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Il lavoro agile ha avuto un impatto positivo su lavoratori e aziende. L’evidenza arriva da una ricerca commissionata da Assogestioni al Politecnico di Milano
La pandemia ha accelerato l’adozione di modalità di lavoro smart da parte delle aziende e questo ha avuto un impatto positivo non solo sui lavoratori, ma anche sulle imprese. Tra i principali benefici, il miglioramento del modo di vivere e lavorare, dell’efficacia del lavoro, ma anche della qualità della vita.
Rivivi la conferenza su FR|Vision Smart working, da necessità a scelta di inclusione
E soprattutto ha favorito l’inclusività, “come hanno dimostrato numerose ricerche – ha commentato Roberta D’Apice, direttore Affari Legali di Assogestioni, introducendo nella seconda giornata del Salone del Risparmio la conferenza Smart Working, da necessità a inclusione – Ma, come sottolineato all’interno del Piano nazionale di ripresa e resilienza, le misure dedicate allo smart working potranno contribuire a ridurre le diseguaglianze di genere a patto che siano accompagnate da modelli culturali che garantiscano che uomini e donne possano fruire in modo paritetico di queste forme di flessibilità, nonché da interventi strutturali e infrastrutturali di supporto alla cura dei familiari”.
In particolare, lo smart working rappresenta una delle misure che consente di incrementare la flessibilità parentale nella cura dei figli, come evidenziato dal dipartimento delle pari opportunità nella Strategia Nazionale per la parità di genere 2021/2026, pubblicata lo scorso luglio. “Ed è in questo contesto che si collocano le recenti iniziative del Comitato Diversity di Assogestioni, finalizzate a verificare quali insegnamenti e indicazioni si possano trarre da quanto vissuto nella fase acuta della pandemia, al fine di promuovere la diversità e l’inclusione nell’industria del risparmio gestito, salvaguardando al tempo stesso il delicato, ma essenziale, equilibrio tra impegno professionale e benessere personale – ha evidenziato D’Apice – Assogestioni supporta questa visione e per dare il proprio contributo ha affidato al Politecnico di Milano una ricerca che ha come obiettivo quello di approfondire la diffusione attuale, nonché l’interesse a sviluppare in futuro, iniziative di smart working da parte delle società di gestione italiane ed estere operanti in Italia”.
L’osservatorio
La ricerca ha coinvolto 18 organizzazioni del settore e oltre 200 lavoratori e ha messo in evidenza come lo smart working sia stato adottato dall’87% dei lavoratori del campione, che hanno apprezzato questa modalità. Entrando più nel dettaglio, “i lavoratori delle Sgr hanno visto migliorare nell’ultimo anno il loro modo di lavorare e di vivere – ha puntualizzato Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano – Inoltre, per il 48% delle persone è migliorata anche l’efficacia del lavoro, mentre il 65% dei rispondenti ha apprezzato anche il sensibile miglioramento della qualità della vita”. E una conferma in tal senso è arrivata anche dalle aziende, che hanno messo in luce come, “oltre a un forte impatto positivo su conciliazione tra vita privata e vita lavorativa, ci sia stato un aumento di fiducia nei rapporti tra colleghi, e un incremento dell’efficienza e dell’efficacia”, ha argomentato ancora Corso.
Il futuro
Ma se fino a oggi lo smart working è stato adottato soprattutto come risposta alla situazione emergenziale, in futuro sarà importante guardare oltre la pandemia, con “i modelli di smart working che andranno consolidati e bilanciati – ha sottolineato Corso – E sarà importante cercare di andare oltre una logica di welfare, cambiando policy, tecnologie, spazi e modelli di leadership”. Insomma, il messaggio è: mai più senza smart working. Se dovesse arrivare una nuova emergenza, “non possiamo farci trovare senza uno strumento di resilienza che consente di conciliare tutela della salute e continuità del business”, ha concluso Corso.
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