All’Assemblea Abi il governatore di Bankitalia avverte che la nuova escalation in Medio Oriente aggrava la debolezza dell’Eurozona. Difesa la prudenza della BCE, mentre sul fronte bancario il messaggio è chiaro: sulle fusioni decide il mercato, ma serve un’Unione dei capitali per finanziare la crescita delle imprese
Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo della BCE
La ripresa delle ostilità in Medio Oriente riporta sotto pressione il quadro economico internazionale e impone prudenza sia alle banche centrali sia ai mercati finanziari. È questo il messaggio lanciato all’Assemblea dell’Abi dal governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, secondo cui il rincaro dell’energia degli ultimi giorni peserà su una crescita europea già debole e farà restare l’inflazione ben oltre il target BCE per più tempo del previsto. Uno scenario che alimenta il rischio di correzioni dei listini azionari e riporta in prima linea, soprattutto per l’Italia, l’importanza di un’unione dei mercati dei capitali europei.
Panetta ha innanzitutto richiamato l’attenzione sull’evoluzione della crisi in Medio Oriente, sottolineando come la recente ripresa delle ostilità abbia riportato sotto pressione i prezzi delle materie prime energetiche. “Dopo l’attenuazione delle tensioni registrate nelle scorse settimane”, ha detto, “gli ultimi giorni hanno visto la ripresa delle ostilità accompagnarsi a nuovi rialzi dei prezzi di petrolio e gas”. Una dinamica che conferma la fragilità del quadro macro in cui gli operatoti finanziari sono costretti ad agire. Secondo il governatore, nell’Eurozona l’aumento dei costi energetica ha infatti aggravato una situazione già caratterizzata da una crescita debole. “Il deterioramento del clima di fiducia delle famiglie e il peggioramento delle prospettive per le imprese dei servizi rappresentano ulteriori segnali di un’economia che continua a risentire delle tensioni geopolitiche”, ha spiegato.
BCE chiamata a un equilibrio delicato
In questo scenario, Panetta ha difeso l’approccio adottato dalla Banca centrale europea di Cristine Lagarde. Il banchiere centrale ha infatti ricordato come l’istituto di Francoforte si trovi a gestire un “equilibrio delicato” tra rallentamento dell’attività economica e pressioni inflazionistiche ancora persistenti. Quanto alle prossime mosse dell’Eurotower, le proiezioni citate nello speech parlano chiaro: l’inflazione è destinata a mantenersi sopra il 3% almeno fino all’inizio del 2027. Ecco perché è opinione del governatore che il rialzo dei tassi di 25 punti base deciso a giugno abbia rappresentato “una prima risposta misurata alla prevalenza di rischi al rialzo per il carovita”.
Non è mancato un invito agli investitori, chiamati a osservare prudenza nell’interpretare un rimbalzo che appare sempre più scollegato dalle dinamiche macroeconomiche e geopolitiche. “La rapidità del recupero va interpretata con cautela”, ha osservato Panetta, sottolineando che la fiducia degli investitori nella capacità dell’economia globale di assorbire gli shock non è l’unica chiave di lettura con cui si può interpretare il rialzo registrato dai principali indici azionari nelle ultime settimane. Un chiaro riferimento all’ipotesi, evocata già prima da molti gradi investitori, di una sottovalutazione generale delle minacce all’orizzonte. Secondo il governatore, gli effetti del caro energia e delle condizioni finanziarie più restrittive risultano infatti solo parzialmente incorporati nei prezzi degli attivi finanziari. Un contesto che, unito a valutazioni elevate e a rialzi concentrati in pochi segmenti del mercato, espone gli operatori al rischio di “correzioni anche brusche”.
Consolidamento bancario: decide il mercato
Un passaggio dell’intervento è stato dedicato anche alle numerose operazioni di consolidamento che stanno interessando il settore bancario italiano, di cui l’ultima è quella ancora itinere che ha visto Intesa lanciare un’Opas da oltre 30 miliardi di euro su Mps per battere la concorrenza di Banco BPM. Panetta ha ribadito che l’esito delle fusioni “resta affidato al mercato e alle scelte degli azionisti”, pur ricordando il ruolo delle autorità nel verificare la solidità delle operazioni. Le aggregazioni, ha spiegato, possono rafforzare i singoli intermediari e il sistema nel suo complesso, ma il successo non è scontato.: “A fare la differenza sono la qualità del piano industriale, la solidità patrimoniale, i modelli organizzativi e la capacità di realizzare concretamente le sinergie previste”.
Capitali europei e innovazione, serve un salto di qualità
A conclusione del suo speech il governatore ha richiamato la necessità di rafforzare il mercato europeo dei capitali, giudicando insufficiente la sola dimensione nazionale per sostenere la crescita delle imprese. “Senza una reale e piena integrazione”, ha detto, “resteranno limitate sia la capacità di mobilitare risorse si quella di diversificare i rischi e sostenere la crescita delle imprese resterà limitata”. Un limite che rischia di trasformarsi in collo di bottiglia per l’Italia proprio nel momento in cui le aziende devono passare alla produzione su scala industriale, spingendo molte realtà a cercare all’estero capitali e opportunità di sviluppo. Panetta ha inoltre osservato come l’evoluzione del sistema finanziario stia modificando le stesse modalità di finanziamento dell’innovazione. Le regole introdotte dopo la crisi del 2008 hanno cioè reso più selettiva l’offerta di credito bancario, mentre la crescente digitalizzazione dell’’economia ha favorito lo sviluppo di operatori specializzati come i fondi di private equity e venture capital. “Tra il 2014 e il 2025”, ha ricordato, “il patrimonio gestito da questi intermediari è triplicato a livello globale fino a raggiungere i 10 mila miliardi di dollari”. Un’evoluzione coerente con un concetto di innovazione che, secondo Panetta, “non significa solo adottare nuove tecnologie ma ripensare l’organizzazione e tutto il suo output”.
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