Gli Institutional Investor Indicators di State Street registrano un ritorno ai titoli USA. Resta invece lo scetticismo su Treasury e dollaro. “La narrazione della guerra commerciale sta perdendo presa”
Più equity e meno cash. Gli investitori istituzionali chiudono la prima metà dell’anno all’insegna dell’ottimismo, mentre le azioni toccano nuovi massimi. È quanto certificano gli Institutional Investor Indicators di State Street, secondo cui giugno ha visto un significativo incremento del rischio dopo che già il mese prima si era registrata una risalita. Una tendenza che si accompagna al ritorno verso i titoli USA a scapito di quelli europei, mentre resta lo scetticismo su Treasury e dollaro.
Marija Veitmane, head of equity research di State Street Markets
Lo State Street Risk Appetite Index si è dunque attestato su un livello elevato, pari a +0,36, segnando un aumento dell’allocazione verso le azioni. L’esposizione all’equity è infatti cresciuta dello 0,7% e attualmente si colloca al di sopra del livello di inizio anno. Tale incremento è stato alimentato principalmente da una riduzione dell’esposizione in liquidità (altro segnale favorevole al rischio), mentre le partecipazioni obbligazionarie sono rimaste praticamente invariate. “Gli investitori istituzionali hanno trascorso giugno aumentando il rischio nei loro portafogli, forse perché la pausa delle tensioni commerciali e il calo della volatilità li hanno spinti ad assumere rischi”, spiega la head of equity research di State Street Markets Marija Veitmane. Che sottolinea come la narrazione della ‘guerra commerciale’ stia perdendo presa sui mercati. “Notiamo in particolare un’assunzione di rischio particolarmente forte nell’azionario”, aggiunge l’esperta, “dove gli investitori stanno ricostruendo il loro sovrappeso agli Stati Uniti”.
Ritorno agli USA
Gli acquisti più consistenti a livello settoriale si sono registrati nel settore tecnologico, che mantiene una solida prospettiva di crescita degli utili anche nell’attuale contesto di incertezza. Tuttavia, nonostante l’allocazione complessiva degli investitori verso le azioni sia tornata ai livelli di inizio 2025, non si può dire lo stesso per partecipazioni in titoli USA o nel settore IT. Queste rimangono infatti ancora al di sotto dei livelli di inizio anno, anche se gli istituzionali sono attivamente impegnati ad aumentarle. “Oltre a finanziare operazioni simili reinvestendo la liquidità”, fa notare Veitmane, “gli investitori hanno anche venduto azioni europee”.
L’esperta precisa però come questo atteggiamento costruttivo nei confronti dell’equity statunitense non si estenda ad altri asset a stelle e strisce. “Stiamo osservando forti vendite diTreasury e di dollari statunitensi”, osserva, “ed è particolarmente sorprendente visto che le posizioni detenute in entrambi questi asset si trovano già ai minimi da diversi anni”. Per Veitmane, quindi, gli investitori continuano a mettere in discussione lo status di bene rifugio di entrambi gli asset poiché né le vendite di azioni statunitensi (nel primo trimestre) né le crescenti preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale (nel secondo) né la guerra in Medio Oriente hanno stimolato gli acquisti. “Le vendite di Treasury contrastano con le sottoscrizioni di JGB e obbligazioni europee e abbiamo visto preferire l’euro e le valute legate alle materie prime rispetto al biglietto verde”, precisa.
L’Europa continua a perdere appeal
Infine, l’appetito per le azioni europee è rimasto debole. Gli istituzionali hanno infatti continuato a vendere azioni sia dell’Europa continentale che del Regno Unito. Le vendite più forti si sono registrate nei mercati più grandi e con rendimenti passati più elevati, come Germania e Spagna. Tra i settori, i maggiori deflussi si sono concentrati nei titoli finanziari mentre gli operatori si sono spostati dai ciclici verso i difensivi. “Queste vendite mettono in discussione il forte sentiment positivo osservato all’inizio dell’anno nei confronti della categoria sulla scia delle prospettive di un possibile aumento della spesa fiscale nella regione”, conclude Veitmane.
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