Corporate bond, per i gestori è ora di puntare sull’Europa
Nonostante il sentiment sui mercati non sia dei migliori, le occasioni non mancano. E le società del Vecchio Continente sono da preferire a quelle Usa. Ecco perché
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Le big tech americane sono tornate in vetta e hanno tutta l’intenzione di restarci. Una delle sorprese del 2023 è stata infatti la ripresa delle grandi società tecnologiche a stelle e strisce. Basti pensare che Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Tesla, Netflix e Nvidia, dopo un 2022 di passione in scia ai timori per inflazione e tassi d’interesse, registravano al 30 aprile un rendimento complessivo del 34% contro il 3% riferito all’indice Msci Usa. Eppure la corsa dei prezzi e del costo del denaro non si è fermata, così come non si sono placate le tensioni geopolitiche. Cosa c’è dunque dietro il nuovo rally? Per i gestori la ragione è da ricercare soprattutto nel miglioramento dei fondamentali. Ma non solo: il quadro è più complesso e variegato. E lascia presagire un futuro positivo.
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“Microsoft e Nvidia stanno godendo di un andamento di mercato molto forte. Queste due aziende potrebbero infatti rivelarsi le vincitrici assolute della rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale generativa. Anche Apple ha recentemente riportato utili trimestrali positivi, dimostrando maggiore solidità rispetto ad altre società più esposte alle commodity del settore”, fa notare Simon Webber, lead portfolio manager di Schroders. Per l’esperto, poi, alcune big tech hanno scoperto i vantaggi della riduzione dei costi. E proprio queste società dispongono di un grande potenziale dopo l’enorme ondata di assunzioni dell’ultimo triennio. Insomma, per buona parte del settore i fondamentali sono migliorati sia rispetto al rapporto tra vendite e ricavi sia sul fronte dell’efficienza operativa nel taglio dei costi per aumentare la redditività.
Secondo Webber, parte di quanto sta accadendo sui mercati rappresenta una rotazione dai titoli value verso i titoli growth innescata dallo stress bancario, che sta contribuendo a inasprire le condizioni di prestito insieme all’aumento dei tassi. “Se la Federal Reserve dovesse sospendere i rialzi dei tassi, si ridurrebbero i venti contrari per i titoli growth come quelli tecnologici”, sottolinea.
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Guardando agli ultimi anni, Sandeep Rao, head of research di Leverage Shares, ritiene che i cosiddetti Faang+ si siano dimostrati “leader di mercato avversi alla volatilità”. L’esperto ha confrontato infatti le performance di dieci titoli tech (Meta, Apple, Amazon, Netflix, Microsoft, Alphabet, Class A, Tesla, Nvidia, Salesforce e Amd) e quelle dell’S&P 500 dall’inizio del 2021. “Nel complesso, i trend indicano che il mercato tende a essere circa sette-nove volte più variabile dei Faang+. In particolare, si è dimostrato sei volte più volatile nell’ultimo trimestre (livello più basso), mentre lo è stato 10-20 volte da aprile a dicembre 2022”, ha chiarito Rao. Dal suo punto di vista, questo significa che “il tasso di variazione dei prezzi per il gruppo è stato tendenzialmente meno estremo e generalmente più rialzista di quello del mercato”.
Per l’esperto, dunque, le big tech potrebbero costituire un’opportunità rispetto al mercato. “Con ulteriori contrazioni attese sui listini, mentre si parla sempre più insistentemente di recessione, dovrebbe essere evidente che i trend attribuiscono un livello di resistenza maggiore a alle società tecnologiche altamente riconoscibili rispetto ad altre”, spiega. E sottolinea come questo possa anche essere il motivo della continua sopravvalutazione del rapporto price-earnings della categoria.
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