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Il lingotto continua a macinare record. Goldman Sachs lo vede quota 3.100 dollari entro fine anno. E i produttori di metalli preziosi sono pronti a beneficiarne ulteriormente
Nemmeno il rimbalzo del dollaro è riuscito a fermarlo, segno inequivocabile dell’eccezionalità del momento. E l’oro continua a polverizzare record, avvicinandosi sempre di più a quota 3.000 dollari. A spingere il re dei beni rifugio ci sono infatti validissime ragioni: dalle forti incertezze politiche e commerciali, all’allentamento della Federal Reserve, fino ai massicci acquisiti delle banche centrali. Il massimo storico è stato toccato la scorsa settimana a 2.968 dollari l’oncia, ma sono tanti gli analisti convinti che il metallo giallo non si fermerà tanto presto. Primi fra tutti quelli di Goldman Sachs, che ora lo vedono raggiungere i 3.100 dollari entro fine anno. E persino andare oltre, se i dazi minacciati da Donald Trump dovessero diventare realtà.
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Goldman Sachs vede quota 3.100 entro fine anno
La previsione per la fine del 2025 degli esperti della banca americana è passata da 2.890 a 3.100 dollari l’oncia soprattutto a causa della domanda strutturalmente più alta da parte delle banche centrali. Secondo i loro calcoli, tale richiesta aggiungerà infatti un 9% al prezzo del lingotto entro la fine dell’anno, cui va sommato un incremento del 2% dovuto al graduale aumento delle partecipazioni negli ETF sostenuto dal calo dei tassi d’interesse. Tutto questo, scrivono Lena Thomas e Dan Stroeven, “dovrebbe più che compensare l’impatto negativo della normalizzazione delle posizioni di mercato (-4%), supponendo che l’incertezza diminuisca”. Se invece l’incertezza sulle politiche economiche, incluse le preoccupazioni sui dazi, dovesse restare elevata, per Goldman Sachs un posizionamento speculativo prolungato potrebbe spingere il lingotto fino a quota 3.300 sempre entro la fine dell’anno. Con un tasso di aumento del 26%.
Sulla stessa lunghezza d’onda UBS, che ha ritoccato le proprie stime e vede il lingotto raggiungere quota 3.200 dollari nel corso di quest’anno, prima di una stabilizzazione su livelli comunque elevati. Oltre ai già citati motori del rally, l’analista della banca svizzera Joni Teves ne annovera anche un altro: il posizionamento degli investitori. Con un sentiment rialzista così radicato è infatti probabile che molti di coloro che hanno perso le opportunità di acquisto nel 2024 cercheranno quest’anno di approfittare delle possibili correzioni. Contribuendo a sostenere la corsa.
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Momento d’oro per il settore aurifero
Il lingotto, intanto, sale ormai quasi ininterrottamente da sette settimane. “A gennaio ha raggiunto un nuovo record, chiudendo il mese a 2.798,4 dollari l’oncia. L’argento è salito dell’8,6% a 31,3 dollari l’oncia. L’inizio di febbraio ha seguito la stessa tendenza, con l’oro su un nuovo massimo storico, oltre i 2.900 dollari”, analizza Charlotte Peuron, fund manager di Crédit Mutuel Asset Management. Secondo l’esperta, il contesto per i produttori di metalli preziosi rimane favorevole, con l’indice Nyse Arca Gold Miners che ha rimbalzato del 14,9%. “I notevoli risultati di produzione resi noti dalle aziende il mese scorso, uniti al continuo aumento dei prezzi dell’oro, fanno supporre buoni risultati finanziari per il 2024, il che aumenta la fiducia degli investitori per il 2025”, spiega.
Peuron fa anche notare che tutti gli indicatori rimangono positivi. E che, oltre agli acquisti della banca centrale, la Cina ha lanciato un programma pilota che consente ad alcune compagnie assicurative di investire in oro nell’ambito delle loro strategie di asset allocation a medio e lungo termine. Tutto questo, ovviamente, non farà che aumentare ulteriormente la domanda di oro. “All’inizio dell’anno il settore aurifero sta sovraperformando in modo significativo il metallo giallo stesso, poiché gli investitori sono convinti che l’aumento dei prezzi si manterrà e ricercano quindi l’effetto leva attraverso l’investimento nelle società minerarie”, chiarisce. A suo parere, i risultati operativi delle aziende, che si preannunciano solidi e che sono stati presentati a partire dal 12 febbraio con Barrick Gold, dovrebbero sostenere questa tendenza positiva del settore. Inoltre, aggiunge, “le aziende forniranno indicazioni per il 2025 ed è probabile che, con i prezzi dei metalli su livelli così elevati, gli analisti dovranno rivedere le loro stime”. Un circolo virtuoso che sosterrà ulteriormente il settore.
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