Private credit, crescita solida ma prime crepe nel modello: il monitor di Goldman Sachs
Rendimenti ancora elevati e domanda robusta sostengono il settore. Ma aumentano i segnali di stress tra leverage, liquidità e qualità del credito.
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In un’industria attraversata da pressioni competitive ma anche rivoluzione tecnologica e nuovi comportamenti di risparmio, M&G Investments scommette su due direttrici precise: l’innovazione negli ETF attivi e la democratizzazione degli alternativi. A delineare la rotta è niente meno che il ceo Joseph Pinto, che in un incontro con la stampa ha parlato di “motore della crescita” riferendosi sia ai mercati privati sia al lancio imminente dei primi ETF attivi della casa. Un’impostazione che riflette un’evoluzione più ampia: Europa e Asia restano aree cruciali per la raccolta, con l’Italia Paese più importante del Vecchio Continente mentre sull’industria incombe un consolidamento che andrà oltre le tradizionali operazioni di M&A.
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Pinto ha innanzitutto descritto un quadro di flussi in netto miglioramento. Nei primi tre trimestri dell’anno, M&G Investments ha infatti registrato una raccolta pari a quasi 5 miliardi di euro, con un terzo trimestre particolarmente brillante. Dati che, ha osservato il ceo, riflettono la qualità dell’investimento: “La nostra missione è creare valore per i clienti, per questo non possiamo e non vogliamo limitarci a replicare gli indici ma continueremo a fare il gestore attivo”. Sul fronte dei public markets, in particolare, il numero uno della società ha rimarcato come i nuovi capitali siano arrivati soprattutto come conseguenza della performance positiva dell’Europa e dell’Asia ma anche da un reddito fisso che ha “rimesso in moto tutte le forze”. Si tratta però di una crescita “ordinata e positiva”, piuttosto che esplosiva come quella registrata in altri segmenti, e questo per effetto delle recenti discussioni sul livello dei tassi di interesse.
Dove la crescita è risultata ancora più intensa è però nei mercati privati. Qui, secondo i dati condivisi da Pinto, M&G Investments mostra oltre 6 miliardi di euro allocati. Il ceo ha spiegato però che la natura illiquida degli alternativi comporta tempi più lunghi: “Quando si investe nei mercati privati”, ha detto, “servono settimane o mesi per identificare i progetti e costruire una posizione”. Tra i fenomeni da monitorare più da vicino, per il numero uno della casa, c’è in particolare la diffusione degli Eltif 2.0: “Grazie alle novità introdotte rispetto alla prima versione, giocheranno un ruolo centrale nella democratizzazione del settore”.
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Tra i segmenti considerati più interessanti da Pinto spicca innanzitutto il private credit, un ambito che negli Stati Uniti ha già superato di gran lunga il peso delle banche nel finanziamento delle imprese. In Europa, dove la dinamica è opposta e gli istituti di credito continuano a sostenere la maggior parte del credito corporate, il ceo vede quindi un potenziale di crescita enorme: “La combinazione tra restrizioni regolamentari sul capitale bancario e crescente domanda di finanziamenti da parte delle aziende renderà, inevitabile una progressiva disintermediazione a favore degli asset manager”. Accanto al credito privato, M&G Investments individua nel real estate e un’altra area destinata a espandersi nel prossimo decennio: Pinto ha infatti sottolineato come molti progetti immobiliari stiano accelerando e quanto la rinnovata attenzione dei governi ai temi della rigenerazione urbana stia aprendo nuove opportunità per gli investitori di lungo periodo. La stessa logica vale per il comparto delle infrastrutture, un settore che l’Europa dovrà potenziare in modo significativo nei prossimi anni. L’espansione dei data center, lo sviluppo delle reti necessarie a sostenere la diffusione dell’intelligenza artificiale e l’aggiornamento delle infrastrutture energetiche sono, secondo Pinto, aree destinate a catalizzare ingenti flussi di capitale. A questo si aggiunge il tema, sempre più centrale per le istituzioni europee, della difesa, che richiederà investimenti strutturali in capacità produttive e tecnologie.
Accanto al rafforzamento nelle asset class private, M&G Investments sta preparando il debutto in un segmento di strumenti di nuova generazione. Il gruppo prevede di lanciare i suoi primi ETF attivi entro fine anno, con quattro strategie già definite. Pinto ci tiene a chiarire che non si tratta di un’operazione opportunistica: “Questi strumenti non sono una moda passeggera, ma uno modo per dialogare con una nuova fascia di investitori”. Nelle intenzioni del ceo, la categoria rappresenta quindi un nuovo modello di fruizione: distribuzione digitale, piattaforme molto frequentate dai risparmiatori più giovani, costi più competitivi e una gestione più agile. “Non vogliamo sostituire i fondi attivi tradizionali”, aggiunge, “ma affiancarli con un canale complementare, pensato per modalità di investimento diverse”. Il primo banco di prova sarà con ogni probabilità la Germania, dove l’ecosistema fintech e le piattaforme di investimento digitali offrono condizioni particolarmente favorevoli per introdurre la nuova gamma.
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Un punto centrale dell’intervento ha riguardato la geografia della distribuzione. L’Europa, ha spiegato Pinto, è oggi “estremamente forte” e rappresenta oltre la metà della crescita dei flussi di M&G Investments. Menzione d’onore per l’Italia, che il ceo ha definito senza tentennamenti “il primo mercato nel Vecchio Continente per asset e per distribuzione” ma anche “un motivo di orgoglio” per la casa. Di geografie molto dinamiche si è invece parlato in riferimento a Paesi come Germania e Francia o anche Spagna e Svizzera, pur specificando che M&G Investments è diventata oggi “molto più internazionale” perché il 60% degli asset di terza parte proviene oggi da clienti non UE. Dove però la casa di gestione intende veramente puntare è l’Oriente, con pinto che è stato chiaro: “Investiremo molto in Asia”.
Nella seconda parte dell’incontro Pinto ha affrontato il tema del risiko interno all’industria. Il risparmio gestito è un settore in cui convivono “innovazione costante” ma anche la presenza di “troppi operatori”, ha detto, sottolineando come degli oltre 30mila asset manager presenti nel mondo solo 300 siano effettivamente rilevanti. Questo, a suo avviso, il fattore scatenante delle tante operazioni osservate negli ultimi mesi. “Il consolidamento è inevitabile ma non riguarda solo fusioni e acquisizioni”, ha detto, “si moltiplicano anche partnership strategiche e alleanze tecnologiche così come accordi con banche e assicurazioni”. M&G Investments stessa ha scelto una strada composita: acquisizioni mirate, come quelle recenti nel real estate e nel private debt, e partnership di lungo periodo. Tra queste spicca l’accordo con la giapponese Daishi Life, che ha rilevato il 15% della società e si è impegnata a investire 6 miliardi di dollari in prodotti della casa. “È un esempio di come vogliamo crescere”, è stato spiegato, “senza rinunciare ai nostri valori e potendo contare su un investitore stabile”.
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Proprio sul tema dei private markets è arrivato il monito più importante, quello all’Unione Europea perché acceleri sulla Capital Markets Union e traduca in realtà il piano di convogliare parte dei 15mila miliardi di euro fermi nei depositi bancari verso l’economia reale. “L’Europa dovrà investire 800-900 miliardi l’anno in difesa ed energia”, ha detto, sottolineando che gli alternativi saranno fondamentali soprattutto per finanziare le imprese non quotate attive in infrastrutture digitali e fisiche o anche transizione tecnologica ed ecologica.
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