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Per Covip la previdenza complementare italiana ha una struttura “rilevante” ma “non ancora sufficiente”. Al Salone del Risparmio investitori e gestori discutono su idee e proposte per il futuro
Come fare per promuovere una maggior diffusione degli strumenti previdenziali presso la platea di possibili aderenti e in particolar modo fra le fasce della popolazione per definizione più scoperte, come donne, giovani e lavoratori precari?
Questa è stata una fra le domande più importanti a cui si è cercato di dar risposto con la conferenza organizzata da Assogestioni “La previdenza complementare tra novità normative e strategie di investimento” che ha visto alternarsi regolatori, investitori istituzionali e gestori.
Il punto di partenza
Oggi il settore della previdenza complementare in Italia ha una struttura ritenuta “rilevante” ma “non ancora sufficiente” a coprire i bisogni di una grande fetta della popolazione. Questo è in estrema sintesi il quadro riassunto da Lucia Anselmi, direttore generale Covip, che ha aperto i lavori della plenaria. “Oggi l’industria vale circa il 12% del Pil potendo contare su circa 8,5 milioni di iscritti – analizza – per un totale di flussi pari a circa 15-16 all’anno”.
Riguardo ai timori di possibili ricadute negative provocate dalla pandemia, Anselmi tranquillizza: “Il sistema ha tenuto e il rallentamento di crescita delle adesioni che si temeva a inizio pandemia non si è verificato. Al contrario, la previdenza complementare ha raccolto risorse grazie all’intensa attività di comunicazione dei fondi pensione con i propri iscritti”.
Sfide della previdenza complementare e come affrontarle
Anselmi riassume la grande sfida del settore con cifre e percentuali: “Il numero di aderenti è ancora troppo basso se lo confrontiamo con la forza lavoro (25 milioni a fine alla fine del 2020) di cui oggi copriamo solo un terzo. Ancora peggio se consideriamo fasce di popolazione come i giovani (solo il 17% degli under 35), le donne o i lavoratori del Mezzogiorno”.
“I giovani non vanno attesi ma incontrati, nei luoghi che frequentano e con i loro strumenti”: questo l’invito di Covip che apre il successivo dibattitto fra i gestori.
Antonio Barbieri, responsabile Ufficio Investimenti Previdenziali e Istituzionali di Arca Sgr, mette davanti formazione e multicanalità. “Abbiamo lavorato per offrire soluzioni efficienti che rispondano alle esigenze dei tempi, ad esempio potenziando lo strumento delle adesioni online – e aggiunge – ma non ci sarà un vero boom del settore senza l’introduzione di vere iniziative di educazione finanziarie e previdenziale a partire dalle scuole”.
Per Nadia Vavassori, head of BU Pension Saving Funds di Amundi Sgr, c’è un tema lessicale: “Esistono parole killer che possono spegnere l’entusiasmo ad aderire fin da giovani. Non bisogna snaturare la previdenza complementare ma cambiarne i paradigmi della comunicazione”.
E c’è poi il ruolo della distribuzione: “Il fattore umano fa e farà la differenza – analizza Vavassori – Per vendere la previdenza occorre far leva su un bisogno delle persone e per questo è fondamentale il ruolo di un consulente”, conclude.
Entrano in scena i Pepp
Nel 2022 faranno il loro ingresso sulla scena i Pepp, i piani pensionistici paneuropei. “Un prodotto su cui l’iniziale interesse del mercato ha fatto i poi fatto i conti con la realtà”, osserva Anselmi, sottolineando alcune perplessità relative agli approcci di vigilanza “spesso eterogenei fra le diverse legislazioni”.
“In questi anni è stato fatto un gran lavoro per definire il regolamento e la normativa secondaria, ora va livellato il campo da gioco affinché tutti i player del mercato possano giocare ad armi pari nel mercato europeo. Solo allora potremmo scoprire se, come auspico, saremo esportatori di Pepp o importatori dello strumento”, chiosa il direttore generale Covip.
Il punto di vista di fondi pensione e gestori
Per quanto riguarda il mercato la più grande sfida che affrontano gli operatori dell’industria previdenziale rimane quella di assicurare rendimenti di lungo periodo senza però forzare troppo la leva del rischio.
Maurizio Agazzi, direttore generale del Fondo pensione Cometa riflette sul significato della parola stessa, ‘rischio’: “Sono cambiati tempi e modi di fare investimenti e realizzare rendimenti. Prima bastavano Bot e Cct per battere Tfr e inflazione, oggi non più. Ma al di là di alcune iniziative degne di nota, l’asset allocation complessiva del settore rimane ancora in gran parte ancorata a titoli governativi. L’introduzione del rischio finanziario dentro la previdenza deve esserci, ma dall’altro lato ci fa pagare pegno perché è difficile oggi associare le parole rischio e previdenza”.
Oliva Masini, direttore generale del Fondo pensione Previndai, individua in sostenibilità e asset reali due vie – fra loro complementari – da seguire verso la ricerca di maggiori rendimenti.
Elementi che trovano d’accordo i due gestori intervenuti alla tavola rotonda, BlackRock e Generali Insurance Asset Management (Giam). Massimo Marzeglia, client CIO Mass Italy di BlackRock, osserva che “sostenibilità e previdenza hanno un connubio strettissimo. Nei nostri processi d’investimento abbiamo individuato tre direttrici: macroeconomia, transizione energetica e fondamentali societari. Se ci si affida a queste tre direttrici è impossibile sbagliare, lo abbiamo visto nel 2020 dove tutti gli indici azionari calcolati con criteri sostenibili hanno sovraperformato quelli tradizionali”.
Antonio Cavarero, head of Investments Generali Insurance Asset Management, esprime il concetto di “diversificazione disciplinata”. “Penso che un mix di diversi approcci, strumenti, geografie e categorie – cita l’equazione strumenti liquidi e public markets cui si associano asset meno liquidi e mercati privati – unitamente a un rigoroso processo di risk management, possano dar vita a strategie che messe insieme generino un approccio variegato a ulteriore garanzia del sottoscrittore. Di fatto è un mosaico di possibili soluzioni ognuna delle quali genera il proprio contributo”, conclude.
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