Secondo la Mappa Assogestioni, la raccolta del secondo trimestre tocca quota 7,6 miliardi e porta il dato da inizio anno a 16 miliardi. In crescita anche le masse. Tra i fondi aperti, ancora exploit per gli obbligazionari: +5 miliardi. Per gli asset manager l’incertezza resterà. Ma alternativi e reddito fisso sono le soluzioni
Accelerazione della raccolta e patrimonio in crescita. È un secondo trimestre che sa di successo quello vissuto dal risparmio gestito italiano. L’industria ha infatti archiviato il periodo compreso tra aprile e giugno 2025 con afflussi per 7,6 miliardi di euro e masse a quota 2.535 miliardi, equamente suddivise tra gestioni collettive e individuali. Lo certifica la Mappa di Assogestioni, nella quale è stato anche rivisto al rialzo da 11 a 16 miliardi il dato sui capitali totali confluiti da inizio anno. Un risultato accolto positivamente dagli addetti ai lavori, che ai microfoni del talk di FR|Vision intitolato ‘The Big Picture’ hanno sottolineato come la progressiva normalizzazione del quadro macro stia facendo emergere due direttrici per la restante parte dell’anno: il redito fisso e i mercati privati.
Fondi aperti tra i migliori. E quelli italiano sono i preferiti
Alessandro Rota, Direttore Ufficio Studi Assogestioni
Scendendo nel dettaglio della rilevazione, è possibile osservare come numeri importanti siano stati conseguiti soprattutto nel segmento dei fondi aperti. Il patrimonio in dotazione a questo mercato, che a fine 2024 contava oltre 11 milioni di sottoscrittori, è infatti cresciuto di quasi 20 miliardi di euro sulla scia di due spinte entrambe positive: 2,7 miliardi di raccolta e un effetto mercato del +1,3%, che da solo equivale a quasi 17 miliardi. “Gli afflussi hanno premiato i prodotti italiani”, ha evidenziato nella sua analisi il Direttore dell’Ufficio Studi Assogestioni Alessandro Rota, notando come i veicoli tricolore abbiano registrato nuove adesioni per un valore pari a 3,9 miliardi di euro. Un risultato che il dirigente dell’Associazione imputa perlopiù al buon successo di pubblico dei target fund di nuova generazione. Sono positivi, sebbene in una misura più modesta e pari a 500 milioni di euro, anche i flussi registrati verso le Sicav estere promosse da gestori nazionali mentre si è attestato in negativo per 1,7 miliardi il dato relativo ai fondi cross border. Infine, Rota ha evidenziato i 2,2 miliardi confluiti nelle gestioni retail per conto degli investitori upper affluent e private, gli 1,2 miliardi ai fondi chiusi e gli 1,5 miliardi messi a segno dalle gestioni istituzionali.
I fondi aperti ai raggi X
Raccolta e patrimoni fondi aperti nel secondo trimestre. Fonte: Ufficio Studi Assogestioni
Reti e bond fanno da traino
Per quanto riguarda i canali distributivi, la Mappa Assogestioni evidenzia una buona performance delle reti diconsulenti finanziari. “Oltre 5 miliardi di euro accumulati e un trend costantemente positivo negli ultimi quattro trimestri”, ha chiarito Rota, illustrando anche un dato positivo per le reti bancarie e un andamento molto più volatile ma tendenzialmente negativo per la raccolta presso la clientela istituzionale. A livello di categoria, lo spaccato per asset class conferma invece il netto dominio dei fondi obbligazionari: la categoria ha infatti attratto nuovi capitali per 5,3 miliardi, archiviando il quarto trimestre consecutivo con il segno più. Da sottolineare però il recupero della linea azionaria, che tra aprile e giugno si è riportata sopra lo zero e ha raccolto 2,1 miliardi.
La corsa degli obbligazionari
Raccolta per categoria. Fonte: Ufficio Studi Assogestioni
L’incertezza resterà: consulenza, bond e alternativi la cura
Massimo Mazzini, responsabile marketing e sviluppo commerciale di Eurizon Capital
Il sentiment positivo dimostrato dagli investitori nonostante le turbolenze di mercato ha fatto sì che il dibattito tra gli esperti interpellati da FR|Vision per commentare i dati si concentrasse soprattutto sui rischi e sulle opportunità dell’attuale contesto economico-politico, nel quale le politiche del presidente USADonald Trump emergono come una delle principali variabili. E Massimo Mazzini, vicedirettore generale e responsabile Direzione Marketing e Sviluppo Commerciale di Eurizon Capital Sgr, si è dimostrato tra i più ottimisti. “Considerando che gli effetti della guerra commerciale sembrano ormai prezzati dai mercati”, ha detto, “ci aspettiamo che da qui a fine anno la politica monetaria sia di supporto e l’inflazione resti sotto controllo”. Da qui la previsione favorevole dalla casa sugli asset di rischio, con il recupero dei fondi azionari che viene considerato un “segnale positivo”, anche se la convinzione del manager è che i rendimenti reali positivi favoriscano promettano di favorire soprattutto il reddito fisso.
Più neutrale la view di Stefano Vecchi, ceo di Banca Investis, secondo cui due nuove variabili prenderanno il posto dei dazi come fattori di volatilità per i mercati: la contrapposizione tra inflazione e occupazione negli USA, con le frizioni tra Trump e Fed a fare da sfondo, e le mosse della Germania rispetto all’attuazione del piano di spesa varata nei mesi scorsi dal governo Merz. “Questo contesto impone di costruire un’asset allocation ben bilanciata e molto diversificata”, ha quindi detto il manager, che ha individuato una possibile soluzione nei mercati privati. Private equity, singole opportunità legate al tech americano ma anche strategie long-short e investimenti nel reale estate alcuni dei segmenti sui quali sono stati posti i riflettori nel corso dell’intervento ai microfoni di FR|Vision.
Nicola Ronchetti, fondatore e ceo della società di ricerca Finer, ha invece messo in luce le sfide strutturali che l’industria italiana deve ancora affrontare al di là delle circostanze congiunturali. “Il 50% degli italiani non si fida dei mercati e il 47% non trova un referente per trasformarsi da risparmiatore a investitore”, ha detto, constatando come nell’ultimo anno la liquidità sui conti correnti sia aumentata di circa 20 miliardi. Non solo. Dal suo punto di vista, un altro problema è che nel nostro Paese si investe ancora molto poco in azionario e con orizzonti temporali brevi. Una situazione che, è stata la conclusione dell’esperto, impone al risparmio gestito di puntare ancora di più sull’apporto fornito dalla consulenza e di riflettere su tre fattori: “Fiducia, cultura e dialogo”.
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