La crescita globale rimarrà solida e l’AI si confermerà il motore in grado di sostenere i mercati. Nel mirino ci sono l’azionario USA, ma anche quello UE, gli Emergenti e i mercati privati. Le incognite però sono molte e diversificare è d’obbligo
Un’economia globale in frenata ma comunque in espansione, autorità fiscali e monetarie disposte a fornire sostegno e mercati più fragili, vulnerabili a shock e repentini cambi di sentiment, ma pronti a correre ancora. È all’insegna di un cauto ottimismo la view dei gestori per il nuovo anno, che avrà ancora un protagonista assoluto: l’intelligenza artificiale. Il tech americano (ma non solo americano) continuerà infatti a trainare la crescita, solo che ora necessita di esser letto con maggiore attenzione per distinguere gli ‘AI winner’ dagli ‘AI loser’. Non c’è però una bolla pronta a scoppiare, i rischi sono altri, a cominciare da quelli legati all’inflazione e alle tensioni geopolitiche. Insomma, gli specialisti delle principali società di asset management non si fanno illusioni: non saranno certo mesi lineari quelli che ci attendono, ma piuttosto ‘di navigazione’. Che vuol dire un contesto costruttivo e ricco di opportunità per chi è disposto a seguire i flussi, a cogliere le rotazioni improvvise e a non farsi sorprendere. Il 2026 premierà la pazienza, l’analisi fondamentale e la capacità di capire ciò che si muove sotto la superficie degli indici. Con una parola d’ordine: diversificazione.
Crescita globale solida con l’incognita della geopolitica
Manuela Maccia, head of Investment Solutions & CIO Italy
Per Deutsche Bank, i prossimi mesi si preannunciano dinamici. “Non ci aspettiamo una recessione, la situazione è robusta, ma bisogna fare attenzione all’inflazione”, afferma Manuela Maccia, head of Investment Solutions & cio Italy. La manager parla di un anno in cui la narrativa dei mercati alternerà “boom e bust”, ma sottolinea come le stime confermino un quadro di crescita sostenuta: +2,1% negli Stati Uniti, +1,1% nell’Eurozona, +4,5% per la Cina. Alcune incertezze potrebbero attenuarsi, come quelle tariffarie, ma i rischi rimangono significativi. Con la geopolitica che si conferma il punto più difficile da incorporare nei modelli economici. Eppure, nonostante gli shock, secondo la manager l’economia mondiale si mantiene resiliente: Oltreoceano, il One Big Beautiful Bill Act sosterrà i consumi, la Fed proseguirà nella riduzione dei tassi e la deregolamentazione bancaria agevolerà gli investimenti. Anche in Europa la politica fiscale diventerà espansiva, con Berlino in prima linea.
Il motore AI
Bruno Rovelli, chief investment strategist di BlackRock Italia
Per Bruno Rovelli, chief investment strategist di BlackRock Italia, è il tema dell’intelligenza artificiale la lente attraverso cui leggere i grandi movimenti macro. L’entità degli investimenti da parte degli hyperscaler, fa notare, non è solo un fenomeno settoriale, ma una variabile macroeconomica in grado di influenzare crescita, produttività e stock di debito globale. La domanda fondamentale, per il manager, è se sia possibile ottenere un ritorno in tempi finanziariamente ragionevoli su investimenti tanto rapidi e massicci. A suo parere, da un lato, l’AI può effettivamente innescare un’accelerazione della produttività; dall’altro, i margini sembrano concentrarsi ancora su poche società che forniscono le infrastrutture di base. Questa dinamica rompe le regole del passato: “Nel caso degli hyperscaler non vale la classica relazione tra crescita dei CAPEX e compressione dei margini. L’intensità di capitale si accompagna a un’espansione della redditività grazie a una domanda di potenza di calcolo talmente forte da soddisfare completamente un’offerta in continua crescita”, osserva.
Filippo Di Naro, responsabile direzione investimenti di Anima SGR
Anche Filippo Di Naro, responsabile della Direzione Investimenti di Anima SGR, non nasconde un cauto ottimismo: “Questo quadro macro dovrebbe rappresentare uno di quegli scenari che favorisce l’investimento sia nei bond che nell’equity”, sostiene. E rimarca che il mercato americano non vive un remake del Duemila. “Analizzando le singole società questa ipotesi sembra lontana dalla realtà”, assicura, chiarendo che non è solo una storia di multipli, ma di profitti che continuano a crescere in settori legati alla produttività e all’innovazione. Non è un caso, quindi, che dal punto di vista regionale, quest’anno la SGR continuerà a privilegiare gli Stati Uniti proprio per la preminenza nel settore dell’AI. Ma c’è un altro protagonista inatteso nel 2026: i mercati emergenti. “Il dollaro debole è la scintilla del rinato interesse”, afferma Di Naro, aggiungendo che se la valuta statunitense continuerà a indebolirsi, la combinazione di flussi in ingresso, valutazioni attraenti e tassi reali elevati potrebbe riportare gli Emergenti al centro del portafoglio degli investitori globali.
L’Europa può stupire. E la Cina è tornata attraente
Al di qua dell’Oceano, invece, la previsione di Assiom Forex è di “uno scenario complesso ma con tante opportunità”. I driver? Un aumento degli utili (tra +7 e +10%), l’espansione fiscale tedesca, il piano ReArm Europe e gli investimenti per elettrificazione ed energie pulite. Gli operatori dei mercati finanziari fanno anche notare come il Vecchio Continente ripartirà con valutazioni più basse rispetto agli USA: lo sconto è vicino ai massimi storici. Il posizionamento resta ‘leggero’ e meno dipendente da poche mega-cap, favorendo rotazioni settoriali. E i settori ciclici e le aziende che hanno sottoperformato nel 2025 potrebbero offrire buoni rapporti rischio/rendimento. Anche per la Cina la view rimane costruttiva: secondo gli esperti ci potrà essere un interessante re-rating, anche se i rischi principali restano l’escalation delle tensioni con la Casa Bianca e la fragilità del settore immobiliare.
Il paradosso italiano: il Paese cresce, i consumi no
Andrea Mottarelli, country head Italy di DWS
Quanto all’Italia, Andrea Mottarelli, country head Italy di DWS, evidenzia un quadro costruttivo. La crescita attesa è moderata ma superiore al trend recente, con un PIL che dovrebbe mantenersi intorno allo 0,6% e raggiungere lo 0,8% nel 2027. A far da motore, soprattutto gli investimenti alimentati dai fondi PNRR. C’è però un paradosso nella situazione tricolore, dettato da un’ambivalenza: nonostante un mercato del lavoro robusto, i consumi restano deboli per via della perdita di potere d’acquisto. Tuttavia, secondo il manager, la normalizzazione dell’inflazione e la ripresa del reddito reale stanno favorendo un lento recupero. Sul fronte fiscale, il Paese beneficia di un deficit sotto controllo e di un rinnovato interesse degli investitori esteri. Tuttavia la sfida strutturale resta la produttività: “Il costo del lavoro per unità di prodotto continua a crescere, mentre la capacità di innovazione del tessuto produttivo rimane disomogenea”, osserva Mottarelli.
La K che preoccupa
Secondo Bank of America, il filo rosso che attraversa lo scenario globale è l’eccesso di liquidità. “Il fatto che questa condizione si sia verificata su tutte le asset class ci porta a parlare di global excess liquidity”, mette in guardia Chiara Angeloni, director & Europe economist. Una dinamica che ha sostenuto i mercati, ma che ha anche amplificato gli squilibri. “L’eccesso di liquidità e il boom dell’AI hanno generato dinamiche a forma di K”, precisa l’esperta, con crescita e rendimenti concentrati nelle fasce più alte dell’economia. Finché la liquidità resta abbondante, il sistema tiene. Ma se il quadro dovesse cambiare, Angeloni avverte che l’aggiustamento rischia di essere rapido. E per Paesi ad alto debito, come l’Italia, il conto potrebbe arrivare prima che per gli altri.
Obbligazionario: emergenti e credito in pole position
Wouter van Overfelt, head of emerging Market Corporates di Vontobel Asset Management
Sul fronte del reddito fisso, Wouter van Overfelt, head of emerging Market Corporates di Vontobel AM, punta l’attenzione sui mercati emergenti. “I rendimenti sono stati solidi in tutte le diverse sub-asset class”, osserva. E dopo tre anni di deflussi, gli afflussi stanno tornando, spinti da fondamentali in miglioramento. “Il leverage è basso, ci sono stati molti rifinanziamenti, i tassi di insolvenza sono contenuti e dovrebbero diminuire anche nel 2026”, aggiunge. Facendo notare che il quadro tecnico è altrettanto favorevole: offerta in calo, domanda in aumento. Parallelamente, nei mercati sviluppati questo potrebbe diventare l’anno del “ritorno alla rendita”.
Felipe Villarroel, gestore di TwentyFour Asset Management, spiega che con spread compressi e curve governative già cariche di attese sui tassi, sarà il carry (e non il prezzo) a determinare la performance. “I portafogli a reddito fisso possono offrire rendimenti molto interessanti con rischi di credito e di duration limitati, visto quanto sono alti i rendimenti”. La preferenza va ai titoli corporate con rating elevato, ai finanziari e ai CLO, mentre i governativi restano indispensabili per la liquidità e la protezione.
Parola d’ordine: diversificazione
Maria Paola Toschi, global market strategist di J.P. Morgan Asset Management
Maria Paola Toschi, global market strategist di J.P. Morgan Asset Management, avverte che la diversificazione resta un punto cruciale nella costruzione del portafoglio. E in questo senso mercati privati ricoprono un ruolo centrale. Private equity e private credit si affermano come motori di rendimento, mentre real asset e infrastrutture tornano fondamentali in uno scenario in cui inflazione e geopolitica restano variabili difficili da prevedere. “Materie prime, legname, trasporti e infrastrutture hanno protetto i portafogli” anche in un anno estremo come il 2022, quando azioni e obbligazioni scesero insieme. I rischi principali, secondo l’esperta, restano due: un’inflazione che “potrebbe essere temporanea o strutturale”, a seconda della traiettoria della globalizzazione, e la tecnologia, che con la sua concentrazione può amplificare la volatilità. L’equilibrio torna così al centro della strategia: più obbligazioni di qualità, più settori difensivi e una diversificazione geografica che abbracci Stati Uniti, Europa e Asia.
Paul Jackson, global market strategist EMEA di Invesco
In questo contesto incerto, la strategia proposta da Invesco per il 2026 si fonda su un approccio ‘barbell’, che combina asset rischiosi con strumenti a breve durata e liquidità. “Senza un marcato rallentamento del PIL globale, dubitiamo che gli asset difensivi come i titoli di Stato e l’obbligazionario investment grade saranno tra i migliori performer”, sostiene Paul Jackson, global market strategist EMEA. “Prevediamo un’accelerazione globale nei prossimi dodici mesi, che indica una sovraperformance degli asset più rischiosi, come azioni non statunitensi e materie prime industriali”. Tra le soluzioni conservative, invece, Invesco ritiene che CLO con rating AAA, prestiti bancari e liquidità offrano i migliori rendimenti corretti per il rischio. Sono questi i due estremi che definiscono la forma del portafoglio barbell suggerito dalla casa di gestione.
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