Azionario giapponese a gonfie vele
Kaye (Comgest): “Crediamo che il Paese asiatico sia pieno di società con una grande disciplina del capitale, solide barriere all’entrata e con potenziale di crescita”
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Secondo gli analisti il Pil nipponico si attesterà al +0,5% nel 2019 e leggermente più in basso nel 2020. Sembra forse una prospettiva modesta, ma è invece il risultato di un’inversione di tendenza innescata a partire dalle coraggiose politiche economiche del Primo Ministro Shinzo Abe, che hanno di fatto cambiato l’outlook del Paese. Aprendo occasioni di investimento interessanti, anche se ancora poco visibili.
“Dopo un lungo periodo di contrazione del Pil nominale, il Giappone è entrato in una fase di espansione dell’economia che non è ancora riconosciuta dagli investitori internazionali – dice Miyuki Kashima, head of japanese equity investments di Bny Mellon Asset Management Japan – Il Pil reale sta aumentando, il tasso di inflazione è basso ma non più in deflazione, e il Giappone sta attraversando un periodo di stabilità politica, con il Partito Democratico privo di veri sfidanti nell’opposizione. Dalla fine del 2012 a oggi, il Pil reale del Giappone è cresciuto dell’8% circa; la disoccupazione è diminuita dal 4,3% al 2,5%; il gettito fiscale è aumentato da 77.600 miliardi a 102.700 miliardi di yen. Guardando ai dati fondamentali delle aziende quotate, gli utili per azione del Topix sono aumentati di oltre il 140%”.
E se non bastasse, l’andamento degli Eps (utili per azione) in Giappone ha superato quello di altri Paesi sviluppati. “Eppure, i prezzi azionari non riflettono ancora appieno il miglioramento degli utili, anche al netto della recente fase di crescita della Borsa. Le valutazioni relative sono quindi particolarmente attraenti, il che determina un’ottima opportunità di investimento, soprattutto se si considera che molti investitori internazionali sono ancora sottopesati sul Giappone – continua Kashima – Molti pensano che l’economia giapponese sia fondata sulle esportazioni, e quindi collegata all’andamento dell’economia globale e influenzata da fattori come le guerre delle tariffe. In realtà, l’80% del Pil giapponese si basa sull’economia domestica. Riteniamo che in particolare le small cap, le aziende giapponesi di piccole e medie dimensioni, offrano le opportunità di investimento più interessanti, perché maggiormente esposte alla crescita dell’economia domestica”.
Quali in particolare? “Trovare società nuove e meno tradizionali che rappresentino l’apertura al cambiamento del Paese può fare la differenza quando si investe nel lungo termine – dice Chantana Ward, analista e portfolio manager di Comgest -Vale la pena sottolineare che molte società giapponesi sono cresciute ben oltre il mercato interno: il marchio di moda Uniqlo, ormai noto anche in Occidente, o Pigeon, produttore di prodotti per bambini i cui biberon sono i più richiesti in Cina”. Secondo Comgest, un settore su cui puntare in Giappone è quello dei lifestyle brand di tendenza prediletti dalla classe media asiatica emergente. “Da quando il primo ministro Abe ha liberalizzato il regime dei visti per i turisti provenienti dall’Asia nel 2012, c’è stato un vero e proprio boom turistico – dice Ward – Tra il 2012-2018, il numero di turisti, soprattutto provenienti dai Paesi asiatici vicini come la Corea del Sud e la Cina, si è moltiplicato da circa 6 milioni a più di 31 milioni. Per molti giovani coreani, una sosta al grande magazzino giapponese Don Quijote, nel quartiere commerciale Shibuya di Tokyo, è ora un must. Per i visitatori cinesi, i cosmetici, l’abbigliamento e gli acquisti di prodotti per l’infanzia sono in aumento, in particolare marchi come Kosé, Pola Orbis o Pigeon”. Quest’ultimo in particolare è uno dei principali esempi di aziende giapponesi di consumo in crescita nel mercato asiatico: “la società combina una forte disciplina del capitale con un’elevata attenzione alla crescita e alla redditività. È leader globale nei prodotti per la maternità e la cura del bambino, con particolare forza in Giappone e in Asia. L’azienda punta a raggiungere una quota di mercato del 50% nei paesi in cui opera e, per raggiungere questo obiettivo, intende aumentare la propria quota di 15 punti percentuali nei mercati chiave”.
Il consumo giapponese va sempre più verso il cashless gli artefici di questa rivoluzione hanno notevoli opportunità di crescita. Per incentivare il trend il governo escluderà le transazioni senza contanti da un aumento, proposto in autunno, dell’imposta sui consumi o dell’Iva. “Un’azienda leader nel settore è Gmo Payment Gateway – conclude Ward – sta cavalcando la crescente tendenza delle transazioni senza contanti, della diffusione dell’e-commerce e dell’aumento delle quote di mercato, dato che sempre più commercianti online si spostano dai principali siti web. Ha circa 110.000 commercianti, 3,3 trilioni di yuan di valore lordo della merce e una quota di mercato del 30% rispetto al suo pari, Softbank Payment Services, che ha il 20%”.
