L’analisi di FocusRisparmio e Fida evidenzia l’8% di rendimento in America Latina ma con rischi geopolitici. Dall’Asia-Pacifico ritorni ancora più solidi. Attenzione però all’incognita Trump. Tante sfide all’orizzonte per il Giappone
Il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump e le prime avvisaglie della guerra commerciale promessa dal tycoon hanno accresciuto ulteriormente l’attenzione degli operatori sull’obbligazionario occidentale, dove le possibili nuove pressioni inflazionistiche potrebbero rimescolare le carte e offrire opportunità inedite. Eppure, per gli affezionati del reddito fisso, il vero eldorado potrebbe celarsi altrove. Sebbene caratterizzati da dinamiche complesse e talvolta volatili, sono infatti i mercati extra UE ed USA che offrono oggi le prospettive più affascinanti. Ecco perché FocusRisparmio ha deciso di analizzare la categoria in cerca di spunti di investimento. Un’analisi condotta con il contributo di Finanza Dati Analisi (Fida), società di sviluppo applicazioni software per i servizi finanziari e di distribuzione e analisi di dati nel risparmio gestito.
Latam: performance solida ma attenzione all’instabilità
Monica Zerbinati, financial analyst di Fida
Stando alle analisi di Monica Zerbinati, financial analyst della società, la prima area da attenzionare è l’America Latina. E questo nonostante ci siano solo quattro prodotti che offrono esposizione all’area. I fondi obbligazionari della regione hanno infatti registrato un rendimento dell’8% nell’ultimo anno, con una volatilità contenuta al 4%. Un’attività da intraprendere però con cautele, come puntualizza la stessa esperta. “Il rendimento quinquennale al 9% suggerisce una crescita che è meno sostenuta nel medio termine e che pare realizzata quasi totalmente in corrispondenza del generale rialzo dei tassi”, spiega cioè Zerbinati, che sottolinea altresì come altre criticità da tenere in considerazione siano l’instabilità di Brasile e Argenti e le fluttuazione dei prezzi delle commodities. “Il numero di fondi disponibili in questa area è limitato”, conclude a proposito l’analista, “con solo 4 prodotti che offrono esposizione a questi mercati”.
Una fotografia simile è quella che ha come soggetto l’Asia-Pacifico, dove i prodotti della categoria hanno generato un ritorno annuale del 9% a fronte di una volatilità del 3%. Anche in questo caso si osserva infatti una flessione delle performance sul lungo periodo, con il rendimento che addirittura cambia di segno e sfiora il -2%. “Questa flessione può essere attribuita a tensioni commerciali e a politiche economiche restrittive adottate da parte di alcune nazioni”, è la spiegazione di Zerbinati, che cita proprio le recenti misure tariffarie imposte dagli Stati Uniti. A differenza dell’America Latina, tuttavia, il numero di veicoli disponibili all’analisi è pari a 44 e offre quindi una maggiore rappresentatività oltreché una gamma molto più ampia di opportunità di investimento. Capitolo a parte quello della Cina, che è il motore economico della regione ma dopo il crack Evergrandesta affrontando una crisi immobiliare senza precedenti con riflessi anche sul mercato locale del reddito fisso.
Aree a confronto
Se si osservano le performance dei fondi obbligazionari focalizzati su queste due aree, emerge una chiara distinzione tra l’Asia-Pacifico e l’America Latina. Quest’ultima, con fondi come l’UBS Latin America Corporate Bond e il Santander Latin American Fixed Income, mostra infatti rendimenti tra i migliori della categoria: +17% e +19% rispettivamente negli ultimi tre anni. Si tratta di una performance che non sorprende, spiega Zerbinati, specie considerando quanto il contesto economico della regione abbia beneficiato di un ciclo di ribasso dei tassi da parte delle banche centrali locali come risposta a un rallentamento dell’inflazione. Inoltre, l’afflusso di capitali verso i mercati emergenti ha favorito la compressione degli spread creditizi, migliorando il rendimento totale. D’altra parte, i fondi obbligazionari asiatici, in particolare quelli focalizzati sull’high yield, mostrano un comportamento più volatile. Ad esempio, il BGF Asian High Yield Bond ha registrato un +17% su base annua, ma il rendimento a tre e cinque anni resta negativo, rispettivamente a +2% e -14%. Questa dinamica è fortemente legata alle difficoltà del settore immobiliare cinese, con default aziendali che hanno inciso sulla percezione del rischio. La recente decisione della Banca Popolare Cinese di ridurre i tassi e aumentare la liquidità per sostenere il credito potrebbe attenuare la pressione sul comparto, ma resta da verificare l’efficacia delle misure nel medio periodo.
Infine, dal punto di vista della gestione attiva, gli indicatori di rischio come lo Sharpe e il Sortino evidenziano un quadro complesso. Fondi come il LO Funds Asia Value Bond hanno dimostrato una buona gestione del rischio, con un rapporto di Sharpe di 2,92 a un anno, mentre altri strumenti più esposti all’high yield asiatico mostrano livelli negativi su archi temporali più lunghi. Il drawdown massimo a un anno per alcuni veicoli asiatici supera il 30%, segnalando la necessità di un’attenta selezione degli strumenti nell’ottica di diversificare del portafoglio. In termini di indicatori di rischio-rendimento, l’America Latina presenta un indice di Sharpe di 1,2 su un anno, indicando un rendimento aggiustato per il rischio relativamente favorevole. Al contrario, i fondi dell’Asia Pacifico e quelli in Yen giapponesi mostrano valori negativi o non disponibili, suggerendo una gestione del rischio meno efficiente o rendimenti non commisurati al rischio assunto.
Un caso a parte è rappresentato dal Giappone, il cui mercato obbligazionario non è presente in modo diretto nei fondi analizzati ma rischia di avere comunque implicazioni importanti per l’universo in analisi. Con la Bank of Japan che mantiene una politica monetaria espansiva nonostante un contesto di pressioni inflazionistiche crescenti, i flussi di capitale potrebbero infatti riorientarsi verso asset dai rendimenti reali più interessanti. Una dinamica che potrebbe influenzare in ultima istanza le obbligazioni investment grade asiatiche e quindi mettere le ali a prodotti come l’HSBC GIF Asian Currencies Bond, che ha garantito un rendimento del +16% nell’ultimo anno con una volatilità relativamente contenuta. Per quanto riguarda i fondi denominati in yen giapponesi, che pure sono solo quattro, l’analisi di Zerbinati evidenzia una performance negativa con un rendimento che si attesta sul -4% annuo e raggiunge addirittura il -35% dal 2019. Il tutto insieme a una volatilità che si mantiene elevata, attestandosi al 11% nel periodo gennaio-dicembre. “Questi dati riflettono le sfide economiche del Sol Levante”, afferma la specialista, “tra cui una crescita stagnante e una dipendenza significativa dalle importazioni di semiconduttori e metalli rari che lo rendono vulnerabile alle dinamiche del commercio internazionale”.
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