Private equity, gli investitori preferiscono le aziende con un’apertura internazionale
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La democratizzazione degli asset illiquidi sta accelerando e, entro la fine del decennio, gli investitori individuali rappresenteranno più di un quarto del patrimonio globale nei private markets. È l’ultima stima formulata da Boston Consulting Group, secondo cui il solo bacino degli intermediari finanziari potrebbe canalizzare tra i 3 e i 4mila miliardi di dollari entro il 2030. Una previsione, divulgata dalla partner Olivia Shipton nell’ambito del FT Global Wealth Summit, che conferma la forte convinzione della società di consulenza sul ruolo del pubblico retail dopo il report di gennaio.
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“Il mercato del wealth crescerà a un ritmo molto più rapido rispetto a quello istituzionale e sposterà progressivamente la quota di mercato verso gli investitori privati”, ha detto Shipton dal palco dell’evento a cura del prestigioso quotidiano britannico. Secondo la partner della società di consulenza, in particolare, il segmento retail europeo dovrebbe arrivare a rappresentare almeno il 12% delle allocazioni complessive ai private markets del continente entro la fine dei prossimi cinque anni. Un risultato dal quale si intuisce l’enorme potenziale insito nel Vecchio Continente ma che non sarà comunque sufficiente al colmare il divario con gli Stati Uniti, dove già oggi i portafogli degli investitori individuali includono tra il 15% e il 20% di asset alternativi contro il 5% dei corrispettivi oltre l’Atlantico. “La distanza è ampia ma proprio questo aspetto rappresenta un’enorme opportunità”, ha spiegato l’esperta.
Crescita della ricchezza globale (2023-2030). Fonte: Peregrine Communications e Boston Consulting Group
Secondo Shipton, a supportare più di qualsiasi altro fattore l’allargamento dei mercati privati in favore dei portafogli non professionali sarà il ruolo giocato dai giovani. “Le nuove generazioni sono più consapevoli dei vantaggi di questi strumenti e tendono a concentrare un quota maggiore della loro ricchezza in asset class sofisticate”. La spinta alla crescita del segmento, che già oggi il CAIA stima possa valere oltre 18mila miliardi di dollari a livello globale, sarà però alimenta anche dai recenti progressi in campo regolamentare. E qui il riferimento dell’esperta di BCG va soprattutto agli ELTIF 2.0 ai LTAF britannici, che “stanno ampliando l’accesso ai prodotti illiquidi tanto per gli intermediari finanziari quanti per i consulenti e gli high-net-worth individuals.
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C’è poi un ulteriore fattore che già oggi sta alimentando un forte movimento verso i private da parte dei segmenti più facoltosi della clientela. E ad individuarlo in occasione dell’evento è stato Shenal Kakad, responsabile private markets di Barclays Private Bank & Wealth Management, il cui intervento è stato citato anche dalla testata Ignites. Il manager ha infatti notato come molti investitori ultra-wealthy stiano cercando di ridurre l’eccessiva concentrazione sui mercati quotati, sottolineando che si tratta di un trend destinato a esplodere: “Nei prossimi vent’anni assisteremo a un trasferimento generazionale di 80mila miliardi di dollari”, affermato, “con una parte significativa di questo patrimonio sarà destinata ai private markets”.
Crescita degli asset retail nei private markets (2023-2030). Fonte: Peregrine Communications e Boston Consulting Group
L’ampliamento dell’offerta, ha poi avvertito ancora Kakad, comporta però anche alcuni rischi. E neppure l’industria non è immune da critiche su questo fronte, con diversi leader del settore hanno infatti messo in guardia contro l’eccessiva corsa alla distribuzione di fondi illiquidi verso i retail. “La dispersione tra i migliori e i peggiori prodotti è molto più ampia nei private markets che nei mercati pubblici”, ha spiegato, “circostanza che rende a due diligence è essenziale. Si tratta di un tema che assume ancor più rilevanza in relazione ai segmenti più in crescita entro i confini dell’universo alternativo, primo tra tutti quello dei fondi evergreen. Markus Egloff, responsabile global wealth solutions di KKR, ha raccontato sempre a Ignites che numero di prodotti del settore potrà crescere “da due a tre” volte nei prossimi due anni. Ma anche avvertito che la crescita non sarà infinita: “Succederà qualcosa di simile a ciò che abbiamo visto nell’industria degli hedge fund, dove la crisi finanziaria e alcuni errori hanno portato da un’offerta iper-frammentata a un mercato dominato da pochi player”.
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