Mercati europei, le tre questioni da tenere d’occhio
Politica monetaria e fiscale, Italia e Brexit: ecco che cosa condizionerà gli indici del Vecchio Continente nei prossimi mesi secondo Franklin Templeton
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Italia sulla buona strada, un’Europa che per ripartire davvero ha bisogno di politiche fiscali, come sta facendo Pechino, e una possibile tregua sul fronte della guerra commerciale tra Usa e Cina. Sono queste i punti principali dell’outlook sui mercati targato Carmignac.
Quanto al nostro Paese, il bilancio strutturale è migliorato rispetto ad aprile 2018, quando era stata redatta la bozza sul deficit 2019, e il nuovo governo M5s-Pd fornisce un maggior grado di sicurezza grazie alla sua retorica pro-Ue, rispetto alla coalizione precedente, affermano gli esperti dell’asset manager francese. Tuttavia, rimangono ancora diverse fonti d’incertezza, determinate dalla questione della sostenibilità del debito 2020, per cui Bruxelles chiede un calo rispetto al valore attuale, e dal fatto che il partito d’opposizione della Lega detenga ancora un sostanzioso appoggio popolare, avvertono gli analisti.

Ma non è solo l’Italia ad essere fonte d’incertezza. Anche sulla situazione dell’Europa, per gli esperti Carmignac restano molti dubbi: la Banca centrale europea ha infatti lanciato un sostanzioso pacchetto di stimoli la scorsa settimana, ma molti analisti si interrogano sulla capacità di tali misure nel supportare una ripresa dell’economia della zona euro. “La politica monetaria da sola non è in grado di sostenere un rimbalzo dell’economia europea e deve necessariamente essere supportata da un allentamento fiscale da parte dei governi che ne hanno la possibilità”, afferma Rose Ouahba, head of fixed income.
A fronte del prolungato rallentamento della crescita, iniziato nel primo trimestre del 2018, e dei numerosi rischi al ribasso sull’economia, come la Brexit, le incertezze commerciali e la debolezza globale, gli esperti di Carmignac evidenziano come lo spazio di manovra della Banca centrale europea sia piuttosto limitato e come l’unica speranza per un recupero della crescita sia la sua combinazione con una politica fiscale che rilanci le economie domestiche dei singoli Paesi. Il presidente Mario Draghi “ha dato la possibilità ai governi di rifinanziare il proprio debito a un tasso di interesse estremamente basso. Questo rappresenta la loro ultima possibilità di agire” prima che sia troppo tardi, precisa Ouahba.
Qualche debole schiarita invece sul fronte della trade war. Le incertezze relative alle relazioni commerciali tra Cina e Stati Uniti stanno impattando sempre di più sulla crescita economica globale, con il Pil che, in base alle condizioni attuali, dovrebbe subire un rallentamento di 6 punti base circa quest’anno a causa delle tensioni tra i due Paesi, affermano gli esperti francesi. “Non ci aspettiamo che Washington e Pechino raggiungano un accordo sul fronte commerciale, ma crediamo che una tregua sia possibile. Un punto d’incontro potrebbe essere trovato se i due Paesi si accordassero su alcuni prodotti da comprare o su leggi da migliorare”, sottolineano gli analisti. Ciò che è certo è che “un mancato accordo con la Cina renderebbe molto difficile per Donald Trump essere rieletto nel 2020”, precisano gli esperti.

Infine la Cina, il cui governo ha lanciato una serie di misure a sostegno dell’economia in rallentamento. “La risposta politica che Pechino ha adottato a partire dallo scorso anno è completamente differente dagli stimoli lanciati nel 2015, quando si era focalizzata sugli investimenti nelle infrastrutture. Attualmente, il governo è molto più focalizzato sulla crescita interna e punta ad ottenerla grazie a un’espansione fiscale, attraverso tagli delle tasse e maggiori stimoli”, osserva Sandra Crowl, membro del comitato d’investimenti della casa di gestione transalpina.
“Queste misure avranno un effetto significativo sull’economia del Paese e offriranno benefici anche al resto del mondo”, conclude l’esperta.
