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Andrea Orsi, responsabile per Italia, Grecia e Irlanda di M&G Investments, racconta il modello di business integrato di M&G plc che unisce le identità di asset manager e asset owner a servizio dei clienti. Formazione, democratizzazione dei mercati privati e focus sulla longevità i pilastri per affrontare le nuove esigenze distributive
Da fornitori di fondi comuni a partner strategici nella costruzione di soluzioni d’investimento. È questo il cambio di paradigma che guida l’evoluzione M&G Italia in un contesto in cui la distribuzione richiede un supporto sempre più consulenziale, formativo e orientato all’evoluzione delle esigenze dei clienti. “La nostra ambizione è chiara: essere interlocutori di lungo termine per i distributori, contribuendo a costruire portafogli adeguati al nuovo equilibrio tra rischio e rendimento richiesto dalle trasformazioni demografiche e macroeconomiche”, spiega Andrea Orsi, responsabile per Italia, Grecia e Irlanda di M&G Investments. L’obiettivo è offrire soluzioni finanziarie capaci di accompagnare gli investitori lungo tutte le fasi della vita, sfruttando le sinergie tra l’anima gestionale e assicurativa del Gruppo.

Com’è stato finora il 2025 per M&G in Italia e quali sono le principali direttrici evolutive che state seguendo?
Il 2025 è stato un anno di conferma del nostro posizionamento strategico. L’Italia rappresenta un mercato chiave per noi, e la nostra visione è ormai chiara: evolvere da fornitori di fondi comuni a provider di servizi d’investimento. È un cambiamento necessario in un contesto in cui aumenta la pressione competitiva da parte della gestione passiva e cresce la richiesta di supporto personalizzato da parte della distribuzione. Lo stiamo facendo in due direzioni: la prima è la costruzione di soluzioni su misura, come dimostra il recente mandato obbligazionario da 150 milioni di euro con BCC Risparmio & Previdenza. La seconda riguarda la formazione: prima ancora di proporre prodotti complessi, come quelli legati ai mercati privati, vogliamo essere certi che ci sia consapevolezza da parte della distribuzione e dei clienti finali.
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Su questo fronte, avete lanciato nei mesi scorsi il progetto M&G Credit Academy. Come si articola?
È un’iniziativa che ci rende particolarmente orgogliosi, perché nasce da un bisogno reale del mercato: colmare il gap informativo e formativo che ancora esiste sui private asset. Abbiamo costruito un percorso strutturato in nove moduli, in cui raccontiamo il ‘viaggio di un bond’: da come nasce un’emissione obbligazionaria a come viene gestita nei portafogli, con il contributo dei nostri team di ricerca, gestione, risk management e trading. Ma non solo: coinvolgiamo anche CEO e CFO delle aziende in cui investiamo, per offrire una prospettiva unica dal lato dell’emittente. Questo approccio ha creato le basi per il lancio del nostro primo ELTIF 2.0, l’M&G Corporate Credit Opportunities Strategy, focalizzato sul credito privato. Si tratta di un fondo evergreen con NAV mensile che combina loans (80%) e direct lending (20%), sostenuto da un’importante quota di seeding pari a 700 milioni di euro da parte del Prudential With-Profits Fund per fornire un solido buffer di liquidità.
La democratizzazione dei mercati privati è uno degli obiettivi dichiarati del gruppo. Come si concretizza?
Riteniamo che i mercati privati abbiano un potenziale straordinario anche per una platea più ampia di investitori, a patto che siano accompagnati da trasparenza, competenza e strumenti adeguati. Il nostro primo ELTIF 2.0 è solo l’inizio. Stiamo costruendo una gamma che si estenderà ad altri segmenti. Inoltre, l’acquisizione del 70% di PCP, una delle realtà europee più affermate nel corporate lending non-sponsor, rafforza la nostra capacità di originare investimenti distintivi anche nel segmento mid-market. In parallelo, stiamo esplorando soluzioni ibride che combinano exposure illiquida con componenti liquide, per offrire portafogli sempre più resilienti ma accessibili. Il nostro obiettivo è contribuire in modo concreto alla ‘retailizzazione’ di strategie finora riservate agli istituzionali.
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Come rispondete alla domanda crescente di soluzioni per affrontare la longevità e la trasformazione previdenziale?
Siamo convinti che la longevità sia uno dei megatrend più rilevanti per il nostro settore. E possiamo fare la differenza perché siamo sia asset manager che asset owner, con esperienza diretta nel mercato inglese dove, tramite M&G Life, offriamo da tempo soluzioni focalizzate sulla rendita. Sono strumenti che completano i sistemi previdenziali pubblici e rispondono a un’esigenza concreta. Stiamo lavorando per portare in Italia la stessa filosofia, adattandola alle esigenze locali, e lo faremo in collaborazione con la distribuzione assicurativa e bancaria. La consulenza deve evolvere per diventare anche previdenziale e noi vogliamo essere partner attivi di questo processo.
Anche l’offerta azionaria si sta evolvendo. Cosa ci può dire del fondo M&G Step into Equity Income 2030?
Si tratta di una nuova proposta che nasce per rispondere alla richiesta di esposizione graduale all’equity con un focus sul reddito. Il fondo è pensato per passare gradualmente dal reddito fisso alle azioni a dividendo in cinque anni con approccio attivo e orientato alla qualità. Con un investimento minimo di mille euro, la strategia punta a offrire un reddito sostenibile e a lungo termine, proteggendo il potere d’acquisto in un contesto inflazionistico. È un modo per accompagnare gli investitori italiani, spesso ancora troppo esposti a liquidità e obbligazionario tradizionale, verso una maggiore diversificazione, riducendo l’impatto della volatilità.
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Guardando al contesto attuale, quali sono i ragionamenti di M&G sul fronte asset allocation e valutario?
Il nostro approccio resta fedele alla gestione attiva e al valore. Privilegiamo le valutazioni rispetto alle previsioni macro, investendo dove il premio al rischio è ben remunerato. In questa fase, siamo difensivi su alcuni segmenti del credito, come l’high yield europeo, mentre stiamo rafforzando l’esposizione ai mercati emergenti, sia azionari che obbligazionari. Riteniamo che questa asset class debba diventare una componente strategica nei portafogli globali, e non più solo tattica. La selezione attiva farà la differenza in un contesto multipolare come quello attuale.
Infine, come si inserisce la riflessione sugli ETF all’interno della vostra strategia?
Restiamo fedeli alla gestione attiva, ma riconosciamo l’efficienza di questa tipologia di prodotto. Per questo stiamo lavorando a un’offerta circoscritta di ETF attivi, pensati per gli investitori discrezionali e istituzionali di piccole dimensioni. Non vogliamo entrare nel mercato dei passivi, ma ampliare il nostro spettro di strumenti mantenendo coerenza con la nostra filosofia di gestione.
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