. Una scelta che oggi mostra due volti.
Da un lato, spiega Pone, questi investimenti hanno effettivamente offerto un beneficio nella fase iniziale: “Rendimenti interessanti, volatilità apparente più bassa e una certa decorrelazione rispetto ai mercati quotati”. Dall’altro, aggiunge, le recenti crisi internazionali hanno confermato che “nemmeno gli alternativi sono immuni ai riflessi del contesto macroeconomico o geopolitico”. E la ragione è presto detta. “I gestori, per quanto competenti, operano comunque in ambienti condizionati dalle stesse dinamiche che colpiscono gli altri settori e mercati: aumento del costo del debito, rallentamento degli investimenti, tensioni nei multipli di valutazione”. A ciò si aggiunge una specificità strutturale: “La natura illiquida di questi asset limita fortemente la capacità di intervenire con tempestività nel ricalibrare l’asset allocation impostata”. Ecco perchè la sfida del presente è “mantenere una disciplina strategica nell’approcciare l’universo, avendo però consapevolezza che questo segmento rappresenta sì una componente importante ma non salvifica del portafoglio”.
Tra ricerca e selezione
Nel corso di quest’anno, dunque, Enpab ha portato avanti un percorso di consolidamento metodico. “L’approccio che il nostro Ente sta adottando”, spiega Pone, “ha una linea che possiamo definire di simultanea coerenza strategica e prudenza operativa”. Una strategia che tiene conto della “visione necessariamente di lungo termine” richiesta dai mercati privati e della “rapidità con cui oggi possono cambiare i paradigmi di riferimento”. L’Ente, dunque, non accelera ma rinsalda. “Per i motivi descritti, nel 2025 non abbiamo velocizzato i processi di selezione ma piuttosto abbiamo confermato quell’approccio di tipo wait and see già impostato nel 2023”, precisa il cfo. L’obiettivo non è la rotazione tattica ma la selezione di valore: “Non tanto entrare o uscire dagli alternativi, bensì scegliere caso per caso gli ambiti di interesse quando emergano reali segnali di resilienza e capacità adattativa dei settori o delle strategie”.
Al momento, prosegue il manager, la componente di investimenti in mercati privati pesa circa il 10% ma strategicamente è destinata a salire: “L’incidenza degli asset alternativi nell’ASS verrà a breve rielaborata nell’ambito della nuova asset allocation a valle del progetto di ricerca che abbiamo siglato con la SDA Bocconi”. Un aggiornamento che rispecchia il duplice orizzonte temporale di un investitore previdenziale: “Siamo un operatore di lungo periodo a livello regolamentare ma di brevissimo periodo in termini operativi”. Enpab, infatti, deve garantire ogni 12 mesi un rendimento minimo rappresentato dalla media quinquennale del PIL nominale. “Stiamo quindi attuando un percorso di progressivo onboarding dei private markets”, continua Pone, “concentrandoci sui comparti che riteniamo meglio posizionati per beneficiare dei grandi driver di trasformazione in atto”. Poi aggiunge: “Le modalità con cui accediamo sono gestite direttamente dall’Ente, sfruttando procedure di selezione consolidate che si sviluppano su due livelli distinti di valutazione qualitativa e quantitativa”.
Governance, metodo ed economia reale
L’accesso ai mercati privati, per Enpab, è un processo rigorosamente strutturato. “Per un Ente di previdenza come noi”, dice Pone, “la sfida non è tanto accedere ai mercati privati quanto farlo in modo disciplinato al netto dei pregi e dei difetti di questa forma di investimenti”. La strategia si fonda su tre canali principali: “La partecipazione a incontri e tavoli istituzionali, la pubblicazione di bandi dedicati e l’utilizzo di provider specializzati come Preqin”. Quest’ultimo “ci permette di accedere ad un bacino informativo ampio e trasparente, utile per effettuare analisi di mercato ma anche confrontare strategie e condurre un’attenta due diligence preliminare”. Un percorso guidato da “un sistema di governance ben definito, che mira a garantire indipendenza, tracciabilità e coerenza in ogni fase: dalla valutazione delle opportunità alla selezione dei gestori fino al monitoraggio continuo delle performance e dei rischi”. Ma la visione dell’Enpab non si esaurisce nella gestione finanziaria. “Il nostro Ente ha dimostrato nel tempo una forte sensibilità verso il tema dell’economia reale”, ricorda Pone, citando “l’utilizzo di forme di investimento negli alternativi e le tante iniziative di welfare attivo e passivo”. È una filosofia che lega performance e impatto, dove la sostenibilità diventa parte integrante del rendimento di lungo periodo. Perché, come sottolinea, la solidità previdenziale si costruisce nel tempo ma si misura ogni giorno nella coerenza tra obiettivi e metodo.
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