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Per anni la previdenza complementare italiana è stata il terreno di annunci e ipotesi di riforma che sembravano destinate a restare sulla carta. Ogni volta che il tema tornava nel dibattito, non mancava chi, con ironia colta, evocava Beckett e Aspettando Godot, a suggellare l’idea di un’attesa infinita. Con la Legge di Bilancio 2026 qualcosa sembra essere veramente cambiato
Dopo anni di inerzia, il legislatore è intervenuto in modo diretto e concreto, mettendo mano a nodi strutturali che da tempo limitavano l’efficacia e la diffusione della previdenza complementare. Non si tratta di aggiustamenti marginali, ma di un cambio di passo che, se attuato con coerenza, può incidere profondamente sull’assetto del secondo pilastro. Tra le molte misure che interessano il mondo dei fondi pensione, tre spiccano per impatto e profondità: la revisione delle modalità di adesione nel settore privato con l’introduzione dell’adesione automatica, il ripensamento dell’opzione di investimento di default e l’aggiornamento complessivo delle modalità di erogazione delle prestazioni pensionistiche. Tre leve decisive, che incidono direttamente sull’efficienza del sistema e sulla sua capacità di attrarre nuovi aderenti. Queste tre direttrici lungo le quali si muovono le principali novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 riflettono in modo rilevante le proposte portate avanti da Assogestioni sin dal 2020 e poi incluse nel position paper approvato e pubblicato nel 2023. Segnale che il confronto con l’industria ha prodotto risultati concreti.
Le ragioni di una riforma non più rinviabile
Le regole che oggi disciplinano l’adesione alla previdenza complementare e le opzioni di prestazione risalgono al 2005, anno di emanazione del decreto legislativo 5 dicembre n. 252. Da allora non sono mancati interventi normativi, ma nessuno di questi ha affrontato davvero i fattori che condizionano la diffusione delle adesioni. In un sistema previdenziale fortemente sbilanciato sul primo pilastro, la previdenza complementare ha comunque registrato progressi, grazie all’azione costante delle forme pensionistiche e alla qualità della gestione professionale delle risorse. Ma da tempo era evidente la necessità di un aggiornamento organico del quadro regolamentare, capace di superare inefficienze e rigidità sedimentate nel tempo. I numeri parlano chiaro. A fine 2024, secondo i dati COVIP, gli aderenti ai fondi pensione coprivano il 38 per cento delle forze di lavoro. La percentuale scende però al 27,6 per cento se si considerano solo coloro che hanno effettivamente versato contributi nell’anno. Una dinamica che segnala un problema strutturale, non più rinviabile.
Dal silenzio assenso all’adesione automatica
Il primo cambio di paradigma riguarda le modalità di adesione. La Legge di Bilancio 2026 archivia il meccanismo del silenzio-assenso e introduce l’adesione automatica. Dal 1° luglio 2026 i lavoratori dipendenti del settore privato di prima assunzione saranno automaticamente iscritti alla forma pensionistica prevista dai contratti o accordi collettivi di riferimento, inclusi quelli aziendali. L’adesione sarà alimentata dal TFR, dal contributo del datore di lavoro e da quello del lavoratore, quest’ultimo non dovuto per chi percepisce una retribuzione annua lorda inferiore all’assegno sociale. Resta ferma la libertà di scelta: entro 60 giorni il lavoratore potrà rinunciare all’adesione automatica, lasciare il TFR in azienda o destinarlo a una forma pensionistica diversa. Il punto centrale non è solo tecnico, ma culturale. Il sistema vigente richiede una scelta attiva e penalizza l’inazione, che oggi si traduce in un’adesione limitata al solo TFR, investito in comparti garantiti. Il nuovo modello ribalta la logica: anche in assenza di una decisione esplicita, il lavoratore entra in un percorso previdenziale più strutturato, con maggiore contribuzione e una strategia di investimento potenzialmente più efficiente. L’obiettivo è chiaro: intercettare soprattutto i lavoratori all’inizio della carriera, là dove l’inerzia decisionale è più forte e il tempo è il principale alleato del risparmio previdenziale…

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