Risparmio gestito, così i sottoscrittori tengono il passo delle Borse
Per i fondi aperti è il dodicesimo mese in crescita e il migliore da giugno 2017
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Un aumento del risparmio di 82 miliardi di euro e un crollo dei consumi pari a 1.831 euro a testa. L’incertezza causata nel 2020 dalla pandemia presenta il conto e rischia di zavorrare la ripresa dell’Italia. A tirare le somme è l’ultimo rapporto Confcommercio-Censis sull’impatto del Covid, da cui emerge come stia crescendo la fiducia nel prossimo futuro ma come i pessimisti continuino ancora a prevalere sugli ottimisti.
Nel dettaglio, secondo l’Ufficio Studi Confcommercio, le evidenze dell’indagine sono soprattutto due: la perdita di reddito, che prosegue l’andamento depresso già in atto da anni per i noti problemi di produttività del nostro Paese, e il crollo dei consumi che, solo nel 2020, è arrivato appunto a 1.831 euro a testa a causa proprio della perdita di reddito, dell’aumento dell’incertezza e soprattutto dell’oggettiva assenza di opportunità di consumo per chiusure e restrizioni varie.
Un mix di concause che, di fatto, ha spinto in misura inconsueta il risparmio precauzionale: un incremento di 82 miliardi nella media del 2020, di cui 66 miliardi detenuti in forma liquida, che costituisce, secondo gli esperti Confcommercio, una sorta di ‘molla’ compressa per la ripresa, pronta a scattare quando le restrizioni alla mobilità, ai consumi e alla socialità saranno completamente rimosse.
“Uno scenario dal quale dipende fortemente la valutazione prospettica che possiamo fare per il futuro – si precisa però nel report -: un 2021 di ripresa, ma ancora difficile e certamente insufficiente a recuperare le perdite del 2020. Anche perché, mentre sul reddito disponibile dovremmo recuperare, come reddito da lavoro e capitale, come consumi dei 1.831 euro di perdita ne recupereremo solo 638, restando distanti dal livello già depresso del 2019 di circa 1.200 euro”.
Dato studio emerge anche che i lavoratori indipendenti sono i più colpiti dagli effetti economici della pandemia e che la concentrazione delle perdite su questa categoria rallenta la ripartenza dell’economia tricolore. “E’ per questo che i ristori mirati verso queste categorie produttive, soprattutto imprese dell’abbigliamento, della cultura e del tempo libero, dei trasporti, del turismo e ristorazione, sono essenziali per arrivare alla ripresa con un tessuto produttivo vitale e pronto a fare la sua parte”, si sottolinea nel report.
Infine, per quanto riguarda i driver da cui potrebbe partire la ripresa nel 2021, Confcommercio segnala che gli italiani preferiscono spendere per aumentare il comfort domestico: al primo posto c’è infatti l’acquisto di prodotti tecnologici (32,9%), seguono elettrodomestici e mobili per la casa (31%) e la ristrutturazione dell’abitazione (28,2%). Per la prossima estate, invece, il 20% ha già deciso che non andrà in vacanza, più per mancanza di risorse economiche che per la paura dei contagi, e quasi la metà delle famiglie (47,4%) non ha fatto programmi a causa dell’incertezza.
“La pandemia si sta attenuando e ci sono le condizioni per ripartire in sicurezza. Le imprese hanno bisogno di più normalità e certezze per poter pianificare le loro attività – osserva il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli -. A cominciare da sostegni più robusti che devono ancora arrivare. Occorre accelerare per recuperare le perdite e rafforzare una crescita economica che è ancora troppo debole”.
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