Il ceo di J.P. Morgan annuncia gli imminenti debutti della società in Kenya e Costa D’Avorio. E promette due nuove aperture all’anno. Obiettivo: aumentare la presenza internazionale.
Jamie Dimon, chief executive officer di J.P. Morgan
Mentre tutti i grandi investitori guardano con interesse all’Asia, Jamie Dimon non smette di stupire e punta a obiettivo fuori dai radar dei più: l’Africa. Il ceo di J.P. Morgan Chase ha infatti annunciato che l’asset manager americano si prepara a debuttare in Kenya e Costa D’Avorio. Una scelta che rispecchia la volontà della prima banca USA, presente in oltre 100 Paesi del mondo per un totale di 4,2 trilioni di dollari di masse in gestione, di aumentare la propria diffusione alla scala internazionale e recuperare così il ritardo rispetto a competitor come Citigroup.
I piani del guru per l’espansione sono tutt’altro che modesti. “Vogliamo aggiungere un Paese africano o due per biennio”, ha infatti spiegato venerdì Dimon, che è partito alla volta del continente pochi giorni dopo. Il suo sarà un vero e proprio tour che consentirà, come lui stesso ha precisato, di “essere sul posto e avere molte più conoscenze o relazioni locali”. “Quando si approccia un nuovo territorio in questo modo”, ha chiarito il ceo, “diventa più facile coprire il governo ma anche alcune grandi imprese governative e le multinazionali che entreranno in quei Paesi con servizi bancari tradizionali”.
Il business africano
In Kenya e Costa d’Avorio, la banca si concentrerà su servizi di banca commerciale e di investimento ma anche attività di tesoreria e sui prestiti. Non è invece in cantiere l’apertura di una business di gestione patrimoniale, già disponibile in Sudafrica e Nigeria, anche se Dimon non esclude che “ciò non possa accadere nei prossimi anni”. Negli ultimi cinque anni, circa 700 banker del gruppo sono stati coinvolti nell’attivazione di unità in 27 nuove località del mondo: un’iniziativa che ha generato due miliardi di dollari di nuove entrate per il gruppo.
Le precedenti aspirazioni di J.P. Morgan di entrare in Ghana e Kenya sono state ostacolate negli ultimi anni dalle autorità di regolamentazione, secondo quanto riportato dai media. Ecco perché Dimon, nell’annunciare l’iniziativa, non ha mancato di sottolineare la storica freddezza delle amministrazioni statunitensi rispetto alle espansioni internazionali del sistema bancario federale. “È un bene che le istituzioni finanziarie americane si espandano all’estero e il Governo deve sostenere tali iniziative”, ha attaccato, citando l’ampia presenza di aziende cinesie l’importanza che le società USA siano presenti a tutte le latitudini.
Una corsa che dura da tempo
I principali istituti di credito globali hanno adottato strategie diverse per i singoli mercati subsahariani, puntando alle aree in più rapida crescita e cercando di distinguersi dai concorrenti locali e regionali. Proprio sul Kenya, ad esempio, si è concentrata Standard Chartered. Le sue attività in gestione nella nazione dell’Africa orientale sono infatti cresciute di un quarto lo scorso anno, raggiungendo 1,4 miliardi di dollari). Nel frattempo, Societe Generale ha accettato di vendere due filiali in Burkina Faso e Mozambico al gruppo bancario panafricano Vista Group. “L’espansione potrebbe non avere un impatto materiale sull’attività di JPMorgan nel breve termine”, ha concluso Dimon, “ma sarà vantaggiosa per l’azienda e per i futuri leader nel lungo periodo”.
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