Per Fabienne Cretin-Fumeron, gestore di Carmignac, la minore pressione antitrust e tassi in calo promettono di rilanciare le aggregazioni. Un’occasione per esporsi al settore e diversificare i portafogli. Dalla selezione al bilanciamento del rischio, ecco come il fondo della casa approccia l’asset class. “E attenzione al risiko italiano”
Fabienne Cretin-Fumeron, gestore di Portfolio Merger Arbitrage Plus di Carmignac
Dopo oltre due anni di incertezza, cui hanno contribuito gli alti tassi di interesse e le tensioni geopolitiche, il 2025 potrebbe rappresentare un punto di svolta per il mercato globale delle fusioni e acquisizioni. La conferma arriva anche dal settimo Global M&A Report di Bain & Company, secondo cui i principali ostacoli che hanno frenato le operazioni di consolidamento si stanno attenuando e aprono la strada a una ripresa significativa. Ecco allora che l’interesse per il settore è tornato a riaccendersi anche presso gli investitori, alla ricerca di prodotti che sappiano estrarre valore dai tanti deal all’orizzonte. Tra le società di gestione che storicamente presidiano con maggiore attenzione questo universo c’è Carmignac, attiva tramite un fondo dedicato dal nome Portfolio Merger Arbitrage Plus. FocusRisparmio ha raggiunto Fabienne Cretin-Fumeron, gestore della strategia, per approfondire le prospettive del settore e le caratteristiche del suo approccio.
È stato un anno caratterizzato da venti favorevoli ma anche contrari. Il quadro macro ha sostenuto la ripresa delle M&A in generale, con il volume di fusioni cresciuto del 22% e un aumento del valore degli accordi in salita dell’8% rispetto al 2023. Sul fronte della vigilanza c’è stata però una forte pressione da parte delle autorità antitrust, in particolare negli Stati Uniti, che ha portato allo smantellamento e alla chiusura di diversi portafogli di categoria all’interno delle principali piattaforme d’investimento: operazioni come quelle di Capri o Albertsons sono state bloccate, mentre i deal che coinvolgevano nomi del calibro di Hess e Pioneer Natural Resources si sono viste imporre nuovi e più rigidi scrutini.
Come avete affrontato queste criticità?
Ci siamo affidati all’applicazione rigorosa del nostro processo d’investimento, che da sempre ci permettere sempre di ridurre del 50% il tasso di fallimento sul mercato. Abbiamo quindi mantenuto un approccio prudente nei confronti dei deal politicamente sensibili, evitando la maggior parte delle transazioni che alla fine non sono andate a buon fine, mentre abbiamo calibrato con attenzione l’esposizione alle posizioni più rischiose. Questo modus operandi ha fatto sì che il nostro fondo Carmignac Portfolio Merger Arbitrage Plus chiudesse l’anno in territorio positivo, con una ritorno del 3,68% nonostante un contesto molto incerto.
Prevediamo un quadro normativo più favorevole. L’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, il cambio di leadership alla Federal Trade Commission USA e le pressioni sulla Competition and Markets Authority (CMA) del Regno Unito per un approccio più favorevole alle imprese lasciano infatti intravedere un possibile allentamento della rigidità antitrust. Così come l’intenzione di promuovere campioni nazionali segnalata dal Rapporto Draghi lascia trasparire la volontà di facilitare le operazioni transfrontaliere in Europa. In Asia, infine, la persistente apertura del Giappone al capitale straniero sta creando nuove opportunità per gli investitori internazionali. Tutti questi sviluppi, unito alla ripresa dell’attività sul mercato del private equity, fa sperare in un secondo semestre promettente per la strategia di merger arbitrage.
Anche i tassi d’interesse più bassi potrebbero sostenere l’attività M&A nei prossimi trimestri? Come vedete i percorsi di Fed e BCE alla luce di tutte le incognite del quadro macroeconomico e geopolitico?
I tassi d’interesse più bassi sosterranno sicuramente l’attività di M&A, in particolare nelle operazioni guidate da sponsor. Il costo del debito più contenuto rende infatti gli investitori finanziari più propensi a impiegare capitali, che peraltro si trovano attualmente su livelli record. Prevediamo però una leggera divergenza nei percorsi seguiti dalla Fed e dalla BCE: la prima dovrebbe procedere con sforbiciate graduali, sostenute dal rallentamento dell’inflazione USA e da uno scenario di atterraggio morbido dell’economia; la seconda, che ha avviato l’allentamento prima e deve affrontare venti contrari strutturali in Europa, promette invece di restare più prudente.
Un settore che sta vivendo un’intensa stagione di M&A è quello delle banche e degli asset manager, specialmente italiani. Come interpretate questo fenomeno e come vi posizionate per trarne beneficio?
L’attuale ondata di M&A tra banche e società di gestione italiane riflette una convergenza di forze strutturali e cicliche. Il settore sta affrontando un processo di consolidamento da tempo necessario, volto a migliorare l’efficienza e aumentare la scala per creare dei campioni europei. Al tempo stesso, l’attuazione di acquisizioni è resa favorevole da un connubio di fattori circostanziali: politica monetaria, solidi buffer di capitale e un migliorato sentiment economico. Si tratta di uno scenario rispetto al quale siamo ben posizionati. Il nostro approccio selettivo si concentra su operazioni con condizioni chiare e adottiamo un orientamento opportunistico su transazioni con un interessante profilo rischio-rendimento. Guardando al futuro, riteniamo che il risiko sia tutt’altro che concluso poiché osserviamo un aumento dell’attività anche nel settore bancario spagnolo. Ci aspettiamo quindi ulteriori combinazioni strategiche, in particolare tra player di medie dimensioni desiderosi di competere con gruppi più grandi e diversificati.
Anche alla luce di questo scenario, quanto e perché il merger arbitrage può essere utile agli investitori oggi come strategia di investimento? Perché preferirlo ad asset tradizionali?
Il merger arbitrage tende a generare rendimenti positivi in mercati normali, con perdite contenute nelle fasi ribassiste. La sua bassa correlazione con le asset class tradizionali lo rende cioè un eccellente elemento di diversificazione all’interno di un portafoglio e un generatore di rendimenti decorrelati nelle fasi di volatilità. Un esempio è rappresentato dalla turbolenza del 2025, che ha colpito la maggior parte dei segmenti nel mese di aprile: l’S&P 500 ha subito un calo di quasi il 19% e l’indice US High Yield è sceso di circa il 3,5%. Al contrario, il nostro fondo Carmignac Portfolio Merger Arbitrage Plus non solo ha registrato una flessione di appena l’1,35% ma l’ha anche recuperata completamente nell’arco di 16 giorni.
Quali sono le vostre strategie e come sono strutturate?
Il nostro fondo si concentra su opportunità derivanti da operazioni di M&A ufficialmente annunciate nei mercati sviluppati. Nelle operazioni in contanti, assumiamo una posizione long sulla società target, il cui andamento è influenzato principalmente dagli esiti specifici dell’operazione, piuttosto che dai movimenti del mercato in generale. In caso di deal in azioni o misti, neutralizziamo l’esposizione al mercato abbinando una posizione long sulla società target a una short sull’acquirente. Evitiamo transazioni speculative o basate su indiscrezioni, riduciamo la volatilità e manteniamo una bassa correlazione sia con i mercati azionari sia con quelli obbligazionari. Dalla nascita del fondo, questo approccio disciplinato ha generato un rendimento annualizzato di circa il 4,3% con una volatilità costante intorno al 2%.
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