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Bcg: nei primi nove mesi del 2024 operazioni per 1.600 miliardi di dollari. Ma i mega deal continuano a calare. In Italia attività “vivace”: ora fase volatile ma ricca di opportunità
Un andamento altalenante che segnala la ripartenza. Il mercato globale dell’M&A sembra aver imboccato la via della ripresa, seppure a ritmo incerto, e nei primi nove mesi del 2024 ha registrato una crescita in valore del 10% a quota 1.600 miliardi di dollari. Lo certifica il 21° Global M&A Report di Boston Consulting Group, stando al quale però il numero di mega deal è continuato a calare: le operazioni con valore pari o superiore a dieci miliardi di dollari sono state infatti solo 17, contro le 20 dello stesso periodo del 2023.
Operatori cauti: la ripresa non sarà lineare
Dopo un inizio d’anno incerto, seguito da un trimestre lento e da un recente ritorno ai livelli medi di attività, secondo gli esperti Bcg il 2024 fa intravedere una ripresa tutt’altro che lineare, nonostante i segnali positivi del mercato: molti operatori restano infatti cauti di fronte alle normative e all’incertezza politica e macroeconomica. “A livello globale, molti hanno mantenuto un approccio prudente, registrando comunque una crescita nel volume delle operazioni rispetto al 2023 e confermando i primi segnali di ripresa dell’attività di di fusioni e acquisizioni osservati nei primi trimestri del 2024”, spiega Enrico Tanduo, managing director e partner di Bcg. L’esperto non esclude un’accelerazione delle operazioni nei prossimi mesi, trainata principalmente da Nord America ed Europa e, a livello settoriale, da energia, tech e healthcare.
Usa in testa, Europa a due velocità
A livello globale, lo scenario appare fortemente diversificato. Il Nord America si conferma un centro di attività: le operazioni hanno raggiunto un valore totale di 958 miliardi di dollari, con un aumento di circa il 13% rispetto ai primi nove mesi del 2023. La maggior parte di queste (877 miliardi di dollari) riguarda target in Nord America, che rappresenta il 55% dell’attività globale di M&A. E le aziende statunitensi hanno acquisito la maggior parte di questi target.
In Europa, lo scenario è invece più variegato. Il valore delle operazioni ha raggiunto 353 miliardi di dollari (+14% a/a). Il Regno Unito ha registrato un aumento del 131%, raggiungendo la quota più alta di operazioni europee dal 2015. Aumenti significativi si sono registrati anche in Svezia (111%), Repubblica Ceca (68%) e Francia (29%), trainati da alcuni mega deal. Al contrario, il valore aggregato delle operazioni è stato significativamente inferiore rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso in Germania (-52%), Austria (-34%), Svizzera (-31%) e Italia (-25%). Infine, nell’area Asia-Pacifico si registra il livello più basso degli ultimi dieci anni. Il valore delle operazioni nella regione è infatti diminuito del 5%, a quota 263 miliardi di dollari. Il calo è stato guidato da Cina (-41%) e Australia (-7%). Tuttavia, ci sono stati segnali positivi in Malesia (132%), India (66%), Singapore (48%), Giappone (37%) e Corea del Sud (10%).
Italia tra volatilità e rilevanti opportunità
Quanto all’Italia, il report sottolinea come da noi l’M&A abbia attraversato un periodo di significativa volatilità negli ultimi anni, con un picco nel 2022 e valori inferiori nei due anni successivi. Considerando in particolare l’attività fino al terzo trimestre del 2024, il valore delle transazioni si è ridotto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pur mantenendo un numero superiore alla media storica, e dimostrando una certa resilienza. A livello di industry, l’attenzione si è concentrata su diversi settori economici, con un rilevante contributo dal mondo delle telecomunicazioni, che ha visto operazioni significative tra i principali player. Secondo Tanduo, attualmente il mercato tricolore è in una fase di passaggio, caratterizzata da volatilità ma anche da rilevanti opportunità. Sebbene il valore complessivo delle operazioni resti inferiore al picco del 2022, il numero di transazioni continua infatti ad essere superiore alla media storica, “segnale di una vivace dinamica di mercato”. Per l’espero Bcg si conferma dunque il ruolo del nostro Paese “come hub strategico per operazioni di alto valore, a testimonianza del crescente interesse da parte degli investitori”.
Pesano gli ostacoli normativi e le incertezze elettorali
Tra gli ostacoli a livello globale, Bcg indica in particolare regolamentazioni più severe e tempi più lunghi. Le autorità nei mercati principali, come Stati Uniti, Europa, Regno Unito e Australia, stanno infatti adottando atteggiamenti più aggressivi. Allo stesso tempo, emergono nuove misure protezionistiche, spesso mirate a specifici settori. A contribuire alla complessità normativa vi sono stati poi i cicli elettorali nei mercati principali. Queste sfide influenzano i tempi e la complessità delle chiusure dei mega deal. A livello globale, per operazioni di valore pari o superiore a 2 miliardi di dollari, l’intervallo di tempo che intercorre dal contratto preliminare al closing è aumentato dell’11% tra il 2018 e il 2022, raggiungendo i 191 giorni. Le operazioni con acquirenti europei registrano i tempi di chiusura più lunghi, mentre quelle con acquirenti statunitensi hanno i tempi più brevi. Tuttavia in entrambe le aree si registra un allungamento. In particolare, l’analisi di oltre 300 operazioni mostra che oltre il 40% non è riuscito a chiudere entro i tempi previsti inizialmente, con le operazioni di valore pari o superiore a 10 miliardi di dollari più soggette a ritardi. Tra queste, il 63% ha richiesto almeno tre mesi aggiuntivi.
Alla vigilia di una nuova ondata di M&A?
Nonostante le aspettative di una forte ripresa dell’attività di M&A non siano state finora pienamente soddisfatte, secondo Bcg soffiano venti favorevoli. Con la conclusione di un anno segnato da importanti appuntamenti elettorali, gli operatori potranno presto avere una visione più chiara dello scenario politico e molte aziende dispongono di solidi bilanci e liquidità da investire. In aggiunta, il private equity ha toccato un record di 2,1 trilioni di dollari di capitale inutilizzato a settembre 2024, alimentando la ripresa delle operazioni. Con il calo dei tassi di interesse, concludono gli esperti, questi fattori potrebbero incrementare le attività di fusioni e acquisizioni verso il 2025.
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