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Natixis IM: la principale preoccupazione è la geopolitica. Seguono la bolla AI e una recessione. Meno Usa in portafoglio e più apertura verso le cripto. Tra gli italiani torna l’interesse per gli investimenti Sri
Una correzione è ormai vicina, ma nel 2026 sarà ancora possibile trovare buone opportunità sui mercati pubblici e privati. Gli investitori istituzionali globali si confermano ottimisti per i prossimi dodici mesi, anche se stanno rafforzando i loro portafogli in vista delle possibili turbolenze che si verificheranno. E in testa alle principali minacce vedono la geopolitica (49%), seguita dalla bolla tech (43%) e da una recessione (33%). È questo il sentiment fotografato dalla Global 2026 Institutional Outlook Survey di Natixis IM, che evidenzia anche un calo di interesse per i mercati statunitensi, una grande attenzione per i titoli della difesa e una più ampia apertura verso le criptovalute.
Una correzione è vicina
Dall’indagine, che ha coinvolto 515 investitori istituzionali per un totale di 29.900 miliardi di dollari in gestione, emerge l’opinione diffusa che nel 2026 la spinta dei mercati potrebbe esaurirsi. Nonostante dazi, conflitti e shock sulla catena di approvvigionamento, il 2025 è stato il terzo anno di ritorni a doppia cifra per la maggior parte degli indici, ma ora il 74% degli intervistati vede avvicinarsi una correzione. “Gli istituzionali dovranno affrontare molti ostacoli nel corso del prossimo anno”, osserva Alberico Potenza, country head Italy istitutional di Natixis IM. Tuttavia, secondo l’esperto, si rileva un certo ottimismo per quanto riguarda le prospettive di mercato e si nota la ricerca attiva di una maggiore diversificazione del rischio del portafoglio. “Una valida alternativa, notiamo, viene ancora nell’investire negli asset illiquidi”, rimarca.
I rischi: tra geopolitica e recessione
La principale preoccupazione per i prossimi mesi riguarda le cadute economiche delle dinamiche geopolitiche (49%). Con tariffe imprevedibili, il ribaltamento delle norme di sicurezza globali e la Cina che pesano fortemente sulle prospettive, il 73% pensa infatti che la disfunzione politica rappresenti una minaccia crescente per la stabilità del mercato. Ma questo non è l’unico cruccio. Il sentiment generale suggerisce infatti che gli istituzionali si stanno preparando anche a grandi cambiamenti nel panorama macroeconomico. Due terzi (66%) temono che il rallentamento della crescita possa essere foriero di una recessione, tanto che questa ipotesi viene inserita tra le tre principali minacce economiche (33%). Un altro timore è poi che l’economia globale possa non essere in grado di fare affidamento sui consumatori, poiché gli investitori considerano i beni di consumo discrezionali (18%) e di base (22%) i settori con minor possibilità di sovraperformare nel corso del 2026.
Possibili opportunità dall’incertezza
In generale, quindi, non si prevede una navigazione tranquilla per alcun mercato. Gli istituzionali si aspettano infatti un aumento della volatilità su tutti i mercati: azionario (59%), obbligazionario (38%) e valutario (46%). Tanta incertezza, però, non impedisce loro di cercare aree di relativa forza e opportunità. Il sentiment registra un calo di interesse per gli Stati Uniti e una chiara preferenza per altre regioni, con il 75% che prevede di ridurre (32%) o lasciare invariata (44%) l’esposizione a Wall Street. Al contrario, l’89% dichiara che aumenterà (44%) o lascerà invariate (46%) gli investimenti sui listini dell’area Asia-Pacifico, mentre l’85% prevede di aumentare (40%) o lasciare invariati (44%) quelli sui mercati azionari europei.
Gli investitori stanno anche prendendo in considerazione il potenziale economico positivo delll’instabilità geopolitica, con il 77% in Europa e l’81% in Nord America ottimista sui titoli della difesa. Nel complesso, il 65% prevede che l’aumento della spesa per il riarmo sosterrà la crescita nei mercati sviluppati e la stessa percentuale sostiene che aprirà nuove opportunità anche sul fronte di quelli privati. Pure gli emergenti sono oggetto di rivalutazione, con metà degli istituzionali che considera l’India in grado di superare la Cina in termini di investimenti.
Aumenta l’interesse per le cripto
Alla ricerca di opportunità di diversificazione, molti istituzionali stanno poi guardando in ottica nuova agli investimenti in criptovalute. Il 33% riconosce ora di avervi investito, rispetto al 18% del 2024. Chi lo ha fatto appare soddisfatto, dal momento che il 94% ha intenzione di lasciare invariate (58%) o di incrementare (36%) le proprie allocazioni. Inoltre, solo un anno fa il 65% affermava che Bitcoin e colleghe non fossero un’opzione di investimento per loro. Un anno dopo, quasi la metà (49%) le ritiene invece una scelta potenziale.
Italia, ritorno degli investimenti Sri
Nello specifico del nostro Paese, nonostante il recente raffreddamento dell’interesse per l’investimento in real asset, gli istituzionali continuano a mostrare una propensione strutturale verso gli investimenti Sri. Questi sono infatti considerati un pilastro strategico di lungo periodo. In particolare, in Italia emerge un rinnovato interesse verso i fondi infrastrutturali dedicati alla Energy Transition, ritenuti uno degli strumenti più efficaci per combinare impatto ambientale, resilienza dei portafogli e visibilità sui flussi di cassa futuri. In questo contesto, si riconosce il valore di player specializzati con track record consolidato.
Investimenti sostenibili nei radar
Dopo qualche anno difficile, gli investimenti sostenibili stanno tornando nei radar globali. Dato che l’obiettivo è migliorare i ritorni corretti per il rischio, gli istituzionali stanno infatti scoprendo l’aiuto che può arrivare dagli strumenti Esg. E il 58% è convinto che questi prodotti siano in grado di offrire un vantaggio competitivo. Nella maggior parte dei casi, l’integrazione è in cima alle preferenze strategiche, con gli investitori che scelgono di integrare la sostenibilità nel processo di investimento insieme all’analisi fondamentale. Pertanto, il 51% afferma che l’Esg è ancora importante per la propria strategia e il proprio processo di investimento, ma ne ha ridotto l’importanza a livello pubblico. In sostanza, l’investimento sostenibile rimane ancora predominante, ma sta semplicemente assumendo una forma diversa.
La bolla AI preoccupa, ma la view resta positiva
Quanto all’intelligenza artificiale e al tech, il mood degli istituzionali su scala globale è sempre più prudente. Il 46% è infatti preoccupato da una bolla AI e il 35% prevede che tale bolla scoppierà nel 2026. Inoltre, il 69% crede che i nuovi significativi sviluppi tecnologici in questo ambito porteranno in primo piano il rischio di concentrazione sui listini azionari e il 64% teme che un rallentamento della spesa in conto capitale possa compromettere la crescita stessa del mercato. Nonostante questo, gli intervistati rimangono però ampiamente ottimisti sulle prospettive dell’AI per il prossimo anno. Nel complesso, infatti, il 65% prevede che il comparto darà nuovamente impulso alla crescita. Come per i mercati pubblici, anche nel settore privato la tecnologia è al centro dei piani di investimento: il 52% dichiara infatti di concentrarsi sulle opportunità legate all’AI quando si tratta di nuovi investimenti. Non solo. Il 68% afferma poi che l’AI sta sbloccando opportunità di investimento precedentemente non rilevabili e il 49% sostiene che lo sta aiutando a scoprire i rischi di portafoglio. Per contro, numerosi istituzionali conservano una certa diffidenza nei confronti di questa tecnologia. Il 41% la ritiene uno strumento utile ma nulla di più, mentre il 64% teme che, all’interno delle proprie organizzazioni, il desiderio di sostituire i ruoli junior con l’AI stia compromettendo il reclutamento di talenti a lungo termine.
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