Tra gli acquisti delle banche centrali, quelli boom da parte degli investitori retail e una Fed accomodante, il rally continuerà. E un’eventuale correzione azionaria potrebbe rivelarsi un’opportunità
Dopo aver sfondato i 4.300 dollari l’oncia a metà ottobre, per poi ripiegare a quota 3.900, l’oro è adesso in attesa della Federal Reserve. Secondo i mercati, infatti, la prossima settimana Jerome Powell e colleghi taglieranno quasi certamente i tassi d’interesse statunitensi, indebolendo ulteriormente il biglietto verde. La corsa sfrenata del metallo giallo, che nel 2025 ha toccato ben 49 nuovi massimi guadagnando oltre il 50%, sta però spingendo molti analisti a chiedersi cosa accadrà nel 2026. E soprattutto se i driver che finora hanno sostenuto il rally continueranno a farlo. La view è positiva, nonostante i rischi che arrivano dal fronte azionario. Anche questi, infatti, potrebbero rappresentare un’opportunità più che un pericolo.
Peter Kinsella, global head of forex strategy di Union Bancaire Privée
“L’oro è balzato di oltre il 20% nelle settimane successive al taglio della Fed a settembre. È un aumento notevole, perché di solito, quando l’istituto centrale USA riduce il costo del denaro, sale di circa il 10% nei nove mesi che seguono la prima sforbiciata”, fa notare Peter Kinsella, head of investment services UK di Union Bancaire Privée. Un incremento tanto veloce ha quindi fatto schizzare le volatilità implicite oltre il 20%, scatenando ordini di vendita. “Volatilità implicite così alte sono estremamente rare per il lingotto e rappresentano un livello elevato sia in termini assoluti che relativi”, precisa l’esperto. Il sell off ha portato a un calo sostanziale delle quotazioni poco sopra i 3.900 dollari a inizio novembre, e da allora i prezzi si sono stabilizzati a circa 4.100 dollari.
Il driver delle banche centrali
Intanto le banche centrali, uno dei principali motori della corsa, hanno continuato a comprare significative quantità di oro, con la Cina che ha aumentato le sue riserve per il decimo mese di fila. “Gli acquisti dovrebbero arrivare a circa 850 tonnellate alla fine del 2025, poco meno di quanto fatto dal 2022”, osserva Kinsella, secondo cui gli istituti centrali continueranno a sostenere il mercato anche nei prossimi anni. “Il ritmo attuale degli acquisti è pari a circa il 27% della produzione annuale delle miniere”, rimarca.
L’esperto di UBP fa però notare come, nel terzo trimestre, gli acquisti degli investitori al dettaglio abbiano superato quelli delle banche centrali, con circa 280 tonnellate da agosto. A suo parere, il grande aumento degli afflussi negli exchange traded funds cambia le carte in tavola, perché significa che gli investitori retail stanno diventando i maggiori acquirenti marginali del mercato. “Il ritmo è rallentato nelle ultime settimane, e questo fa pensare che l’oro potrebbe avere un andamento più stabile verso la fine dell’anno. Se questi investitori aumentassero le loro partecipazioni in ETF verso il picco del 2020, sarebbe come aggiungere circa 280 tonnellate di acquisti”, chiarisce.
I tre diver che spingeranno le quotazioni
Claudio Wewel, FX strategist di J. Safra Sarasin
Anche Claudio Wewel, FX strategist di J. Safra Sarasin, punta l’attenzione sull’aumento significativo degli afflussi verso gli ETF, a fronte di un rallentamento degli acquisti da parte delle banche centrali. Nonostante la recente correzione, però, l’esperto resta certo che il contesto favorevole per il metallo prezioso rimanga ancora intatto, sia nel medio che nel lungo termine. “In primo luogo, l’incertezza geopolitica resta elevata, come sottolineato dagli sviluppi relativi alla guerra in Ucraina e alla politica statunitense”, analizza. Poi, a suo parere, il metallo giallo è ancora sottovalutato: “Gli investitori precedentemente inattivi dovrebbero continuare a rivolgersi all’oro e ad aumentare le allocazioni, giustificando un prezzo più elevato rispetto al passato”, afferma. Infine, è convinto che gli acquisti istituzionali rimarranno un fattore chiave, perché le banche centrali stanno continuando a diversificare le riserve allontanandosi dagli asset in dollari.
Sul fronte monetario, secondo Kinsella un ulteriore taglio della Fed a dicembre non è così sicuro: i verbali del Fomc mostrano infatti che c’è molta preoccupazione per le prospettive di inflazione. “I mercati hanno iniziato a scontare una riduzione dei tassi a dicembre con una probabilità solo dell’85%, riflettendo la debolezza del mercato del lavoro. Questo ha portato a un leggero aumento delle aspettative sui tassi di interesse reali, che limita il potenziale di rialzo dell’oro verso la fine dell’anno”, spiega. Facendo notare come anche il dollaro si sia stabilizzato nelle ultime settimane, limitando ancora di più le prospettive di corsa.
Correzione azionaria? Un’opportunità
Guardando al futuro, per l’esperto di UBP il rischio principale è però legato all’andamento dei mercati azionari: se dovessero subire una correzione significativa, il lingotto potrebbe essere scambiato a livelli più bassi nel breve termine. “Si tratta di un classico esempio di finanza comportamentale, in cui gli investitori vendono attività performanti per finanziare le margin call sui mercati azionari, come abbiamo visto nel 2008 e nel 2020”, chiarisce. Tuttavia, precisa, “questi movimenti al ribasso raramente si protraggono per un periodo prolungato e offrono agli investitori un’ottima opportunità per acquistare oro a livelli più bassi”.
La corsa continuerà
Sulla stessa lunghezza d’onda Wewel, secondo cui il lingotto continuerà ad ampliare il suo ruolo di bene rifugio globale. “Gli acquisti opportunistici durante le correzioni dovrebbero fornire un supporto all’oro”, assicura. Aggiungendo che la crescente domanda da parte degli emittenti di stablecoin e la possibilità di un più ampio abbandono delle criptovalute rappresentano ulteriori rischi al rialzo. Ma avverte che, sebbene il suo scenario di base preveda il proseguimento del trend rialzista, esistono anche dei pericoli. “Ad esempio, un significativo inasprimento da parte della Fed o un’importante inversione di rotta delle politiche statunitensi potrebbero compromettere il contesto favorevole”, conclude.
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