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In Italia pochi manager esterni alle famiglie, molti giovani pronti a salire sul ponte di comando. I commercialisti: “La consulenza patrimoniale e finanziaria è un’opportunità”
Ai tempi del Covid-19 il tema del passaggio generazionale diventa una delle grandi questioni da affrontare tanto nelle piccole, quanto nelle medie e grandi aziende a controllo familiare.
Nel passaggio dalla ‘vecchia’ alla nuova ‘generazione’, non è detto però che quest’ultima sia in grado di affrontare al meglio le sfide che il contesto impone e neanche che i modelli aziendali siano adeguati ad affrontare la situazione di crisi.
Per affiancare le famiglie imprenditoriali in questi processi servono regole e strumenti che possono favorire processi tempestivi, ordinati ed efficienti, servono professionisti che affianchino l’imprenditore in questo percorso.
Fra questi ultimi, emerge con forza le figure del commercialista e dell’esperto contabile che possono eventualmente anche ‘invadere’ il campo dove oggi giocano i consulenti finanziari e patrimoniali.
“Si tratta di un’opportunità professionale” – come sottolineano Maurizio Grosso e Lorenzo Rech, entrambi consiglieri nazionali del Cndcec (Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili) con delega alla finanza – nel recente documento messo a punto per illustrare le opportunità nel mondo della consulenza finanziaria.
“Fa parte del nostro mandato di consiglieri – sottolinea Rech – anche quello di esplorare le opportunità professionali nuove o meno battute e portarle all’attenzione della categoria. La consulenza finanziaria è una di queste”.
Azienda come asset da proteggere
Le piccole e medie aziende a conduzione famigliare sono le realtà che costituiscono la spina dorsale dell’economia italiana. L’ultima edizione dell’Osservatorio AUB, l’undicesima, restituisce infatti la fotografia di un’economia in cui le imprese a proprietà familiare creano occupazione, crescono più delle altre tipologie di aziende, registrano una redditività più alta e hanno un rapporto di indebitamento più basso.
Ora le “nuove generazioni” potrebbero trovarsi all’improvviso in condizione di dover gestire (e in alcuni casi salvare) l’azienda di famiglia anche perché in Italia uno degli elementi di differenziazione rispetto all’estero è il minor ricorso a manager esterni da parte delle famiglie imprenditoriali: il 66% delle aziende familiari italiane ha l’intero management composto da componenti della famiglia mentre in Francia questa situazione si riscontra nel 26% delle aziende familiari e in Uk solo nel 10%.
Le aziende familiari rappresentano numericamente circa quasi il 60% del mercato azionario italiano (che vede quotate complessivamente circa 290 aziende) e pesano per oltre il 25% della sua capitalizzazione.