Azioni e corporate bond dominano l’asset allocation consigliata dai gestori nel sondaggio di FocusRisparmio. L’America è l’area da preferire, con tecnologia e IA che potrebbero rivelarsi i best performer del 2025. Europa attraente solo nel secondo semestre
I titoli di Stato non sono in discussione ma il peso maggiore in portafoglio dovrà essere dedicato al rischio, tra azioni e corporate bond. È l’asset allocation nell’era Trump 2.0 che emerge dalle risposte dei gestori che hanno partecipato al sondaggio di FocusRisparmio, secondo cui lo scenario economico di base continuerà a essere positivo. Gli esperti sono infatti convinti che non ci sarà nessuna recessione, né al di là né al di qua dell’Atlantico, e che le banche centrali (Fed e BCE) continueranno a tagliare i tassi di interesse, sostenendo così gli asset più rischiosi.
Largo agli asset di rischio
In termini operativi, l’America resta l’area da privilegiare. A seguirla ci sono l’Europa e i Paesi emergenti, con le large cap e i titoli growth che gli gli asset manager intervistati (rispettivamente il 68,4% e il 77,88%) credono possano rivelarsi i best performer di questo nuovo anno. A detta dell’89,5% dei gestori, la tecnologia continuerà poi a essere una tendenza dominante insieme all’intelligenza artificiale (84,25%). Tra gli altri trend da tenere sotto osservazione ci sono invece l’invecchiamento demografico, che rispetto a un anno fa scala la classifica (52,6% contro il precedente 32%), l’healthcare, la digitalizzazione e le infrastrutture (tutti e tre al 47,4%) e la cybersecurity (31,6%). Entrando più nel dettaglio, nella costruzione del portafoglio ideale per affrontare il 2025, i gestori consigliano di dedicare il 45% all’azionario (36% mercati sviluppati e 9% mercati emergenti) d il 42% al reddito fisso (20% titoli di Stato e 22% corporate bond investment grade); la parte restante dovrà essere divisa tra materie prime (7%) e mercati privati (6%). Infine, le principali minacce da attenzionare sono legate agli effetti dell’agenda politica di Trump: da un potenziale ritorno dell’inflazione (78,9%) all’effetto dazi verso la Cina e il resto del mondo.
“Da una prospettiva macroeconomica, riteniamo gli Stati Uniti ben posizionati per sovraperformare rispetto ad altre economie”, spiega Antonella Manganelli, amministratore delegato di Payden & Rygel Italia. “La nostra ipotesi di base per i prossimi 6-12 mesi negli USA prevede un atterraggio morbido, con una crescita del prodotto interno lordo attesa in linea o leggermente superiore al trend. Al contrario, ci aspettiamo un contesto più incerto per le principali economie sviluppate …
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