“I politici devono lavorare per noi”
È stato il monito di Sachs (Columbia University) nella conferenza che ha chiuso la tre giorni del Salone del Risparmio: "Devono smetterla di pensare alla poltrona e di rovinare il mondo"
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La transizione ecologica su cui si concentreranno gran parte dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) è sempre più centrale nelle strategie di investimento. Al tema è stato dedicato l’incontro di ieri di Itinerari Previdenziali, da cui è emerso come i fondi nazionali ed europei per una transizione green e digitale, uniti ai nuovi investimenti istituzionali che producono ricadute sociali “potranno essere finalmente la formula di “collaborazione pubblico-privato” che consentirà di rilanciare l’economia del Paese nel prossimo decennio”. Gli investitori istituzionali di fatto sono chiamati a essere i co-protagonisti nel rilancio del Paese attraverso investimenti a sostegno della transizione ecologica e quindi destinati all’efficientamento energetico, alla riconversione abitativa, alle smart city, alla digitalizzazione, il climate change e alla cura dell’ambiente.
“Siamo alle soglie della quinta rivoluzione, la rivoluzione verde, la rivoluzione della transizione ecologica si riverbera nella mobilità sostenibili, nelle infrastrutture e nei processi di produzione. Per l’Italia si tratta di un investimento notevole, 222 miliardi complessivi” commenta Alberto Brambilla, presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali in apertura dei lavori. L’obiettivo principale è quello di raggiungere abbattimento del 55% delle emissioni entro il 2030 e impatto climatico zero entro il 2050. “Anche gli investitori istituzionali a cui ci rivolgiamo, fondazioni, fondi pensione, casse di previdenza oltre alle compagnie di assicurazione, da tempo investono, con i criteri di responsabilità sociale di impresa e Esg. È un’economia notevole, si tratta di fondi istituzionali con oltre 300 miliardi di patrimonio e con un turnover di investimenti di 30 miliardi l’anno. Con le compagnie di assicurazioni si arriva a 950 miliardi di patrimonio” conclude Brambilla ricordando poi che il 30% dei programmi europei ha al centro la sostenibilità e il rispetto per l’ambiente attraverso la promozione di economia circolare e innovazione, mentre il 20% delle somme investite dai Recovery Plan nazionali è vincolato all’innovazione digitale.
Nel corso della prima tavola rotonda, destinata alle soluzioni offerte dal mercato, Stefano Colombo, director istitutional sales di BlueBay, ha sottolineato l’overperformance degli investimenti Esg. Un tema rimarcato anche da Lorenzo Saggiorato, responsabile degli investitori istituzionali di AcomeA, in particolare per quanto riguarda le pmi destinate, secondo l’esperto, a divenire le maggiori beneficiarie del Next Generation Ue. Le pmi sostenibili più in dettaglio secondo uno studio citato dell’esperto, hanno sovraperformato il mercato del 76% in un triennio. Saggiorato ha poi evidenziato l’ampio spazio di potenziale inespresso in termini di miglioramento Esg delle società pmi da attivare anche tramite l’engagement che possono portare le imprese coinvolte a divenire “volano” della ripresa e a godere del “repricing” degli investimenti Esg.
“Nel corso degli anni BluBay, attivo negli investimenti obbligazionari con 78 miliardi di dollari in gestione, ha previsto strumenti esplicitamente Esg oriented e impact aligned. L’impact investing si distingue da un approccio tematico dalla “addizionalità”, ovvero un investimento deve aumentare la qualità o la quantità di un risultato rispetto allo status quo” spiega Colombo secondo cui: “La logica da seguire è quella di un allineamento all’impatto. L’addizionalità deve essere legata dall’impatto positivo che un investimento tematico può dare andando a finanziare le società in grado di beneficiare della transizione e della sostenibilità e, allo stesso tempo, ed evitare le società che ne saranno penalizzate” sostiene Colombo che sottolinea l’importanza dell’”engagement” nella strategia di investimento nelle società che producono un impatto positivo.
Engagement (attivazione), ricerca e sostenibilità sono anche le parole chiave di Oliver Fritz, Berenberg Fund Manager. In Invesco, società che vanta un patrimonio in gestione di 1400 miliardi di dollari (di cui il 70% legati a criteri Esg, con l’obiettivo di raggiungere i 100% entro il 2023), la scelta è quella di un approccio integrato con un coinvolgimento attivo nell’industria di riferimento. Per garantire il raggiungimento dell’obiettivo Invesco segue un processo di investimento legato a cinque fattori: tutte le attività di ricerca devono documentare i fattori Esg; è prevista la discussione dei fattori Esg; sono esaminati effetti delle procedure sostenibili sulle imprese coinvolte (risk management); si studia la governance e la comunicazione trasparente.
A livello settoriale Colombo ha rimarcato le potenzialità degli investimenti legati alla carenza di acqua e al climate change, mentre Andrea Mornato, head of Emea Crm Platform Invesco ha rimarcato l’ambito della riqualificazione urbanistica.
La seconda tavola rotonda dell’incontro ha registrato la partecipazione di quattro investitori istituzionali: Alessandro Baldi (presidente del Fondo Pensione Mario Negri); Matteo Carradori (finance manager Fondazione Cr Pistoia e Pescia), Danilo Di Crescenzo (direttore generale di Fondenergia), Simona Zenobi (responsabile investimenti Groupama Assicurazioni). Tutti gli interlocutori hanno evidenziato il ruolo strategico della sostenibilità nelle scelte di investimento. “Dobbiamo andar dritti sulla strada degli investimenti sostenibili e della trasformazione energetica” ha dichiarato Di Crescenzo. Corradoni rivela l’ampio spazio dedicato ai progetti di social housing, riqualificazione urbana e agricoltura sostenibile, dopo un’iniziale diffidenza verso il marchio Esg apposto agli strumenti quoti. “Oggi possiamo dire che non è una moda, ma un cambio di paradigma verso l’economia reale” conclude Corradoni.
