Assiom Forex: raddoppia il numero di chi prevede un calo dei listini nei prossimi sei mesi. Meno paura per lo spread BTP-Bund
La guerra commerciale fa paura. E alimenta l’incertezza e il pessimismo degli operatori sull’andamento delle borse nei prossimi mesi. L’ennesima conferma arriva dal sondaggio mensile condotto da Assiom Forex fra i suoi associati, che mostra un deciso peggioramento del sentiment nonostante la rilevazione sia avvenuta a marzo, prima del funesto ‘Liberation Day’. Il mese scorso infatti i dazi erano ancora solo una minaccia, e in ogni caso ci si attendeva a Donald Trump tariffe decisamente meno pesanti, eppure gli addetti ai lavori avevano già drasticamente cambiato le loro previsioni. In peggio.
Raddoppiano gli operatori che vedono listini in calo dei prossimi sei mesi
Stando all’indagine, svolta in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor, a marzo era infatti praticamente raddoppiata la quota di operatori che si aspettavano un calo dei listini nei successivi sei mesi, arrivando al 32% dal 17% di febbraio. Di conseguenza, si era ridotta dall’83% al 68% la percentuale di chi non prevedeva ribassi. Più nel dettaglio, un intervistato su tre si aspettava indici stabili (con oscillazioni del 3% in entrambe le direzioni) e un altro 33% prevedeva rialzi (tra +3% e +10%), mentre solo il 2% indicava guadagni oltre il 10%.
Massimo Mocio, presidente di Assiom Forex
“Nel mese di marzo gli operatori hanno evidenziato segnali di preoccupazione riguardo alle future performance dei listini azionari, anche a seguito degli annunci della nuova amministrazione americana e della conseguente riduzione delle prospettive di crescita”, spiega Massimo Mocio, presidente di Assiom Forex. Sottolineando come la percentuale di operatori che prevedeva un calo delle Borse nel successivo semestre fosse quindi aumentata ad un terzo del totale degli intervistati.
Nonostante le incertezze del quadro macroeconomico globale, la maggioranza degli operatori Assiom Forex non prevedeva però un forte aumento dello spread fra BTP e Bund da qui all’autunno. Anche se i timori per un allargamento della forchetta erano iniziati ad aumentare. Se a febbraio quasi la totalità degli intervistati (93%) non si aspettava un innalzamento dello spread, a marzo questa percentuale si era già ridotta di dieci punti, calando all’83%. Nel dettaglio, il 73% (dall’82% precedente) indicava che il differenziale si sarebbe mantenuto stabile nell’attuale fascia di oscillazione, compresa fra 100 e 150 punti, nei successivi sei mesi. Ma era schizzata al 17%, rispetto al 6% del mese precedente, la percentuale di quanti si aspettano una risalita del differenziale fra 150 e 200 punti. Stabile al 10% (dall’11%), infine, la quota di quanti indicavano un restringimento (50-100 punti).
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