3 min
Consob-Cetif: piccole e medie imprese vedono la quotazione come un’opportunità. Ma spesso si trovano a fare i conti con la sottovalutazione del titolo. “Necessario aumentare la presenza di investitori istituzionali e stabilizzare strumenti come Pir ed Eltif”
In appena due anni e mezzo, tra il 2023 e la prima metà del 2025, Piazza Affari ha registrato 62 debutti di piccole e medie imprese e 86 delisting, con una perdita complessiva di oltre 44 miliardi di euro di capitalizzazione. È questo il dato più indicativo del primo rapporto dell’Osservatorio ‘PMI e mercato dei capitali’, istituito da Consob e CeTIF – Università Cattolica. Dalla rilevazione emerge, infatti, come la Borsa continui a rappresentare per le aziende un importante strumento di crescita, che però spesso si traduce in una frustrante sottovalutazione del titolo. La prova sta nelle ragioni che spingono all’addio: valutazioni non allineate ai fondamentali, scarsa liquidità e crescente appeal del private equity, capace di offrire premi significativi e una maggiore flessibilità gestionale.
📰 Leggi anche “Piazza Affari: massimi storici ma resta sottodimensionata“
Piccole e sottovalutate
Nonostante questo, le PMI italiane continuano a vedere l’accesso al mercato dei capitali come un’opportunità per crescere, innovare ed essere quindi più competitive. Allo stesso tempo, però, hanno ancora difficoltà a fare il salto, spesso per problemi culturali e dimensionali. Dalla mappatura, costituita da un campione rappresentativo di circa 120mila PMI italiane, emerge un quadro chiaro, caratterizzato da una prevalenza di aziende piccole o piccolissime: l’88% delle imprese non quotate ha infatti meno di 50 addetti. La Lombardia da sola ospita il 22% del totale e il manifatturiero si conferma il settore principale (33,6% tra le non quotate, 31,8% tra le quotate). La percentuale delle aziende che hanno già debuttato in Borsa, pari allo 0,14%, ha invece una maggiore dimensione, una presenza nei settori tecnologici e scientifici e, di conseguenza, un più forte orientamento all’innovazione, alla competitività e alla crescita. Tuttavia, in generale, le mid-small cap tricolori risultano valutate dal mercato con multipli inferiori rispetto ai benchmark europei. E questa sottovalutazione produce effetti negativi, a partire da una ridotta capacità di raccogliere capitali fino ad arrivare alla difficoltà a utilizzare il titolo come leva per operazioni strategiche: tutti incentivi al delisting.
Come invertire la rotta
Secondo gli esperti Consob e CeTIF, il ritorno dei flussi positivi nei PIR, l’avvio del Fondo nazionale strategico indiretto, la riduzione dei tassi e un miglioramento atteso degli utili durante il 2026 potrebbero aiutare a dirottare capitali verso le PMI. Più in generale, avverte il rapporto, serve però aumentare la presenza di investitori istituzionali, inclusi fondi pensione e assicurazioni, stabilizzare strumenti come PIR ed ELTIF, favorire la crescita dimensionale delle imprese, rafforzare gli standard di qualità all’ingresso e supportare la formazione degli imprenditori, soprattutto nei primi anni dopo la quotazione. “Il rafforzamento della qualità all’ingresso, l’ampliamento della base investitori e percorsi di accompagnamento manageriale sono condizioni decisive per trasformare il potenziale delle PMI in valore per il Paese”, sottolinea Luca Filippa, direttore generale della Consob.
📰 Leggi anche “Piazza Affari, capitalizzazione record nel 2025“
Gli ostacoli
L’analisi indaga anche la propensione all’innovazione del settore, evidenziando sia gli elementi di ritardo, come una spesa privata in Ricerca e Sviluppo ancora sotto la media europea, sia i fattori di ripresa, come la crescita del venture capital italiano, il cui volume rimane comunque ancora sottodimensionato rispetto a Francia e Germania. In sostanza, si legge, le pmi innovative hanno migliori performance, ma incontrano difficoltà ad accedere al capitale di rischio. Dalle testimonianze dirette di molti imprenditori coinvolti in quotazioni, translisting e delisting, si nota poi come la Borsa venga percepita come un potente acceleratore di crescita, ma anche come un ambiente che non sempre riesce a valorizzare il potenziale delle pmi. Se da un lato gli imprenditori evidenziano benefici in termini di governance, accesso al credito e credibilità internazionale, dall’altro denunciano appunto una forte frustrazione per la sottovalutazione del titolo. Esiste infine un tema culturale ancora radicato, che rende difficile per molte piccole e medie aziende accettare l’apertura del capitale e l’imposizione di regole di trasparenza più stringenti.
.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.